Zdora

l’angolo del futile

Archive for the ‘deliri’ Category

capita che

Posted by zdora su 6 marzo 2012

tu abbia bisogno di una borsa da combattimento proprio quando ti trovi in un centro commerciale. e ci sono le mega offerte di carpisa (mai lov).

quel mobiletto in compensato che troneggia sulla lavatrice nel tuo bagno ti abbia stufato per la sua monotonia e per la sua aria sciatta. per cui ti trovi da leruà merlèn, e proprio nella corsia “decupascgh”.

non trovi uno smalto che combini classe e sobrietà (nella tua testa, obiusli) e tuo umore, per cui cerchi cerchi cerchi, compri compri compri, ed alla fine vualà. ti trovi in mano il colore perfetto.

 

a casa ti accorgi all’improvviso che il colore delle tre spese era il medesimo

ci si trattiene e poi puf! in un attimo il lilla rosetto torna prepotentemente. non c’è nulla da fare.

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ho capito

Posted by zdora su 24 febbraio 2012

che finchè non ti metti a scrivere, il post non si autogenera

che è più facile buttar lì una frasetta ogni tanto su feisbuc

che feisbuc, se ti fermi tu, continua ad andare avanti. il blog no. ed è una tristezza.

che sanremo è sempre il solito carrozzone, ma non c’è da vergognarsi se ti piacciono più di tre canzoni di questa edizione

che, se nevica e sei bloccata a casa, pensi che “il gioco è bello se dura poco” siano parole sante

ma che, se hai scaricato engri birz sul cellulare, “il gioco è bello se dura poco” sia una cagata pazzesca detta da uno che non aveva mai giocato ad engri birz

che forse, il mio lavoro, …mmm…si. beh. mi piace.

che devo sbrigarmi a far fare l’agiliti alla prisci, rischia di impazzire (pincer=allergica alla tranquillità)

che certe volte i sogni son desideri. altrui.

che se ti interessi un po’ di politica e ti ascolti pure programmi difficili quando torni a casa la sera, e stai andando anche bene, appena smetti non ci capisci più nulla. beata ignoranza!

che, se ti arriva a casa uno col megafono e l’aria da cretino contornato da barbi psaico e due o tre arredatori maschissimi, per prima cosa preoccupati: vuol dire che la tua vita e la tua casa fanno schifo, ma te ne andrai in vacanza per almeno una settimana. secondo: la cosa più importante. quando, parlando del più e del meno, ti viene chiesto cosa ti piaccia, non dire MAI cosa ti passa per la testa. perchè? facciamo degli esempi. se la tua momentanea passione fosse, che so, staruors, ti ritroveresti con una stanza piena di spade laser e stelline attaccate sul soffitto, un letto a forma di astronave e orsetto-ciubecca che sovrasta un cumulo di cuscini di domopac argentato (ok pr i primi 5 minuti, ma sai dopo che palle, soprattutto se stai per superare la pubertà tra 2 giorni), per non parlare della sveglia che fa chhhhhhhh chhhhhhhhh, come il respiro di lord fener. ti piacciono i cavalli? la tua camera saprebbe perennemente di cuoio e paglia, la sedia della tua scrivania sarebbe a forma di sella, per salire sul letto dovresti saltare ogni volta la staccionata e i muri sarebbero tappezzati di orribili murales di inquietanti cavalli che ti fissano mentre dormi. quindi? dì che ti piace, al massimo, la sobrietà. anche se rischi una cella di convento.  no! ancora meglio! dì che ti piace il bianco. sai che noia, ma almeno, quando se ne saranno andati, con due secchi di vernice coloriamo tutti i muri (case vicoli e palazzi) e risolviamo.

l’ho fatto. ho scritto. sto meglio, si.

 

 

 

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no comment

Posted by zdora su 10 gennaio 2012

ma che bell’inizio dell’anno. sono appena stata contattata dal capo per sapere che finalmente avrò il contratto per quest’anno (evviva. evviva), il che mi rincuora assaiie, data la prospettiva di un mutuo che gli zdori pensano di accollarsi per comprare una casetta. che poi, se c’è un mutuo decente non c’è la casa (oppure scopriamo magagne del tipo “tacchini a 500 metri”) e viceversa. il bello è che, ogni mese, calibriamo di nuovo il tiro abbassando le aspettative casesche, dato che i mutui sono sempre peggiori. e quando le troviamo, tac! il mutuo è inagibile lo stesso. se ci penso. che nervi. ora ci paghiamo un mutuo di 50.000 inferiore ad un mutuo di un anno fa con la stessa rata.

ma parliamo d’altro.

questo capodanno abbiamo fatto gli zdori giuovanissimi, tipo che siamo arrivati alla super festa fescion alle 2. considerato che abbiamo pagato la bellezza di 45 euri per stare in un posto iperaffollato e o caldo caldo caldo o freddo freddo freddo, siamo stati fino alle 5 perchè se no era uno spreco. ergo: alle 6 a casa, distrutti, nanna e pranzo alle 14. dilanio totale. la sera (sempre dell’1), andiamo a casa di un’amica per la giocatona a carte,  con la promessa che riesco ad estorcere allo zdoro: “stasera non facciamo tardi, vero? io sono distrutta!” “nuoooooo…sia maaaaiii“. appunto. dopo il ricatto morale dei singol del gruppo (“non venite?-faccia da lav-ah, allora non usciamo nemmeno noi“) la sottoscritta si ritrova, a mezzanotte, all’entrata di un locale di latino americano pieno di gente tarantolata e perde subito il gruppo. rimasto con quello che chiamerò lo stordito degli storditi, cerchiamo gli altri. nulla, un giro a vuoto (e ti credo, quelli sono scomparsi a destra e lui insiste che sono andati a sinistra). quando decido di prendere le redini della situazione e parto in avanscoperta, becco uno davanti a me che pulisce per terra, lo evito evitando la pozzetta e…sbadabam! mi ritrovo carponi per terra. un dolore lancinante al ginocchio, lo stordito dietro che mi guarda e manco mi aiuta ad alzarmi (mi aiuterà una specie di gessica rabbit de noantri). inutile dire che sento ancora gli strascichi della botta (e della mega figuraccia). ah, conunque. la pozzetta era una cosa unta che non ho idea cosa fosse, fatto sta che nel raggio di 2 metri non si stava in piedi.

ma parlando di figuracce. ieri: primo giorno di lavoro dopo le festività (o meglio, dopo la puglia). vado dal primo veterinario. mi dice di entrare. mi squadra da capo a piedi. diventa raggiante, con la mano si precipita a toccare la mia pancia e fa “ma daaai…ma sei incinta? che bella notizia“. uno: come cacchio ti permetti di toccarmi la pancia, che solo lo zdoro nelle giornate buone (mie). e due. ma sei sceeeemo?!?!?! inutile dire che, dopo uno sguardo gelido, ho esordito con un “no, pranzi delle feste“.

che dire, un anno iniziato con un esubero di educazione altrui!

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separati dalla nascita

Posted by zdora su 23 novembre 2011

         

chen carson, fabrizio masia e ron mos

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cara adele

Posted by zdora su 14 novembre 2011

pro:

  • sei una gran cantautrice
  • mica scema. col tuo singolo sei diventata ancora più ricca e ti sei riappropriata dell’amato ex moroso
  • il tuo essere morbidosa mi fa immedesimare non poco
  • hai una bella voce

contro:

  • quindi: che cazzo ti fumi quando la tua fortuna è appunto la tua voce? che nervi. stessa cosa i calciatori che li vedi fumare (ti arrivano fior fior di quattrini, potresti anche non intossicarti e fare il tuo lavoro meglio, grazie).
  • sarò l’unica su questa terra, ma l’ultima bellissima canzone mi dà sui nervi. e non perchè sia brutta (è bellissima. l’ho detto), ma perchè sei sempre un cincinin sotto la nota alla quale dovresti arrivare. ecco, sembra quando la batteria del mangianastri era quasi andata e rallentava tutta la cassetta. (manu so che tu mi capisci, almeno per quel che riguarda bionsè aliscia chiiis)

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c’è

Posted by zdora su 27 giugno 2011

ci sono la checca e la chicca, le amiche più di vecchia data. quelle che mi hanno conosciuta già prima che nascessi. quelle che guardavano il pancione della mia mamma con aria interrogativa. quelle con cui si abitava tutti viscini viscini, che le porte erano aperte tipo frends. quelle che sono la famiglia da sempre, che ci si veda spesso o meno.

c’è la batu, quella che alle elementari tornavamo a casa da scuola insieme, solo che lei dopo continuava per casa mia e stavamo a parlare minimo mezz’ora. quella che alle superiori…beh, lo stesso. con la differenza che si vedeva ad un certo punto mio papà che arrivava con gingerino e patatine, giusto per farci capire che stavamo tardando. quella che rimorchiava al posto mio, che mi passava i compiti di fisica. quella che un giorno per scherzo ci siamo ammanettate a ricreazione e poi, suonata la campanella, il proprietario se n’è tornato in classe e ci ha lasciate così per un’ora. quella che basta un piccolo cenno e scatta la ridarola scompisciante.

c’è la eugy, amichetta di amichetta, quella che si ricordava sempre di me nonostante ci fossimo viste una forse due volte. quella che il mio morosetto di anni ed anni fa commentò con “io me la farei”. stica. quella che poi ho piacevolmente ritrovato anni dopo, all’università, coi nostri progetti di beneficenza. con la sua aria da maestrina autorevole, che inganna al primo sguardo, e poi basta. con la sua spontaneità e la capacità di far sentire ciascuno a suo agio.

c’è la martace, quella che a dodici anni “no, non voglio andare con lei in viaggio, mi sembra antipatica”. quella che alla faccia dell’antipatia, mi ha fatto talmente ridere che mi sono fatta la pipì addosso nientedimeno che sull’empair steit bilding. quella che in vacanza, la prima sera che usciamo mi fa “io quello lì non lo voglio mica”. che un mese fa “lo voglio” l’ha detto proprio a lui, con in braccio la figlioletta.

c’è la mari, sua sorella. quella che mi sembrava un po’ altezzosa. quella che pure lei doveva essere antipatica, e dopo naturalmente si scopre essere una tra le più sceme sula faccia della terra, di quelle proprio come me.

c’è la bea. quella che la conosco al corso di sci in trentino. e ogni anno ci troviamo lì, sempre col solito gruppo di corso di sci. e poi trovo per caso al mec donald di via indipendenza il primo anno, per caso. quella che io cercavo una casa nuova, lei una coinquilina. quella che mi ha fatto rinascere il sorriso perso, quella che i due anni insieme in casa sono stati i più incasinati e spensierati della mia vita.

c’è la ely, che il secondo giorno di università, sull’autobus, prima infastidita perchè occupavo il posto vicino, ha accettato un auricolare offertole da me medesima con un sorrisone e ha iniziato a parlare ascoltando la mia musica. quella che a cena, quella sera, mentre le cercavo di chiedere se mi volesse far da testimone mi ha detto che aspettava un bambino. una bimba, per l’esattezza.

c’è odett, la sorella della eugy, che non è che ci vediamo tanto, ma ogni volta mi fa capire che le fa piacere che ci sono proprio io e non un’altra persona. quella che è sempre di una gentilezza disarmante. quella che proprio non me l’aspettavo.

c’è la manu, quella che ogni volta che penso a chi cerca l’uomo in ciat, in un blog, in un feisbuc, mi dico tutta vittoriosa “beh, io ci ho trovato un’amica”. mica roba da poco. quella che, mentre mangiavamo i polletti, i nostri uomini ci telefonavano in continuazione per sincerarsi che la loro donna non stesse uscendo con una serial chiller. quella che mi sveglio quella mattina di luglio e vado dallo zdoro tutta scodinzolante dicendogli “evvai! la manu avrà una bimba”.

e poi c’è lui, col lacrimone, quello che prima del corso di teatro non lo sopportavo, poi dovevamo fare una scena insieme e quando arrivava il nostro turno, talmente ci stavamo riconoscendo, non riuscivamo a farla senza ridere da matti. quello che lo conosco meglio di lui. quello che lo sento mio fratello.quello che mi dice “sali che sono ancora in mutande!”.

ci sono tutti loro, vestiti a tiro. ciascuno indossa una sobrissima ed elegante collana auaiana di fiori finti, ciascuno mi urla “sorpreeesaaa!”

è iniziato il più bell’addio al nubilato della storia.

(che felicità, mai eppiness)

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case

Posted by zdora su 9 maggio 2011

ne stiamo vedendo veramente di ogni tipo. abbiamo scoperto che “affare” non sta per “occasione imperdibile” ma letteralmente per “affare”. nel senso di “coso indefinito, n’affare che sta lì e non si capisce come la gente ci abiti”. insomma, abbiamo visto case che voi umani non potreste immaginarvi. peer esempio:

  • dice l’annuncio: “appartamento in una tal zona con soppalco abitabile e giardino“. nella lingua di noi mortali, che perfino prendiamo delle ore dal lavoro per venire a seguire voi, o agenti, vuol dire: “appartamento striminzito e claustrofobico, in un’adiacenza di un campo nei pressi di un altro campo sperduto vicino a tal zona, con soppalco-nicchia da guardone e giardino. distante 20 metri dall’appartamento”. in pratica, per andare in tal giardino (un recinto con una casetta), dovevi prendere, scendere le scale, uscire dal palazzo, superare i parcheggi e vualà! comodissimo.
  • dice l’annuncio: “casa indipendente con un muro confinante con un capannone di proprietà“. tradotto: “pezzo di tal capannone trasformato in casa adiacente da un lato con il capannone di proprietà (se lo vuoi comprare), dall’altro con un altro capannone. nella zona artigianale del paese”. ora: la cosa brutta è che, a parte la zona (alle 7 iniziano già i rumori di officine et simili) e i capannoni nei quali fra un anno potrebbero anche esserci che so, depositi di vernici tossiche, la casa, dentro, era splendida. entrata con disimpegno, cucina grande con cantinetta interrata adiacente, bagnetto, lavanderia, salotto grande con scala in muratura (miracolo), piano superiore con 3 stanze grandi, uno sgabuzzino e il bagno grande. e il giardinetto. maledetti*. lì abbiamo proprio sofferto.
  • dice l’annuncio: “casa indipendente (aridajje) di 2 piani con giardino“. invece…indovinate? uno era un piano, quello terra per intenderci. l’altro era un sottotetto bello e buono nel quale erano state ricavate 2 camere e un bagno. camere nelle quali dovevi abbassarti per entrarci (porta bassa), e certo non dovevi alzarti quand’eri entrato. se non volevi una travata in testa. ovviamente, il garag era infinitamente comodo e grande. grazie, eh.
  • dice l’annuncio “casa indipendente di due piani, in centro storico del tal paese, con giardino di 130 metri quadri“. ecco. qui non so come commentare. cercherò di mantenere la calma. intanto ci si para di fronte una bicocca minuscola contornata da palazzoni (chi ha visto il film AP! può immaginare la lochescion). molti dei quali…mmm…diciamo…caratteristici. pieni di roba stesa in ogni dove, cianfrusaglie arrugginite in bella vista e quant’altro. comunque. il giardino di 130 metri era una rampetta con aioletta adiacente. non scherzo, erano si e no 20 mq. più no che si. piano terra: soffitto probabilmente progettato da puffo geometra. basso basso. spacciavano una taverna per salotto e una lavanderia per bagno padronale. le camere, anzi no, LA camera e il ripostiglio veramente minuscole. scena trascendentale: voglio vedere fuori dalla finestra, l’agente immobiliare fa finta di non saper alzare delle veneziane. arrivo e le alzo. guardo il balcone a 20 cm da me (il pavimento del balcone, per la precisione) e le riabbasso. punto.

potrei andare avanti per almeno altri punti, ma rischierei di essere ripetitiva. abbiamo capito che ogni annuncio pubblicato da quella tale agenzia è una sòla**. abbiamo capito che, a quel prezzo lì (che poi, dignitoso), se hai il giardino non hai il garag. se hai il garag non hai il secondo bagno. se hai il secondo bagno non hai il giardino. se hai tutte queste cose e stai bene in piedi ovunque, scappa, di sicuro stanno per costruirti di fianco o un allevamento di polli oppure una centrale nucleare.

(a breve la recensione della casa che ci attira un sacco)

*un appunto. se tu, o agente dei miei stivali, mi fai vedere una casa piena di cose aperte e lasciate lì, gli occhiali appoggiati sul piano della cucina, il sapone col beccuccio aperto, i capelli sul lavandino, lo spazzolino sul portaspazzolino in bagno, le pentole nel lavello, e io ti chiedo “ma è abitata?“. tu non mi rispondere che “era affittata, poi gli inquilini se ne sono andati un po’ di fretta“. che non son poi così tanto scema.

**no no, questa la devo dire assolutamente. tale agenzia voleva portarci a vedere una casa. dalla piantina capiamo che potrebbe essere una casa già vista, ma qualcosa non quadra: quelle da vedere era di 135 metri, quella già vista di 80. quindi decidiamo che non è la stessa. ma, dopo l’ennesima sola, prima di approdare a quest’ultima, chiediamo con nonscialans all’agente se si tratti proprio di quella là. risposta: si. “mi scusi, mi spieghi i 135 metri. non erano 80?” “beeeee, ma nooooi consideriaaaamo anche i pooooosti maaacchina!” “quello spazio sul ghiaino davanti a casa di si e no 20 metri?” “” “e poi, com’è che l’altra agenzia la vende a 10.000 euro in meno?” “beh, ma si sa che poi si scende“. chiuso. per sempre.

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fonzi

Posted by zdora su 7 aprile 2011

non so a voi. ma a me, sta roba del dito che parla, mi fa proprio ribrezzo, dolore fisico. mi sa di taglio vivo, ecco. insopportabile.

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viva l’itaglia

Posted by zdora su 21 marzo 2011

mamma, sai che sono contenta di essere nata propio qui?” disse una zdorina impubere appena conscia che esistesse una nazione

e come mai?

beh, sai, noi siamo stati propio fortunati a nascere itagliani. noi ci possiamo parlare, mica come quegli altri che fanno dei suoni strani. pensa che difficile capirsi

era tutto più facile.

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quella casa là

Posted by zdora su 7 marzo 2011

questo iuchend c’è stata l’invasione a casa zdori di suocero et genitori della sottoscritta. motivo di questa spedizione: rivedere la tanto agognata e aspettata casa (si, quella per cui abbiamo già iniziato ad informarci per il mutuo). quella col giardino dove vedevo già zompettare allegra la prisci, con lo zdoro che grigliava la carne mentre io raccoglievo le albicocche (si, le albicocche. e allora?) vicino alla pianta di lamponi nell’angolo in fondo a destra. quella in cui mi immaginavo già chiamare aieiie, aliarco e marce per la merenda, affacciata al balcone della cucina e dotata di meraviglioso grembiulino coi fiorellini e in mano una ciotola col tiramisù appena fatto. quella dalla quale mi sarei affacciata al balcone sulla strada salutando i vicini tipo truman sciò. si, proprio quella.

ebbene.

a parte i padroni di casa che manco sapevano un materiale uno, non avevano neanche guardato se le modifiche chieste l’altra volta si potevano attuare ed erano proprio svogliati.

ma.

la porta si apre sul salotto direttamente, il bagno sta lì in mezzo ma se si toglie c’è un bagno in meno ma se non si toglie dove si mangia? che la cucina o ci stai te o ci sta lei,  e le scale già ci vediamo la prisci che ci scivola in mezzo e cade e e si sfracella, e il sottotetto non si può fare lo studiolo che non ci si sta in piedi, ed è troppo piccola e se volete dei bambini come li fai a cambiare che devi sempre o scendere o salire le scale, e per fortuna che ci siamo andati che era umido così si vedevano le mille infiltrazioni d’acqua e poi. la vasca dove la metti? fai una di quelle vaschine minuscole giusto per dire “ho la vasca” ma poi non è utilizzabile? e il letto come fai coi comodini che la stanza è lunga e stretta? e i mobili, dove passano? le scale son troppo strette, le porte finestre di lato idem, quindi?

riassumendo: un disastro.

e via, che si ricomincia con la ricerca (e al diavolo il mutuo, per ora).

(tutto questo scontento non per la casa, nemmeno per il mutuo che avevamo trovato e non sappiamo se ce ne sarà un altro così conveniente. ma perchè sti stronzi hanno tolto “una mamma per amica” la mattina, e io proprio non ci sto)

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