Zdora

l’angolo del futile

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09/07/11 – scene da un matrimonio

Posted by zdora su 29 luglio 2011

  • che ore sono?” “le 4, tranquilla“. entra il testimone dell zdoro mentre sono al trucco. “come sta lo zdoro?” “ahem…(sguardo sfuggente verso il basso)“. ochei panic. io e il truccatore ci giriamo all’unisono, mi sto per fiondare alla giugulare del testimone. mantengo la calma. “che C. stai dicendo? ha cambiato idea?” “nooo nooo! è solo super emozionato, sta bene“. direi che come discorso per tranquillizzarmi un’ora prima di entrare in chiesa è perfetto, no?
  • arriva il fiorista. mi mostra il buchè. sembra mi abbia letto dentro, na cosa pazzesca. ora piango. il truccatore mi cazzia. il fiorista (sant’uomo) mi fa presente che nel buchè è riuscito a inbucare pure il…pisello odoroso lilla! a questo punto rido. come una pazza.
  • che ore sono?” “le 4 e mezza” “allora fra poco si parte. mi vesto“. amica della mamma che mi fa le foto pure mentre mi allaccio il bodi o mi metto a posto le autoreggenti (oh donnine, voi si, sapete il movimento che si fa per allacciare il bodi. e si, ho delle foto proprio in questa. posizione.).
  • che ore sono?“…”che ore sono?“…”mi dite che cacchio di ora è?!?” “…hem…le 5 e dieci“. ah, beh. avvisarmi no, eh. prendo la rincorsa, raccolgo testimoni mamma papà e damigella portafedi e via! anzi no. devo aspettare che 1-il mio testimone mi metta dentro la macchina; 2-la piantino di guardarmi e se ne corrano tutti in chiesa, giusto per non farli arrivare dopo di me
  • siamo arrivati? ma la macchina non si apre sopra? siamo arrivati? cosa succede, il cofano si rompe? si sta aprendo tutto? perchè ci siamo fermati? non siamo ancora arrivati? siamo arrivati? cosa succede quando entriamo? siamo arrivati?” ecco ciò che ho sentito nei 2 minuti e mezzo di macchina che mi separavano dalla chiesa. io e il papà davanti alla super macchina super super sportivona e la damigella seduta dietro.
  • tempo 2 secondi e mezzo dall’arrivo, vedo mio papà che si precipita davanti alla mia portiera, il mio testimone che mi si scaraventa davanti col riso sardonico per avvisarmi che si vede un pezzo di reggiseno e poi mio papà che mi piglia manco fossi una deportata e mi trascina. manco il tempo per le foto e mi trovo davanti alla porta spalancata della chiesa
  • ma. non. c’è. suono. che. odano. le. mie. orecchie. l’adiemus per il quale mi sono battuta per mesi non parte. mio papà è lì che freme per camminare. io, piglio super deciso, lo fermo finchè non sento gli archi. non vedo nulla, nessuno. uh! si. vedo la bellissima corsia bianca, ci sta proprio bene.
  • parte la musica. parto pure io. ora. la traversata è stata caratterizzata da ricordi-spot, ovvero: la confusione dei volti che mi fissavano e lo strano silenzio che sentivo (no, la musica c’era), na cosa un po’ surreale. dopo un po’ di passi, l’unico rumore che sento è il pianto a dirotto di amica di famiglia nonchè quasi una seconda mamma. mi giro e allora metto a fuoco tutti i volti. arg. non vedo ancora lo sposo, l’unica cosa che c’è sono le persone in mezzo che vogliono vedere. poi finalmente lo vedo, il papà mi stringe un po’ di più la mano (c’è gente che giura ci sia stato del lucidino nei suoi occhi). sorrido allo sposo.

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08/07/11 – inizio 09/07/11

Posted by zdora su 17 luglio 2011

vuoi che sia proprio lo zdoro che suona? e cosa sta suonando? da che finestra mi affaccio? la mamma mi lancia direttamente in bagno, mi affaccio.
il boato.
gente che applaude, che fotografa, che piagnucola, che ride. una quarantina, tra amici e parenti dello zdoro, tutti nel giardino di casa dei miei in semicerchio. noto, nell’ordine

  • lui, che già canta da un po’ di secondi, in posizione tattica da caraoche, ovvero gambette un po’ divaricate, una leggermente più avanti dell’altra. busto dondolante in avanti e indietro. microfono in una mano. filo intorgolato nell’altra. insomma, sto con olmo in persona.
  • il testimone alle luci fisse. ovvero con una pila da testa che punta sullo spartito dello zdoro, ma quando ride l’altro non legge nulla
  • l’amico alle luci mobili. un invasato con un’altra pila in mano che muove in modo ossessivo compulsivo (effetto strobo? l’emozione?)
  • il marito della cugina seduto, con la pianola sulle ginocchia (aaah! ecco chi suonava!)
  • un ulteriore amico dotato di chitarra acustica e faccino teso teso da esame di musica di terza media
  • tutti gli altri che cantano in modo corale

la scaletta, manco a dirlo, iniziava con “il mondo”, canzone preferita in assoluto per il canto a squarciagola in macchina.finito il mondo, io scendo tutta felice per baciare il mio bello. ovviamente, direi. cioè. uno ti arriva sotto la finestra, dotato di amplificatori e amici festosi, cosa aspetta se non il bacio della futura sposa? macchè. ricacciata in malo modo su per le scale, che “mica abbiamo ancora finito”. presa dall’entusiasmo (il crollo è ben che dimenticato), decido di affacciarmi dalla terrazza tonda, quella bellissima fatta apposta per una serenata. ma, avendo in quella stanza il vestito appeso in bella vista, alzo solo un pochino le serrande, e mi tuffo per terra tipo “scivolate dei film quando si chiude una porta”. evvove evvove. sbuccio di ginocchio e rottura di infradito. ma tant’è. riesco nella mia impresa. in tutta la mia bellezza (capello unto raccolto tipo ananas, braghette bluine tutte consumate e maglietta anni ottanta della mamma) mi affaccio.

la scaletta comprende la canzone (ovviamente) di vasco, quella dei gins, adesso tu di eros ramazzotti, susannaèunabambinatuttacolorata sempre di vasco e, per finire, o sole mio. uno spettacolo irripetibile. tutti commossi, io che rido a crepapelle, lo zdoro felice felice perchè può cantare a squarciagola e la gente gli applaude pure.

oddio, forse non sono proprio una frignona come credevo.

ore 2.00: dopo molteplici brindisi e festosità all’aperto, con tutti vestiti carini ed io ridotta ad una cosetta orrenda e scalza, ma chissene, si va a nanna.

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c’è

Posted by zdora su 27 giugno 2011

ci sono la checca e la chicca, le amiche più di vecchia data. quelle che mi hanno conosciuta già prima che nascessi. quelle che guardavano il pancione della mia mamma con aria interrogativa. quelle con cui si abitava tutti viscini viscini, che le porte erano aperte tipo frends. quelle che sono la famiglia da sempre, che ci si veda spesso o meno.

c’è la batu, quella che alle elementari tornavamo a casa da scuola insieme, solo che lei dopo continuava per casa mia e stavamo a parlare minimo mezz’ora. quella che alle superiori…beh, lo stesso. con la differenza che si vedeva ad un certo punto mio papà che arrivava con gingerino e patatine, giusto per farci capire che stavamo tardando. quella che rimorchiava al posto mio, che mi passava i compiti di fisica. quella che un giorno per scherzo ci siamo ammanettate a ricreazione e poi, suonata la campanella, il proprietario se n’è tornato in classe e ci ha lasciate così per un’ora. quella che basta un piccolo cenno e scatta la ridarola scompisciante.

c’è la eugy, amichetta di amichetta, quella che si ricordava sempre di me nonostante ci fossimo viste una forse due volte. quella che il mio morosetto di anni ed anni fa commentò con “io me la farei”. stica. quella che poi ho piacevolmente ritrovato anni dopo, all’università, coi nostri progetti di beneficenza. con la sua aria da maestrina autorevole, che inganna al primo sguardo, e poi basta. con la sua spontaneità e la capacità di far sentire ciascuno a suo agio.

c’è la martace, quella che a dodici anni “no, non voglio andare con lei in viaggio, mi sembra antipatica”. quella che alla faccia dell’antipatia, mi ha fatto talmente ridere che mi sono fatta la pipì addosso nientedimeno che sull’empair steit bilding. quella che in vacanza, la prima sera che usciamo mi fa “io quello lì non lo voglio mica”. che un mese fa “lo voglio” l’ha detto proprio a lui, con in braccio la figlioletta.

c’è la mari, sua sorella. quella che mi sembrava un po’ altezzosa. quella che pure lei doveva essere antipatica, e dopo naturalmente si scopre essere una tra le più sceme sula faccia della terra, di quelle proprio come me.

c’è la bea. quella che la conosco al corso di sci in trentino. e ogni anno ci troviamo lì, sempre col solito gruppo di corso di sci. e poi trovo per caso al mec donald di via indipendenza il primo anno, per caso. quella che io cercavo una casa nuova, lei una coinquilina. quella che mi ha fatto rinascere il sorriso perso, quella che i due anni insieme in casa sono stati i più incasinati e spensierati della mia vita.

c’è la ely, che il secondo giorno di università, sull’autobus, prima infastidita perchè occupavo il posto vicino, ha accettato un auricolare offertole da me medesima con un sorrisone e ha iniziato a parlare ascoltando la mia musica. quella che a cena, quella sera, mentre le cercavo di chiedere se mi volesse far da testimone mi ha detto che aspettava un bambino. una bimba, per l’esattezza.

c’è odett, la sorella della eugy, che non è che ci vediamo tanto, ma ogni volta mi fa capire che le fa piacere che ci sono proprio io e non un’altra persona. quella che è sempre di una gentilezza disarmante. quella che proprio non me l’aspettavo.

c’è la manu, quella che ogni volta che penso a chi cerca l’uomo in ciat, in un blog, in un feisbuc, mi dico tutta vittoriosa “beh, io ci ho trovato un’amica”. mica roba da poco. quella che, mentre mangiavamo i polletti, i nostri uomini ci telefonavano in continuazione per sincerarsi che la loro donna non stesse uscendo con una serial chiller. quella che mi sveglio quella mattina di luglio e vado dallo zdoro tutta scodinzolante dicendogli “evvai! la manu avrà una bimba”.

e poi c’è lui, col lacrimone, quello che prima del corso di teatro non lo sopportavo, poi dovevamo fare una scena insieme e quando arrivava il nostro turno, talmente ci stavamo riconoscendo, non riuscivamo a farla senza ridere da matti. quello che lo conosco meglio di lui. quello che lo sento mio fratello.quello che mi dice “sali che sono ancora in mutande!”.

ci sono tutti loro, vestiti a tiro. ciascuno indossa una sobrissima ed elegante collana auaiana di fiori finti, ciascuno mi urla “sorpreeesaaa!”

è iniziato il più bell’addio al nubilato della storia.

(che felicità, mai eppiness)

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il primo nodo in gola

Posted by zdora su 2 agosto 2010

questi ultimi giorni sono stati piuttosto…hem…impegnativi. il lavoro che sta un pochino carburando con le sostituzioni, nuovi piccoli pazienti, i giri interminabili per promuovere pappe, tutto sommato mi sento proprio in un momento “dinamo” (nel senso di “dinamico” e nel senso che è come il momento in cui la dinalmo della bicicletta inizia a far frrsss frrsss e compare il primo sbrilluccichio del fanale). la mia testa è un continuo mumble mumble, mi ripeto le cose che devo fare minuto per minuto, condendo i soliti pensieri del “cosa devo fare” con paranoie impossibili del tipo “troverò mai un paio di scarpe?” oppure “meglio la scritta in nero o in viola?”. non esistono tempi morti, almeno non fino a questa mattina. quando riposo, vuol dire che o scrivo biglietti/libricini per la messa, oppure sto cercando qualche suggerimento in rete. il tutto mentre mi chiedo se la tal persona dovrà essere messa vicina a pinco piuttosto che a pallino. oppure penso il colore dei nastrini per il menù chiedendomi se il parrucchiere mi tirerà una scarpa in faccia quando gli chiederò la prima prova il 12 di agosto. tanto pensare, tanto rimuginare, tanto stancarsi a sentire delle pezze inutili da parte della maggior parte degli individui nei quali mi imbatto. ricordatevi, infatti, che la sottoscritta, in quanto sposa, è bersagliata da qualsiasi tipo di consiglio gratuito su qualsiasi cosa (consiglio che però dovrei seguire. consiglio che finisce sempre con “ma ricordati, ascolta solo te stessa”. see) da chiunque. ma, allo stesso tempo, la sottoscritta è una veterinaria. ovvero, in ambulatorio, per strada, al supermercato, in qualsiasi luogo qualcuno venga a sapere che fai questo lavoro…inevitabilmente ti verrà a parlare del cane/gatto/furetto/coniglio. che è il più intelligente di tutti, e gli manca solo la parola. questi discorsi mi piacciono un sacco, di solito, ascolto interessata, ma scusatemi, ora non ci stanno, non li reggo.

ecco. il tutto per dirvi che, in questo marasma di impegni, feste prematrimoniali, appuntamenti e litigi, la sottoscritta si è messa a pensare ad una cosa sola, di colpo. proprio ieri, mentre lo zdoro guidava verso casa (finalmente) lei guardava fuori dal finestrino. il pensiero “parrucchiere” e “prova trucco” si sono accavallati, per dare solo una chiara, nitidissima immagine. fra poco più di un mese sarò veramente truccata, pettinata e vestita da sposa. sarò una sposa vera. cioè. ho sentito come fosse in quel momento. ed eccolo. il primo nodo in gola*.

oddio, mi sto già iniziando ad emozionare.

*seguito da momento di sorpresa scaturito dal gesto dello zdoro che, appena arrivato il nodo in gola, mi ha preso la mano. l’ho sempre sospettato: lui mi legge il pensiero. oppure era preoccupato perchè stavo zitta da troppi secondi.

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primi passi

Posted by zdora su 31 maggio 2010

orbene.

questo pomeriggio, siorre e siorri, ho fatto la mia prima sostituzione senza alcuna referenza. semplici coincidenze della vita, come il fatto che io andassi da questa collega (che possedeva il mio cv da diverso tempo) per promuovere pappe. e lei, nel dover scegliere da chi farsi sostituire dopo 3 giorni, abbia pensato a me e mi abbia chiamata. cioè. tutto da sola, eh.

per quanto riguarda il settore pappe, appunto, la vita è ben diversa da quella di un’informatrice di medici umani. tante chiacchere, speriamo alcune buone impressioni, ma in linea di massima lavoro tranquillo e sereno. talmente tranquillo e sereno che sto cercando di accompagnare a questa ditta un’altra, magari farmaceutica. tutto ciò potrebbe significare un doppio stipendio con un giro di visite solo. e molte molte chiaccherate in più. poi ti trattano tutti da collega. che guduria e serenità.

venerdì gli zdori, in quel del friuli, hanno definitivamente scelto il viaggio di nozze. si faranno un bel giretto panoramico-animalesco, faranno paraponziponzipò e poi si faranno coccolare di brutto sulla bianca sabbia.

sabato una botta di vita, dritta dritta al cuore. pensavo fosse pesante, impegnativo, anche un po’ noiosetto. ma. ho conosciuto cinzia, fresca fresca di parrucchiere, dai molteplici anelli e braccialetti, con le unghie rosse. ho conosciuto tonino, che alla lotteria ha vinto una lima glitterata, accogliendo la notizia con tiepido entusiasmo (avete presente murigno che bacia la coppa?ecco).  ho conosciuto alice, all’inizio un po’ schiva, che dopo il primo giro del campo, approfittando del favore delle tenebre (ovvero, che tutti fossero girati dall’altro lato), si avvicinava al cavallo rochi con il chiaro intento di salirci ancora sopra. ho conosciuto genitori e accompagnatori con due palle così, che io mi sogno di essere così forte per due. ho conosciuto paola, amica di tutti, istancabile valletta della tombola (perfetta, se non se ne fosse scappata ogni volta coi numerini appena letti), dall’abbraccio contagioso. lo zdorù, mentre la faceva salire sul cavallo “che brava che sei, io avrei paura!” “io ce l’ho. ma la paura, se non l’affronti, ti rimane dentro e fa male”. devo aggiungere altro? si. ho donato dei sorrisi e un po’ di tempo spensierato. ho ricevuto una lezione di vita che mi mancava da un po’. simile ad una bella strigliata.

domenica, dopo tanto dannare per il non rispetto e l’ipocrisia del mondo del lavoro, un passetto di dignità. stend di una nota casa di vendita di pezzi per gli addetti ai lavori. mi presento (ci eravamo messi d’accordo che ci saremmo beccati lì), anche se so già che il posto non mi interessa. trattata con sufficienza, nonostante serva a loro, vengo messa in un angolo col venditore numero uno che mi spiega come è diventato tale. ad un certo punto: “sai, uno, per essere agente, deve volerlo tanto da sempre, dev’essere la sua strada. per questo lavoro devi avere la passione” “con tutto il rispetto per la passione degli agenti. ma mi sembra un’assurdità pretendere che un veterinario che ha studiato anni per essere veterinario sogni di vendere attrezzi. e scusi.”(arrivo di un possibile acquirente. se ne va, mi lascia lì come un pero. me ne vado).

no, beh, volevo solo renervi partecipi dell’oroscopo appena letto (CAPRICORNO). allucinante.

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distinguersi, sempre.

Posted by zdora su 14 aprile 2010

mah, il pregio del mio fidanzato è che è pulito

(pausa)

…dentro

ma scusa, e fuori?

mmmbeeeh…ecco, si

(risata di 9 persone)

zdoro, la pianti di seminare zizzania tra le coppie?

(risata di 9 persone)

ebbene si, sandra e raimondo hanno cominciato il corso prematrimoniale.

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alla ricerca del vestito 8- e non se ne parla più

Posted by zdora su 12 aprile 2010

gividì toccata e fuga della mamma a bologna. io e zdorù ad aspettarla al varco. come avevo preannunciato,ho chiamato con la coda tra le gambe l’ateliè di bologna. ma come non mi immaginavo la gentilezza al telefono è stata ben maggiore di quello che avrebbe dovuto essere. dopotutto ero una sporca traditrice, avevo detto che mi sarei fatta sentire e invece nulla. cooomunque.

arriva la mamma, andiamo a provare il vestito, mi sta bene.  poi cerchiamo tutte le soluzioni per il gran giorno e ne trovo ben due che mi piacciono. le tipe stra-gentili e supre-professionali. roba che fra poco staccano una gamba a mia mamma che tenta di entrare con le scarpe nella sacra mochet della sposa, che “no, non bisogna calpestarla, perchè i vestiti ci mettono niente a sporcarsi, anche se sono solo quelli di prova”. roba che fra poco mi fulminano alle mie battute sulla scomodità degli odiosi guantini che sono costretta ad indossare per far sì che non vengano lasciate ditate sul tessuto, che sudando ci si mette poco. cioè, ragazzi, tutta un’altra aria.

secondo raund: mamma che chiama, sabato mattina, la parente. la quale è sì dispiaciuta per questi disguidi, ma “quel signore doveva sapere come si metteva in ordine il vestito, così avete un’idea sbagliata del modello“. a parte che zdorù è un mostro di precisione e pignoleria su qualsiasi cosa riguardi moda/vestiti/tessuti/capelli/fiori/mobilio e tutte le altre cose fescion di cui io ignoro beatamente l’esistenza. ma poi. te ne vorrai stare un po’ zitta? non c’eri? beh, sono squisitamente cavoli tuoi se metti un’incompetente a fare delle cose che non dovrebbe e non sei presente. mica colpa mia. in ogni caso, mia mamma si è superata. all’ennesima frase “cooome mi dispiace che sia rimasta delusa, a costo di rimetterci io vi ridò la caparra, guarda. sono proprio dispiaciuta, farei qualsiasi cosa“* , mia mamma risponde “bene, allora ti dò gli estremi per il bonifico“.

ergo: non ci abbiamo perso neanche un centesimo ed ora mi affido a gente ben più qualificata e coccolosa nei riguardi di una nubenda. sto per chiamare per fermare il vestito. cinque…quattro…tre…due…uno…

*te l’avevo chiesto, di farmi arrivare l’altro vestito, così avrei comprato in ogni caso da te, scema, questo è qualsiasi cosa.

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alla ricerca del vestito. SETTE.

Posted by zdora su 30 marzo 2010

e il primo che ride gli venga uno starnuto.

intanto con la venuta dei suoceri, ieri lo zdoro è andato nel negozio di vestiti da sposo che avevamo visto ad una fiera, ne ha provati 6, e ha trovato il suo. odioso? si, del tutto.

soprattutto perchè c’è stato l’evento che ogni futura sposa spera di non dover mai annoverare tra i suoi aneddoti.

giorni fa, compliciue il fatto che sia io sia lo zdorù eravamo in friuli, abbiamo fatto un saltino a salutare il vestito che io oramai avevo deciso come IL prescelto. sapevo che zdorù avrebbe tifato di più per quello visto con lui, ma avrebbe di sicuro approvato questo. almeno lo credevo.

premessa: tempo fa, avevo telefonato per sapere se avevano quel tale modello provato a bologna, che tanto la marca era quella. lo volevo vedere di fianco all’altro vestito per capire quale mi stava meglio. mi dicono che non sanno se ce l’hanno, ma mi avviseranno. dopo poche ore mi chiama la capa parente di mia mamma, la quale mi dice che non ce l’hanno, ma sarebbe comunque superfluo provarlo perchè di sicuro quel modello mi sta male. mah.

arrivando al negozio, c’è dell’aria tesa. la capa non c’è. sento puzza di bruciato. c’è la figlia, la tipa con quella particolare sintonia con me, quella che mi ha fatto trovare il vestito, poi c’è un’altra commessa, una che non avevo mai visto. la mandano su con me. mia mamma chiede alla tipa in sintonia se è possibile che venga lei, lei abbassa lo sguardo e mi dice che ci raggiungerà dopo. ri-mah.

provo il vestito e vedo zdorù con la faccia non di sufficienzamasonocontentovabenelostesso come mi immaginavo (ricordatevi che tifa per l’altro), ma proprio smorfioso. cioè l’unica espressione che riesco ad intravvedere è una smorfia di disapprovazione ed uno sguardo fisso sulla gonna. “dimmi subito, non voglio mezzi termini” “mmmmaaa…” “dillo. dimmi cosa non va” “posso? ochei. lì c’è un filo tirato“. “eeeehhh?!?!” con un po’ di terrore abbasso lo sguardo e non ti vedo uno sbreghino proprio da filo tirato? gli ordino di controllare tutto il vestito, ogni centimetro. l’avessi mai fatto. nel giro di due nanosecondi l’occhio clinico va a beccare, nell’ordine: un altro filo tirato dietro (ma tipo una striscia arricciatina di 30 centimetri), il cosino della zip dietro scolorito male, una macchia di rossetto fucsia a livello lombare e un pestone di tacco probabilmente infangato sulla gonna dietro. sarà il corpetto stretto, o che l’idea che il vestito l’abbiamo fermato dando una parte dell’importo, oppure che essendo una parente come faccio io a incazzarmi come una belva senza far danni, ma mi sento letteralmente girare la testa. incalza mia mamma

beh, queste cose però l’altra volta non c’erano

impossibile, dopo averlo provato lo abbiamo messo via. comunque i fili li mettono a posto le sarte. e poi le macchie si lavano

guardo i miei accompagnatori. ora sono loro che si sentono male. “no no, questo ce lo fate arrivare nuovo. nu. o. vo.“. intanto scorgo zdorù che mi fissa dietro insistentemente. “che altro c’è adesso?” “mmhmmbsh” “non farti pregare” “ecco. non voglio infierire, ma…la gonna, dietro, cade storta. cioè vedi la cucitura? ecco, guarda come cade obliqua. c’è qualcosa che non va. cioè, non cade perfetto, e quel giorno dev’essere impeccabile. cioè, vuoi le foto col coso storto?

ed ora, la perla dell’ismita che fra poco penso prenderò a sberle “beh, ma tanto le foto che contano poi sono 2-3, da ferma, all’altare“. ecco. ora mi viene da piangere. mi provano stole, veli, bolerini, io son come un manichino. fisso il vuoto. poi, appena trovo il lume della ragione, l’unica cosa che dico chiaramente tra un “non così” e uno sguardo cattivo alla commessa, è “voglio togliermelo. basta, per oggi.“. mi rivesto alla velocità supersonica, dopo di chè sento mia mamma che dice “io a sto punto direi  di ordinarlo nuovo subito“.

no, mamma, ci devo pensare“. risultato: devo, con la coda tra le gambe, richiamare quelle di bologna per riprovare l’altro vestito. il resto è da vedere.

sigh.

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alla ricerca del vestito-6

Posted by zdora su 5 marzo 2010

sempre io e zdorù. approdiamo in uno dei negozi da sposa più trendi di bologna. gli abiti sono sul costosetto, ochei, ma nessuno mi toglierà lo sfizio di provare roba di alta (?) moda. già all’entrata ci accoglie un tripudio di fiori e addobbi su gonne e corpetti che manco a carnevale. ma è la moda (?), si sa che non bisogna essere di mentalità chiusa. ci vengono mostrati diversi modelli, diversi stili, ma io ho l’occhio bloccato da una cosa lilla (non glicine: lilla un po’ più rosa) che spunta dalle grucce. me la faccio mostrare. decido che lo proverò, dato che visto appeso è meraviglioso. ed anche sul catalogo. appena lo indosso sento che qualcosa non va, è stretto nei punti sbagliati. esco, vedo la faccia dizdorù che si contrae in una smorfia di disgusto e poi lo specchio. per spiegarmi meglio: immaginatevi questo

su una ragazza in carne, con il seno schiacciato che straborda dalla scollatura, le spalline strette che tagliano la spalla dando quella piacevole nonchè buffa parvenza di cotechini alle braccia. per non parlare del fiore davanti: sembrava un buchè appiccicato col biadesivo. vedete quell’aspetto delicato e svolazzante della gonna? era tipo cartonato. mi muovevo e si girava tutto impietrito. una cosa oscena. inguardabile. dopo l’attacco di ridarola, provare gli altri abiti è stato piuttosto una perdita di tempo, dato che io avevo la netta sensazione che non avrei trovato nulla che mi piacesse (e che costasse meno di tot), e lo zdorù era sempre più deluso per la scarsa vestibilità dei modelli sul mio morbido corpo. ne troviamo forse uno che non è poi così male, ma dopo aver saputo il prezzo (e dopo aver quasi perso i sensi) il pensiero è uno: via di qua, subito.

approdiamo da zara, così, per rifocillarci dopo le fatiche sposalizie. la zdora se ne esce con una camicina bodi color lillino chiaro, un’altra camicia normale con le toppe di felpina grigetta anni 80, una gonnina prugna spettacolare ed una fascetta bi-nastrino scamosciato. e poi. e poi. ho trovato l’ombrello perfetto. pieghevole, trasparente, col bordino rosa scuro e il manico curvo ma sottile, sempre rosa scuro. una guduria.

tu bi continiud? ancora per molto, moooolto poco.

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alla ricerca del vestito-5 (cccinque?! oh mamma)

Posted by zdora su 1 marzo 2010

ora, per fare un quadro della situazione fino a questo momento del racconto. abbiamo da una parte il vestito visto con la eli, il colpo di fulmine. dall’altra quello visto con la mamma, ovvero il primo, ma con la gonna diversa. da una parte ancora diversa, si trova il mio altro testimone, che per un motivo o per l’altro non è riuscito a vedere neanche una prova. ergo: inizio delle danze con zdorù.

questo mercoledì mattina, ore 11.00

incontro in piazza 8 agosto, tutti salterellanti e giulivi. ci incamminiamo. quando arriviamo nell’ateliè (uno dei pochi che non sembra un bordello d’alto borgo), ci accolgono una trentenne (personcina molto carina), una quasi quarantenne (assistente della trentenne?) ed una cinquantenne straniera (d’ora in poi “faccia di chiulo”). ci mettono in un divanetto con un tavolino stracolmo di mega-deplians di vestiti e un blocchetto per segnare quelli che ci interessano. come due ricche comari assatanate di moda, sfogliamo avidi i quadernoni, dopo di che diamo il nostro responso. iniziano a farmi provare. il primo abito ha una scollatura particolarissima e sta benissimo, davanti. peccato che visto da dietro, con l’effetto bustino allacciato da ballerina burlesc, mi fa rabbrividire. la vita è ben stretta e non si vede nulla, mentre a livello di torace si intravvede la pelle, sotto gli incroci di quelle cinghiette infernali. ciò mi fa capire che sotto può rimanere così, ma sopra è da allargare. dico alla trentenne che mi spiace, che questo stile proprio non mi…hem…rappresenta? “sa, però si potrebbe togliere questa cosa dei laccetti, si mette una zip e dei bottoncini sopra, basta avvisare la sartoria” “si, ma la mia perplessità è questa: se mettono la zip sopra mi stringerà i più inevitabilmente e magari non mi piacerà come verrà fuori. e a quel punto come si fa a modellare come solo il laccetto sa fare?“. dal nulla non ti spunta faccia di chiulo e inizia, con aria saccente “mi scuzzi, mma lei non ha capito: con la zip rimane lo stetzo modello“. io non ho capito? “guardi, ho capito che il modello rimane così. è solo che se rimane così non è detto che mi stia allo stesso modo, dato che così è praticamente slacciato sopra” “continua a non capire: la zip non caambia il modello. zempre ugualle (risatina sarcastica)” “pazienza, non mi convince (a stronza! mollami!)“. non c’è cosa più irritante di uno stupido che ti pensa stupido perchè non c’arriva. e fa il sarcastico. ma tant’è. arriva il modello simile a modello-colpo-di-fulmine per corpetto e a modello-mamma per gonna, ma con altro tessuto. e-ti pare?-diventa il preferito dello zdorù.

quindi il fatto è questo. ognuno, con me, ha visto il mio abito. chi solo una parte, chi tutto, chi forse. ma c’è ancora strada da fare, miei cari

ancora, inevitabilmente,

tu bi continiud

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