Zdora

l’angolo del futile

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figuracce di una bimba

Posted by zdora su 26 settembre 2012

sarà stato il 1989, o forse il 90. ma, a giudicare dal mio grado di tontonaggine su alcuni argomenti, non ci metterei proprio una mano sul fuoco, che non fosse stato qualcosa come il 93. ci troviamo in taverna, nella vecchia casa. la famosissima taverna nella quale si consumavano pantagrueliche cene con quei soliti 20 amici che rendevano tutto più bello. il pomeriggio era passato giocando, naturalmente, con la ben varia parte figliale, di solito si era una decina. momento topico in cui mio cuggino, quello grande, quello che era il più simpatico e sapeva sempre tutto, racconta una barzelletta. si, beh, carina, l’immagine che richiama è assai buffa. quindi rido come gli altri, consapevole del figurone che farò a raccontarla a cena coi grandi.

tavolo lungo strapieno. tavolo piccolo idem. è arrivato il momento dei bagigi, dei pistacchi, delle noci e delle chiacchere (etiliche, avrei capito in seguito). decido che è arrivato il momento.

hem hem” (…) “sapete chi è quello che arriva subito?

(mio cugino mi fissa attonito. mia madre pure, ma ha più uno sguardo interrogativo che recriminatorio)

flash” (ormai ci sono dentro, tanto vale andare avanti)

e quello che non arriva mai?

(ora gli sguardi sono peggiorati)

flosch” e rido. ma tutta , dico tutta tutta la tavolata è muta e mi fissa. mio cugino guarda in basso, mia mamma mi chiede chi mai me l’abbia raccontata, con lo sguardo de fuego. guai in vista, e non capisco il perchè.

dopotutto, nella mia testa, l’immagine di flash prima

e di flosh dopo

mi era parsa molto buffa. cioè, questo, che cercava di camminare tutto stanco, coi fulmini tutti scesi e la faccia con le occhiaie mi faceva perfino tenerezza.

non so quanti anni dopo (all’università), durante una discussione con le mie coinquiline su diversi modi di dire (discorsi degni delle migliori bettole da camionista), mi viene un atroce dubbio, e la mia memoria mi richiama subito alla figuraccia, a detta mia, senza motivo. in quella originale di mio cugino, il termine usato non era “arriva”. era “viene”.

 

 

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ho capito

Posted by zdora su 24 febbraio 2012

che finchè non ti metti a scrivere, il post non si autogenera

che è più facile buttar lì una frasetta ogni tanto su feisbuc

che feisbuc, se ti fermi tu, continua ad andare avanti. il blog no. ed è una tristezza.

che sanremo è sempre il solito carrozzone, ma non c’è da vergognarsi se ti piacciono più di tre canzoni di questa edizione

che, se nevica e sei bloccata a casa, pensi che “il gioco è bello se dura poco” siano parole sante

ma che, se hai scaricato engri birz sul cellulare, “il gioco è bello se dura poco” sia una cagata pazzesca detta da uno che non aveva mai giocato ad engri birz

che forse, il mio lavoro, …mmm…si. beh. mi piace.

che devo sbrigarmi a far fare l’agiliti alla prisci, rischia di impazzire (pincer=allergica alla tranquillità)

che certe volte i sogni son desideri. altrui.

che se ti interessi un po’ di politica e ti ascolti pure programmi difficili quando torni a casa la sera, e stai andando anche bene, appena smetti non ci capisci più nulla. beata ignoranza!

che, se ti arriva a casa uno col megafono e l’aria da cretino contornato da barbi psaico e due o tre arredatori maschissimi, per prima cosa preoccupati: vuol dire che la tua vita e la tua casa fanno schifo, ma te ne andrai in vacanza per almeno una settimana. secondo: la cosa più importante. quando, parlando del più e del meno, ti viene chiesto cosa ti piaccia, non dire MAI cosa ti passa per la testa. perchè? facciamo degli esempi. se la tua momentanea passione fosse, che so, staruors, ti ritroveresti con una stanza piena di spade laser e stelline attaccate sul soffitto, un letto a forma di astronave e orsetto-ciubecca che sovrasta un cumulo di cuscini di domopac argentato (ok pr i primi 5 minuti, ma sai dopo che palle, soprattutto se stai per superare la pubertà tra 2 giorni), per non parlare della sveglia che fa chhhhhhhh chhhhhhhhh, come il respiro di lord fener. ti piacciono i cavalli? la tua camera saprebbe perennemente di cuoio e paglia, la sedia della tua scrivania sarebbe a forma di sella, per salire sul letto dovresti saltare ogni volta la staccionata e i muri sarebbero tappezzati di orribili murales di inquietanti cavalli che ti fissano mentre dormi. quindi? dì che ti piace, al massimo, la sobrietà. anche se rischi una cella di convento.  no! ancora meglio! dì che ti piace il bianco. sai che noia, ma almeno, quando se ne saranno andati, con due secchi di vernice coloriamo tutti i muri (case vicoli e palazzi) e risolviamo.

l’ho fatto. ho scritto. sto meglio, si.

 

 

 

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no comment

Posted by zdora su 10 gennaio 2012

ma che bell’inizio dell’anno. sono appena stata contattata dal capo per sapere che finalmente avrò il contratto per quest’anno (evviva. evviva), il che mi rincuora assaiie, data la prospettiva di un mutuo che gli zdori pensano di accollarsi per comprare una casetta. che poi, se c’è un mutuo decente non c’è la casa (oppure scopriamo magagne del tipo “tacchini a 500 metri”) e viceversa. il bello è che, ogni mese, calibriamo di nuovo il tiro abbassando le aspettative casesche, dato che i mutui sono sempre peggiori. e quando le troviamo, tac! il mutuo è inagibile lo stesso. se ci penso. che nervi. ora ci paghiamo un mutuo di 50.000 inferiore ad un mutuo di un anno fa con la stessa rata.

ma parliamo d’altro.

questo capodanno abbiamo fatto gli zdori giuovanissimi, tipo che siamo arrivati alla super festa fescion alle 2. considerato che abbiamo pagato la bellezza di 45 euri per stare in un posto iperaffollato e o caldo caldo caldo o freddo freddo freddo, siamo stati fino alle 5 perchè se no era uno spreco. ergo: alle 6 a casa, distrutti, nanna e pranzo alle 14. dilanio totale. la sera (sempre dell’1), andiamo a casa di un’amica per la giocatona a carte,  con la promessa che riesco ad estorcere allo zdoro: “stasera non facciamo tardi, vero? io sono distrutta!” “nuoooooo…sia maaaaiii“. appunto. dopo il ricatto morale dei singol del gruppo (“non venite?-faccia da lav-ah, allora non usciamo nemmeno noi“) la sottoscritta si ritrova, a mezzanotte, all’entrata di un locale di latino americano pieno di gente tarantolata e perde subito il gruppo. rimasto con quello che chiamerò lo stordito degli storditi, cerchiamo gli altri. nulla, un giro a vuoto (e ti credo, quelli sono scomparsi a destra e lui insiste che sono andati a sinistra). quando decido di prendere le redini della situazione e parto in avanscoperta, becco uno davanti a me che pulisce per terra, lo evito evitando la pozzetta e…sbadabam! mi ritrovo carponi per terra. un dolore lancinante al ginocchio, lo stordito dietro che mi guarda e manco mi aiuta ad alzarmi (mi aiuterà una specie di gessica rabbit de noantri). inutile dire che sento ancora gli strascichi della botta (e della mega figuraccia). ah, conunque. la pozzetta era una cosa unta che non ho idea cosa fosse, fatto sta che nel raggio di 2 metri non si stava in piedi.

ma parlando di figuracce. ieri: primo giorno di lavoro dopo le festività (o meglio, dopo la puglia). vado dal primo veterinario. mi dice di entrare. mi squadra da capo a piedi. diventa raggiante, con la mano si precipita a toccare la mia pancia e fa “ma daaai…ma sei incinta? che bella notizia“. uno: come cacchio ti permetti di toccarmi la pancia, che solo lo zdoro nelle giornate buone (mie). e due. ma sei sceeeemo?!?!?! inutile dire che, dopo uno sguardo gelido, ho esordito con un “no, pranzi delle feste“.

che dire, un anno iniziato con un esubero di educazione altrui!

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case

Posted by zdora su 9 maggio 2011

ne stiamo vedendo veramente di ogni tipo. abbiamo scoperto che “affare” non sta per “occasione imperdibile” ma letteralmente per “affare”. nel senso di “coso indefinito, n’affare che sta lì e non si capisce come la gente ci abiti”. insomma, abbiamo visto case che voi umani non potreste immaginarvi. peer esempio:

  • dice l’annuncio: “appartamento in una tal zona con soppalco abitabile e giardino“. nella lingua di noi mortali, che perfino prendiamo delle ore dal lavoro per venire a seguire voi, o agenti, vuol dire: “appartamento striminzito e claustrofobico, in un’adiacenza di un campo nei pressi di un altro campo sperduto vicino a tal zona, con soppalco-nicchia da guardone e giardino. distante 20 metri dall’appartamento”. in pratica, per andare in tal giardino (un recinto con una casetta), dovevi prendere, scendere le scale, uscire dal palazzo, superare i parcheggi e vualà! comodissimo.
  • dice l’annuncio: “casa indipendente con un muro confinante con un capannone di proprietà“. tradotto: “pezzo di tal capannone trasformato in casa adiacente da un lato con il capannone di proprietà (se lo vuoi comprare), dall’altro con un altro capannone. nella zona artigianale del paese”. ora: la cosa brutta è che, a parte la zona (alle 7 iniziano già i rumori di officine et simili) e i capannoni nei quali fra un anno potrebbero anche esserci che so, depositi di vernici tossiche, la casa, dentro, era splendida. entrata con disimpegno, cucina grande con cantinetta interrata adiacente, bagnetto, lavanderia, salotto grande con scala in muratura (miracolo), piano superiore con 3 stanze grandi, uno sgabuzzino e il bagno grande. e il giardinetto. maledetti*. lì abbiamo proprio sofferto.
  • dice l’annuncio: “casa indipendente (aridajje) di 2 piani con giardino“. invece…indovinate? uno era un piano, quello terra per intenderci. l’altro era un sottotetto bello e buono nel quale erano state ricavate 2 camere e un bagno. camere nelle quali dovevi abbassarti per entrarci (porta bassa), e certo non dovevi alzarti quand’eri entrato. se non volevi una travata in testa. ovviamente, il garag era infinitamente comodo e grande. grazie, eh.
  • dice l’annuncio “casa indipendente di due piani, in centro storico del tal paese, con giardino di 130 metri quadri“. ecco. qui non so come commentare. cercherò di mantenere la calma. intanto ci si para di fronte una bicocca minuscola contornata da palazzoni (chi ha visto il film AP! può immaginare la lochescion). molti dei quali…mmm…diciamo…caratteristici. pieni di roba stesa in ogni dove, cianfrusaglie arrugginite in bella vista e quant’altro. comunque. il giardino di 130 metri era una rampetta con aioletta adiacente. non scherzo, erano si e no 20 mq. più no che si. piano terra: soffitto probabilmente progettato da puffo geometra. basso basso. spacciavano una taverna per salotto e una lavanderia per bagno padronale. le camere, anzi no, LA camera e il ripostiglio veramente minuscole. scena trascendentale: voglio vedere fuori dalla finestra, l’agente immobiliare fa finta di non saper alzare delle veneziane. arrivo e le alzo. guardo il balcone a 20 cm da me (il pavimento del balcone, per la precisione) e le riabbasso. punto.

potrei andare avanti per almeno altri punti, ma rischierei di essere ripetitiva. abbiamo capito che ogni annuncio pubblicato da quella tale agenzia è una sòla**. abbiamo capito che, a quel prezzo lì (che poi, dignitoso), se hai il giardino non hai il garag. se hai il garag non hai il secondo bagno. se hai il secondo bagno non hai il giardino. se hai tutte queste cose e stai bene in piedi ovunque, scappa, di sicuro stanno per costruirti di fianco o un allevamento di polli oppure una centrale nucleare.

(a breve la recensione della casa che ci attira un sacco)

*un appunto. se tu, o agente dei miei stivali, mi fai vedere una casa piena di cose aperte e lasciate lì, gli occhiali appoggiati sul piano della cucina, il sapone col beccuccio aperto, i capelli sul lavandino, lo spazzolino sul portaspazzolino in bagno, le pentole nel lavello, e io ti chiedo “ma è abitata?“. tu non mi rispondere che “era affittata, poi gli inquilini se ne sono andati un po’ di fretta“. che non son poi così tanto scema.

**no no, questa la devo dire assolutamente. tale agenzia voleva portarci a vedere una casa. dalla piantina capiamo che potrebbe essere una casa già vista, ma qualcosa non quadra: quelle da vedere era di 135 metri, quella già vista di 80. quindi decidiamo che non è la stessa. ma, dopo l’ennesima sola, prima di approdare a quest’ultima, chiediamo con nonscialans all’agente se si tratti proprio di quella là. risposta: si. “mi scusi, mi spieghi i 135 metri. non erano 80?” “beeeee, ma nooooi consideriaaaamo anche i pooooosti maaacchina!” “quello spazio sul ghiaino davanti a casa di si e no 20 metri?” “” “e poi, com’è che l’altra agenzia la vende a 10.000 euro in meno?” “beh, ma si sa che poi si scende“. chiuso. per sempre.

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36,2

Posted by zdora su 25 marzo 2011

la temperatura di stamattina è decisamente più bassa di ieri. decisamente.

ah, non ho febbre! (cof cof), mò stamattina un giretto me lo faccio

oggi.te.ne.stai.a.casa.

ma dai, un giretto…se no non riesco a consegnare tutte le visite per venerdì…

mpf

vabbè. intanto esco a far fare la pipì alla belva

vado giù. torno su.

mmm. mi sa che sto a casa, oggi…

CVINDI: oggi mi dedicherò a tutte quelle piccole cosette che mi dico “lo farò quando avrò un momento”:

  • passare alcuni filmsvs in mpeg4 così da poterli vedere nel cellulare nei momenti di sconforto in pausa pranzo
  • mettere in ordine. cosa ancora non lo so, ho una vasta scelta
  • finire le telefonate per prenotare le persone per una data di quest’estate, che stavolta nulla di scritto pliiis
  • organizzare quelli che saranno 4 giorni di fuoco. infatti dovrò fare i salti mortali per riuscire a chiudere il mese decentemente dopo sti due giorni di pausa forzata
  • coccolare un po’ la prisci, che ieri, stoicissima, ha aspettato calma calma che tornasse lo zdoro per fare la pipì. e veniva, dava un bacino e poi zitta, che stavo male. (omettiamo che ne ha subdolamente approfittato per poltrire tutto il giorno sul letto)
  • guardarmi una puntata di drop ded diva, che mi piglia un sacco
  • riprendermi

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viva l’itaglia

Posted by zdora su 21 marzo 2011

mamma, sai che sono contenta di essere nata propio qui?” disse una zdorina impubere appena conscia che esistesse una nazione

e come mai?

beh, sai, noi siamo stati propio fortunati a nascere itagliani. noi ci possiamo parlare, mica come quegli altri che fanno dei suoni strani. pensa che difficile capirsi

era tutto più facile.

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bilancio

Posted by zdora su 23 dicembre 2010

        1. iniziare l’anno con la quasi consapevolezza che il prossimo capodanno sarai la moglie di, ed iniziare a scoprire quanto sia difficile mettere d’accordo 6 teste. lavorare poco, saltuariamente, e sempre per la solita persona che ti chiama solo quando tutti gli altri non possono
        2. fare il più bel colloquio di tutta la tua carriera, continuare a lavorare saltuariamente, sperare sperare sperare. e scoprire che porvare vestiti da sposa è il più bel lavoro che esista
        3. starsene a  casa e continuare a sperare, sperare, sperare. intanto mandare curriculì curriculà in giro e ops! gioire per una nascita attesissima e scoprire di averci preso alla grande
        4. iniziare a vedere che, lavorativamente, si smuove qualcosa. trovare il vestito. continuare a litigare col mondo per qualsiasi cosa riguardi il matrimonio
        5. iniziare il nuovo lavoro, avere uno stipendio fisso.
        6. sentirsi stanche. stremate. l’odissea delle partecipazioni, inviti e quant’altro. pensare “arriverà sto benedetto 4 settembre”. essere stanche. incazzate dalla mattina alla sera.
        7. scoprire nuovi amici, fare una mini vacanza prima del casino del matrimonio, prenderci un po’ di tempo per noi. capire che i bernoccoli possono essere enormi, e venire fuori in pochissimi secondi. partecipare alla propria festa di pre-matrimonio con malinconica e stanca felicità
        8. trovare quelle benedette scarpe, dire  tutto il mondo, finalmente, che di lì ad un mese ci si sposa, che in un mese che vuoi che succeda. guardare l’uomo della tua vita che arriva all’improvviso a casa piangendo dopo aver appreso la notizia più brutta della sua vita. e crescere di colpo. passare un mese dilaniante con l’amore della tua vita che fa su e giù da un ospedale in preda alla disperazione di vedere sua madre che combatte e, poco a poco, se ne va. viaggiare in continuazione, continuare a lavorare quel poco che si riesce, mantenere quel minimo di lucidità per riuscire a chiamare tutti, disdire, capire che fare
        9. trovarsi al funerale di tua suocera , il primo di settembre, con l’uomo che ami accanto devastato dal dolore. essere tu stessa devastata dal dolore e non riuscire a capacitartene. scovare una macabra ironia nel momento in cui gente che non conosci ti viene a fare le condoglianze e ti dice “tu sei la moglie, vero?” “quasi“, oppure nello stare a compilare biglietti di ringraziamenti con la righetta nera, perchè sei quella più lucida al momento e un lavoro del genere non lo dovrebbe mai fare una famiglia che non sa, al momento, su che muro sbattere la testa. pranzare da soli tu e lui, quel giorno, andare a riposare, aspettare in silenzio le 17.00 per immaginare dove avremmo dovuto essere, il vestito che avremmo dovuto indossare, la scalinata che avremmo dovuto salire e lo sguardo di lui lì, davanti all’altare, bellissimo e sorridente. piangere un pochino, ringraziare che lui stia dormendo e sentirsi in colpa perchè di fronte ad una tragedia del genere ci si sta soffermando sul matrimonio che non si sta facendo. fare un colloquio. aggiungere un lavoro a quello esistente.
        10. iniziare il nuovo lavoro. piangere di gioia la prima volta che si vede la tua cagnolina. lavorare come una pazza, stare a casa con lei, impazzire per un mese pieno di tutto che però non ti dà spazio per pensare ed intristirti ed arrabbiarti. essere preoccupata per il tuo migliore amico, che non sta molto bene. ricevere la telefonata più difficile che lui abbia mai fatto. e scoprire che è malato della stessa malattia che vi ha portato via la suocera due miseri mesi prima. scoprire subito, alla parola “retinolo”, che è la forma più curabile
        11. essere prima preoccupata, poi felice, poi stanca, poi triste, poi di nuovo serena, poi malinconica. scoprire che il tuo amico ha tirato fuori le palle, e sta andando alla grande, come mai nessuno si sarebbe aspettato. lavorare lavorare lavorare. priscilla.
        12. passare 3 giorni dai tuoi, andare a fare una sorpresa e trovarlo in gran forma in una casa iper addobbata, essere serena per lui e stare un pochino più tranquilla. lavorare. lavorare. priscilla. prepararsi a giorni di fuoco in cui tu e il tuo amore sarete separati a natale, dopodichè tu e la tua cagnolina prenderete un aereo (si. un aereo.) e andrete da lui a non festeggiare il capodanno. lavorare. lavorare.

        ecco i miei ultimi dodici mesi.

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        driiin…drin?

        Posted by zdora su 22 novembre 2010

        Ho sempre pensato che la suoneria del cellulare sia quel particolare in più che ti fa capire chi ti trovi davanti, quella sfumatura che ti dà l’idea dell’ aspetto interiore altrimenti celato. ognuno se la sceglie più o meno accuratamente, ne fa una malattia oppure non gliene può fregare di meno, la cambia sempre oppure ha la stessa da 10 anni. per dire.

        ci sono momenti in cui sai che uno ti sta proprio antipatico da matti a pelle e te lo mangeresti di insulti, quand’ecco che gli proviene dalla tasca un suono del genere. come lo guarderai?

        oppure. qualcuno ha mai sentito dal vivo questa? io personalmente mai mai. mi auguro comunque di rimanere illibata da tale schifezza.

        pensando che la mia suoneria dovesse essere diversa da altre e mi dovesse contraddistinguere per ciò che mi sento, ho scelto (dopo attente ricerche) una sobria-ma non eccessivamente-sigla di strega per amore. ebbene. sono convinta di essere stata la prima ad avere avuto questa idea, quindi potete immaginare la faccia che ho fatto quando l’anno scorso l’ho sentita in centro a bologna dalla borsetta di una ragazza. naturalmente sarà stata influenzata da un’amica che l’aveva presa da un’amica che l’aveva presa da un’altra amica che l’aveva presa da me. ovvio. perchè io sono stata la prima. ma tant’è. io mi sento un po’ streghetta maldestra e anni 70. e adoro questa musichetta.

        ma quando mi chiama la mamma, non si sbaglia. un bel uander uoman non glielo nega nessuno. perchè è anche lei un po’ super donna, ma anche profescional con l’occhialetto (e soprattutto col suo capello nero, l’occhio ceruleo e certi cinturoni dorati sfoggiati negli anni 80 mi ricorda un sacco proprio l’attrice).

        quando è il papà invece a chiamare, dopo anni di magnum pi ai e alcuni mesi di stanlio ed ollio (abbandonata precocemente quando lo zdoro ha ben pensato di utilizzarla per le chiamate di suo papà, grazie) è subentrato il raccontastorie, colonna sonora del mio dormiveglia infantile. che proprio mi fa “casa” e “coccole”.

        se scatta la musichetta della corrida so che dall’altra parte c’è zdorù. avevo scelto feim-saranno famosi, ma questa la preferisco di gran lunga. e soprattutto si scopre quanto sono simpatica ed ironica: il mio migliore amico è un attore-ballerino-cantante di miusicol professionista.

        il vero dramma però lo vivo quando chiama lo zdoro. spenc intona questa canzoncina (presa e tagliata direttamente dalla scena di iutib). vergognoso, vergognosissimo. ma non riesco a farne a meno. mi mette proprio allegria.

        e voi? mi svelate quel bel mazzetto di cavoli vostri dicendomi che suoneria usate?

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        e fu così che

        Posted by zdora su 9 novembre 2010

        …si trasformò in una temibile proprietaria di pincer.

        nel giro di un mese i gaget sono:

        • un coso da masticare azzurrino
        • priscillo. ovvero la versione pelusc di priscilla, sotto sembianze di topo (quindi somigliante alla proprietaria)
        • la cuccetta d’angolo, offertona che avevo avvistato durante la promozione nel negozio per animali, in pratica svendutissima
        • copertina con mucche in pail tagliata a metà dalla sottoscritta (è stata per poco tempo il copriletto del mio lettino)

        potete ammirare tutto ciò in un’unica foto

        • maglioncino rosa troppo piccolo, di cui ho maldestramente buttato lo scontrino. quindi inutilizzato. (lunghezza 18 o 19 circa, per chi lo volesse)
        • maglioncino rosa lunghezza 24, giusto, utilizzato un po’ di volte, masticato da satana in un momento di giubilo da macchina, ora piccolino
        • maglioncino superfigo, sempre rosa (ou, qua non ci sono altri colori decenti. e il rosso lo odio), stavolta componibile, con pail interno, proprio da freddo (quindi ancora inutilizzato) di cui vi mostro la foto delle modella mentre lo indossa

        • pettorina da gattino rosa con guinzaglietto rosa (presa il primo giorno per permetterci di uscire), scalzata una settimana fa da meravigliosa pettorina viola che non strozza con guinzaglio abbinato.

        (notare la belva mentre azzanna un bagigio)

        • guinzaglietto che si allunga e si accorcia comprato da mio papà alla prima spesa possibile, appena conosciuta la prisci. scalzato anch’esso dal guinzaglio che si allunga e si accorcia, ma di colore lilla (“eh, no, questo devi prenderlo, è tuo” disse il burbero padrone di cane che non deve chiedere mai)
        • borsa di cui ho già abbondantemente parlato, nominata la “portapriscilla”, si, quella che avevo nascosto al negozio

        (potete constatare quanto conti la voce maschile alla radio, in macchina. comunque. ha già rotto la zip a morsi)

        • trasportino rosa di quelli rigidi per portarla nei viaggi in macchina, che lei adora (stavo per prendere quello grigio, ma cosa ci posso fare se tra quelli in super offerta ce n’era uno rosa porcello? potevo rinunciare?)
        • ciotolina (rosa) che si appiattisce, per farla mangiare/bere quando siamo fuori

        poi aggiungete ad oltranza cordini vari, cartoni di ogni genere, copertine di cui è diventata padrona incontrastata, porta sacchettini per la cacchina santa, traversine per i lunghi viaggi e portaciotole con rampetta (opera dello zdoro) e guanti da giardiniere per fare la lotta.

        ooora. lo so, LLLLLO’ so che tutto questo rosa vi stomaca. e che sono una brutta, bruuutta persona a mettere i maglioncini (ma fa freddo! come fa poverina?). a mia discolpa informo che sto cercando dei calzini foffi lilla (prezzo esageratamente basso) da tagliare per le zampine e da far diventare maglioncini. che 20 euri son troppi.

        (ma per chi volesse rifarsi gli occhi: ecco qua)

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        amanda, il libro

        Posted by zdora su 18 ottobre 2010

        un libro, scritto da Rocco Girlanda, deputato e presidente della Fondazione Italia Usa, che parla di lei, delle sue aspirazioni, come quella di adottare un bambino. ma solo, badate bene, dopo che avrà incontrato l’uomo giusto, cosa che non è ancora avvenuta. desidera la libertà, perchè vivere in carcere è durissimo, come un limbo. con questo visetto angelico è da biasimare?

        primo pensiero:MA STIAMO SCHERZANDO?!?! intanto checcefrega di un libro in cui una persona dalla dubbia credibilità parla di quello che vuole fare. ma poi, perchè? perchè? perchè dare voce a chi ha ammazzato una coinquilina trafiggendole la gola con un coltello? a chi dovrebbe interessare cosa pensa questa ragazza?

        secondo pensiero: la stanno cercando di far sembrare una santa pentita. già la rivelazione del cappellano che ha rivelato che per lui lei diventerà suora perchè legge le preghiere con trasporto. e poi la cosa più importante: non vuole incontrare fabrizio corona (da qui si evince la buona fede di questa ragazza, oramai in odore di santità).

        terzo pensiero: e se fosse innocente?  sai che brutto se non fosse stata lei e io stessi a dire tutte queste cattiverie a proposito di una povera innocente che sta pagando per altri? mah. però è stata condannata.

        quarto pensiero-cattivissimo: cos’ha spinto rocco girlanda a scrivere questo libro? l’immediata popolarità che ne deriva? i soldi?

        quinto pensiero, il peggiore: il montaggio di questo video è bestiale. appena parlano del fatto che deve ancora trovare l’uomo giusto, si vede il pezzo in cui lui dice che quando lei uscirà lui sarà lì ad aspettarla. bella pubblicità, che sia vera o falsa, per un libro che si intitola “io vengo con te”.

        (ebbravo il regista del video, che se l’ha fatto sorgere a me, il cattivo pensiero, vuol dire che è stato proprio spudorato)

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