Zdora

l’angolo del futile

nel tunnel

Posted by zdora su 2 dicembre 2013

Nel tunnel delle mamme. Di quelli proprio bui, che non vedi una mazza perchè ci sei dentro fino in fondo. Che il tuo cellulare è pieno solo delle foto della creatura. Che se sei in un negozio per te non ti piace niente,  e che davanti ad uno scaffale pieno di magnifiche scarpe pensi solo “esisteranno anche piccole?”.

Nel tunnel delle canzoncine dello zecchino d’oro (come minimo).

Nel tunnel del lavoro che non c’è mai tempo per fare tutto quello che ti chiedono. Che non ti danno mai una microsoddisfazione che sia una. Che c’è sempre quel sottofondo di senso di colpa che ti vogliono inculcare senza pietà. Che non puoi dire/fare nulla di particolarmente diverso da quello che ti dicono, non puoi proporre, non ti puoi incazzare se sono chiusi come uova e non vanno oltre quella regolina lì, perchè arriva Dicembre, e “dobbiamo ancora valutare se tu abbia la stoffa dell’agente, perchè sai, con la bambina…” “ma scusa, sto facendo male qualcosa? non sto dando risultati?” “nuooo, ma sai, con la storia della bambina non hai lavorato per tanto“. Come se 1-avessi passato un anno alle maldive a dire “lavoratori? tttièèèè” e 2- non fosse abbastanza difficile per me destreggiarmi in ventimila cose cercando di accontentarvi anche per ciò che non risulterebbe neanche lontanamente una mansione di mia competenza.

Nel tunnel dell’insoddisfazione. Che l’agopuntura la vorrei ricominciare, ma con la crisi non posso abbandonare un lavoro più o meno sicuro per un altro che non ti dà da mangiare. Anche se sono pure

Nel tunnel delle squattrinate. Che non arrivo a fine mese perchè con due aziende era una pacchia, con una è tutto tiratissimo (lavoro per pagare la benzina e la bebisitter. quando ci riesco. E questa situazione vicino a natale non va per niente bene). Che il consorte debba pagare sempre tutto mi sta un po’ sulle palle.

Nel tunnel dell’aridità. Si, proprio così. Mi sento svuotata. Non mi ricordo niente, devo scrivermi tutto. Non ho fantasia. Non mi emoziono come vorrei. Pensavo che da mamma avrei pianto per ogni piccola cosa: il primo “mamma”, il primo battito di manine, le faccine buffe. Niente. Non una lacrima. Piango per cose stupide, come sentire “44 gatti”  con la bimba che ad un certo punto perde il ritmo e lo riprende subito e mi fa tenerezza. Non va per niente bene.

Deve cambiare qualcosa.

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capelli. di nuovo.

Posted by zdora su 7 agosto 2013

si aggiorna dopo tanto tanto ma taaanto tempo la saga dei miei capelli. ebbene. ho trovato il mio parrucchiere che si era trasferito a mia insaputa. e fin qui. ma. lavora in un negozio di questa tipa che non mi deve toccare i capelli. ogni volta che lo fa, sono inevitabilmente danni. l’ultima volta, dopo il taglio quasi perfetto che mi aveva fatto il mio diletto, invece che asciugare, è arrivata ad “aggiustarlo” tranciando di netto il ciuffo a destra, quello che va dietro l’orecchio, per intenderci. mesi con un coso corto che usciva pazzerello, soprattutto coi capelli legati.
oggi il guaio: prenoto per un colore (alle parole “hm, quanti capelli bianchi” dello Zdoro ho deciso che no, non avrei aspettato dopo il mare), e mi presento oggi. male male male. il mio amato è in vacanza. e quindi c’è solo lei.
cerco di stabilire una cosa semplice dove non riesca a fare danni, ovvero colore un poco più chiaro di prima con qualche riflesso più biondo ogni tanto. e va con la propostona: mi fa un colore pochissimo più chiaro di quello che ho attualmente e poi mi fa delle striature schiarenti, naturalissime che sembra che sia stato il sole. tremo. ma dopotutto dei capelli ultimamente non me ne frega nulla, e quindi mi sforzo di tentare (dopotutto, se una ricrescita di diversi mesi fa moda solo se la chiamano con un nome diverso, ci sarà speranza anche per me). inizia a spennellare tutte le radici, dopo continua a ting…ops. mi dice “ora preparo lo schiarente per i ciuffi”. “ma scusa, mi lasci la base tinta chiara e il resto del capello scuro? Non si vede lo stacco?” “ma nuooooo, ti faccio lo schiarente, dopo te lo emulsiono alla fine e quindi si schiariscono tutti”. improvvisamente ho un TERRIFICANTE degiavù (ndr: la soluzione, per chi non s’è già fatto le sue grasse risate anni fa e se la ricorda, la trovate su “ecchime, i miei capelli parlano di me”). tremo di nuovo. faccio capire la mia ansia, cercando, anche (invano), di dirle più e più volte che se schiarisci i miei capelli diventano rossi pel di carota e io preferisco un biondo. ma niente. anzi, è una sfida per far vedere che lei ne sa. altro che me, che ho i miei capelli da solo 34 miseri anni.
giù di schiarente. controllo ogni suo minimo movimento: mi sta riempiendo, ma in generale il tutto è ben distribuito. alla fine del passaggio puf! puf! puf! come Zorro fa il suo solito danno dell’ultimo momento: col pennello mi fa dei petoncini di ritocco alla base di cosa? Dei capelli più visibili, ovvero il solito, povero, bistrattato, ciuffetto destro. nella mia testa, non di parrucchiere, ma di persona dotata di un minimo di buonsenso, viene il dubbio che questi espluà di cretinaggine saranno la mia rovina. ma non perché sono negativa, per carità. è che secondo un certo ragionamento, che mi auguro sia errato, sulla base tinta chiara lo schiarente sarà molto più…hem…efficace? del resto del capello tinto scuro.
dopo una ventina di minuti nei quali peraltro l’avviso che mi pizzica un sacco e ho un po’di nausea (attacco d’ansia?), viene ad emulsionare (2 nanosecondi di ciaf ciaf) e mi lava subito dopo. dubbi atroci. mi mette l’asciugamano e aspetto che tagli i capelli ad una signora. sbircio.
(…)
(…)
(…)
la mia visione è: pippicalzelunghe nascosta sotto l’asciugamano. no, pardon: il ghepardo di pippicalzelunghe. infatti sono a chiazze. rossa. e a chiazze.
“guarda che sono a chiazze”
(risatina sua) “ma va là! è una tua impressione! (degiavù uscite da questo corpo) devi vederli messi indietro, vedi?” “eh. ma io non li pettino all’ indietro. mai.” “no no, questo è un lavoro tecnicamente perfetto” (modestia saltami addosso) “sarà, ma qui si vede chiaramente la ciocca di capelli con le strisce pedonali, tipo Annalisa Minetti”. e qui si supera: “vedrai che lavando due tre volte questa tua impressione cambia (ah, perché lo sciampo pulisce anche i pensieri?), e poi col sole, e il mare…tranquilla. poi se non ti piace la prossima volta non lo rifai e fine, no?”. ah. adesso si che mi sento tranquilla. il colore coi lavaggi di solito schiarisce. ma i simil colpi di sole a chiazze si uniformano. sapevatelo. e detto ciò, mi fa pagare 30 euri più del solito.
piega
colore
schiarente
trattamento dopo colore (ma chi te l’ha chiesto?)
e tutto per un lavoro certosino al quale oggettivamente non si può criticare nulla. lo potete ammirare qua sotto.

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ah: la serpe ha insistito più e più volte per dare una spuntatina. per fortuna non ho ceduto.

ri-ah: ho dovuto cambiare lato della riga (dopo almeno 20 anni che non l’ho mai fatto) per coprire questa meraviglia.

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Era più carino prima

Posted by zdora su 16 luglio 2013

Avete presente gli stereogrammi? Si, proprio quelle immagini che le fissi e quandi sei lì lì per vomitare da quanto stai incrociando gli occhi ti appare magicamente l’immaginina tridimensionale. Per esempio questa
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Oppure quelle illusioni ottiche tipo il calice/profili, che da piccolo ti fanno gasare un sacco quando le scopri
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Ecco. Mi è successo. Ad un certo punto ho mangiato la pillolina blu (o rossa?). Ho visto il cavallo. Ho visto i profili.
Infatti, dopo anni che vedevo sempre lo stesso segnale, ho capito che lo stavo interpretando male.
Ora. Ditemi se questo non è un simpatico carabiniere stile barbapapà con, andando dall’alto verso il basso, cappellino rosso, faccina blu, medaglia al collo che dà un tocco di stile ad una bella mantellina e le braccine messe alla pinguinesca che gli danno un’aria un pò fru fru
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Storie di benzina

Posted by zdora su 8 luglio 2013

– Poco fa ho fatto benzina self, al momento di pagare entro, do 10 euri, la commessa mi liquida subito con un “ochei sei a posto ciao” e mi fa due occhi da civetta allucinata al mio “scusa e lo scontrino?”…per poi esordire con “ah, ti serve per scaricarla vero?”. Io annuisco anche se no, non mi serve, volevo solo lo scontrino, ecco. devo capire una cosa: ma il benzinaio li fa gli scontrini o non è obbligato?

– altro benzinaio (devo fare inversione a u): si può essere più deficienti che mettere una rampa difettosa ovvero “sbattente” proprio dove devono passare toh! delle macchine?

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Bellezze dell’A14

Posted by zdora su 30 giugno 2013

Ed ecco, siorre e siorri, le bellezze dell’A14. Alla vostra sinistra potete osservare il tipino fine dotato di mase-ratti con marmitta iper rumorosa (na controllatina no eh?), orologiazzo sfoggiato fuori dal finestrino rigorosamente in tinta con maglietta dotata a sua volta di immancabile colletto alzato. Da non trascurare l’accessorio per l’estate dell’uomo che non deve chiedere mai: il sigaro.

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E per la…sesta? volta…

Posted by zdora su 26 giugno 2013

-Padova, stadio: con la combriccola, alla fine la sottoscritta sentenziò “occhei, non lo amo e mai lo amerò, non è stato proprio uno schifo. Una volta nella vita bisogna. Una, però”
-Bologna, stadio: “carino. Scomodo tutto, ma carino. Due volte per una che continua a non essere fan però sono già troppe”
Roma, Olimpico: “si è sentito tutto di schifo, ppperò gli autobus, spettacolari. Ora basta, non ce la faccio più”
Bologna, fiutur steiscion: “e anche questa è fatta. Solo per lo Zdoro, prossima volta niente concerto, sono al limite”
Venezia, ainechen: UNA settimana prima del matrimonio, 7 km di cammino all’andata, 7 al ritorno. Devo ulteriormente commentare?

…Ed ora. Rieccomi qua, una fessa. Cosa non si fa per amore.
(ansia a go go per la bimba a casa. Stamattina ho parcheggiato lì vicino per sentirmi più sicura. Tornata in autobus, ecco che mi aspetta un altro viaggio in autobus. E qui no, non serve proprio commentare)

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Inviti inquietanti

Posted by zdora su 18 giugno 2013

Da un cartello:

“se non ti lecchi le dita godi solo a metà”.
Ecco. Invece che spalmare tutto con le mani sulle piastrelle fa un po’come la pubblicità, grazie

…provate un po’ad indovinare dove ho letto una cosa del genere. Non me ne capacito ancora.

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com bec

Posted by zdora su 14 giugno 2013

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ed ecco gli occhietti della creatura che mi ha totalmente stravolto la vita.

Nata di quasi 4 kg, con 10 giorni di ritardo sulla tabella di marcia, dopo 35 ore di travaglio (ochei, non era travaglio all’inizio. poco importa: faceva male uguale) mi ha fatto credere che sarei morta per spossatezza, come una moderna lovli sara. ma poi arrivò Santa Ventosa e con due dico due spinte si è fatto tutto. Viola, questo il nome dell’elfetto di cui sono drogata, è la figlia che ho sempre immaginato e voluto. Ride sempre. Soprattutto da quando ha velatamente intuito che quando sorride tutti fanno quello che vuole lei (se frigna per capriccio la sua snaturata madre ride, e non le dà retta finchè non smette). La notte ha sonno e quindi la maggior parte del tempo dorme. Non fa più di tante storie per mangiare. Quando usciamo sorride a tutti e fa la brava. E poi è bella. Cavolo, se è bella.

Quando esco per andare a lavorare mi sento morire. E’ una violenza. Si, lo so, lo fanno tutte. Magari non proprio tutte quando la figlia ha manco 3 mesi, e non proprio tutte in certi giorni si trovano ad un’ora di viaggio dall’oggetto del proprio amore e delle proprie ansie. Ma ce ne sono tante che fanno anche di peggio. Quello che mi fa dannare è che con lo stres del lavoro (ricordo che una delle due aziende mi ha lasciata a casa. e l’altra mi tiene il fiato sul collo e non perde occasione per farmi sentire una merdaccia) ho perso il latte, sto perdendo i capelli a ciocche e sto perdendo peso la testa. Perchè ci sono donne che possono farsi un anno a casa col proprio figlio, peraltro pagate, e poi si fanno almeno altri 6 mesi di allattamento e quindi part taim quando io sono stata si a casa per un anno, ma per gravidanza difficile e senza una lira? e tornando ho come la leggera sensazione che non vedano l’ora di sbarazzarsi di me? pago le tasse anch’io, porca miseria. Certo, c’è molta gente che se ne approfitta. Ci sono anche alcune donne che ad un certo punto non ce la fanno più a stare a casa col figlio e vogliono tornare a lavorare. Ecco. Non sono propriamente di questa sponda.

Ma tornando a noi. Mi mancava il blog. Mi mancava lo sfogo senza filtri, quello ,per intenderci, che non puoi avere su feisbuc, dove tra gli amici hai anche dovuto accettare per educazione (maledetta educazione, per la precisione) gente che non vuoi che sappia proprio tutti i cavolacci tuoi. Mi mancava il mio spazietto personale che peraltro leggono sempre le stesse persone, alcune conosciute di persona, altre ancora no. Quindi sono tornata.

E prometto solennemente che:

  1. Non starò tutti i post a parlare di Viola, che già mi ingloba assai. e poi rischierebbe di diventare un blog noiosissimo per sole neomamme frustrate. Uno ogni tanto quando ne vale la pena, dai.
  2. Non sarò così seria
  3. Non starò a mettere le maiuscole all’inizio di ogni frase. E’ troppo difficile.
  4. Sarò molto futile (che poi è uguale al punto 2 in pratica. era per mettere più punti).

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figuracce di una bimba

Posted by zdora su 26 settembre 2012

sarà stato il 1989, o forse il 90. ma, a giudicare dal mio grado di tontonaggine su alcuni argomenti, non ci metterei proprio una mano sul fuoco, che non fosse stato qualcosa come il 93. ci troviamo in taverna, nella vecchia casa. la famosissima taverna nella quale si consumavano pantagrueliche cene con quei soliti 20 amici che rendevano tutto più bello. il pomeriggio era passato giocando, naturalmente, con la ben varia parte figliale, di solito si era una decina. momento topico in cui mio cuggino, quello grande, quello che era il più simpatico e sapeva sempre tutto, racconta una barzelletta. si, beh, carina, l’immagine che richiama è assai buffa. quindi rido come gli altri, consapevole del figurone che farò a raccontarla a cena coi grandi.

tavolo lungo strapieno. tavolo piccolo idem. è arrivato il momento dei bagigi, dei pistacchi, delle noci e delle chiacchere (etiliche, avrei capito in seguito). decido che è arrivato il momento.

hem hem” (…) “sapete chi è quello che arriva subito?

(mio cugino mi fissa attonito. mia madre pure, ma ha più uno sguardo interrogativo che recriminatorio)

flash” (ormai ci sono dentro, tanto vale andare avanti)

e quello che non arriva mai?

(ora gli sguardi sono peggiorati)

flosch” e rido. ma tutta , dico tutta tutta la tavolata è muta e mi fissa. mio cugino guarda in basso, mia mamma mi chiede chi mai me l’abbia raccontata, con lo sguardo de fuego. guai in vista, e non capisco il perchè.

dopotutto, nella mia testa, l’immagine di flash prima

e di flosh dopo

mi era parsa molto buffa. cioè, questo, che cercava di camminare tutto stanco, coi fulmini tutti scesi e la faccia con le occhiaie mi faceva perfino tenerezza.

non so quanti anni dopo (all’università), durante una discussione con le mie coinquiline su diversi modi di dire (discorsi degni delle migliori bettole da camionista), mi viene un atroce dubbio, e la mia memoria mi richiama subito alla figuraccia, a detta mia, senza motivo. in quella originale di mio cugino, il termine usato non era “arriva”. era “viene”.

 

 

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la donna serpente

Posted by zdora su 19 settembre 2012

non so voi, ma se c’è una cosa che mi affascina e mi impressiona da quando sono piccola sono quelle tipe tutte snodabili che lavorano molto spesso nell’ambito circense. c’è un antro dove ficcarsi? oplà, in un batter d’occhio. una scatola da scarpe vuota? eccole che con un balzo, due respiri e un po’ di nonscialans ci si piegano dentro. devono aver pensato a loro quando progettavano che so, i trasformers. o il tetris.

fatto sta che oggi, dopo un’estenuante pedicur, le ho anche invidiate. ragazzi, se al sesto mese funziona così, voglio vedere a fine gravidanza, come farò a districarmi nella cura dei miei amati piedini (peraltro perfetti).

e non mi dite che esistono le estetiste, per questo:

  1. già ho la netta sensazione che spenderò una fortuna quando nascerà l’inquilina qua sotto, altre spese no, grazie
  2. io sono brava. quando ho provato a farmele fare non erano mai alla mia altezza (ovvero, mi deidentificavano i piedi)
  3. mi imbarazza un sacco. da notare che per il matrimonio, giusto perchè si doveva, sono andata a farmele fare dall’estetista già tagliate, limate e depellicinate. ma un po’ sommariamente, che non si capisse. tio quelle che prima che arrivi la signora delle pulizie mettono a posto loro perchè non pensi male, ecco.

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