Zdora

l’angolo del futile

Archive for the ‘che robe’ Category

case

Posted by zdora su 9 maggio 2011

ne stiamo vedendo veramente di ogni tipo. abbiamo scoperto che “affare” non sta per “occasione imperdibile” ma letteralmente per “affare”. nel senso di “coso indefinito, n’affare che sta lì e non si capisce come la gente ci abiti”. insomma, abbiamo visto case che voi umani non potreste immaginarvi. peer esempio:

  • dice l’annuncio: “appartamento in una tal zona con soppalco abitabile e giardino“. nella lingua di noi mortali, che perfino prendiamo delle ore dal lavoro per venire a seguire voi, o agenti, vuol dire: “appartamento striminzito e claustrofobico, in un’adiacenza di un campo nei pressi di un altro campo sperduto vicino a tal zona, con soppalco-nicchia da guardone e giardino. distante 20 metri dall’appartamento”. in pratica, per andare in tal giardino (un recinto con una casetta), dovevi prendere, scendere le scale, uscire dal palazzo, superare i parcheggi e vualà! comodissimo.
  • dice l’annuncio: “casa indipendente con un muro confinante con un capannone di proprietà“. tradotto: “pezzo di tal capannone trasformato in casa adiacente da un lato con il capannone di proprietà (se lo vuoi comprare), dall’altro con un altro capannone. nella zona artigianale del paese”. ora: la cosa brutta è che, a parte la zona (alle 7 iniziano già i rumori di officine et simili) e i capannoni nei quali fra un anno potrebbero anche esserci che so, depositi di vernici tossiche, la casa, dentro, era splendida. entrata con disimpegno, cucina grande con cantinetta interrata adiacente, bagnetto, lavanderia, salotto grande con scala in muratura (miracolo), piano superiore con 3 stanze grandi, uno sgabuzzino e il bagno grande. e il giardinetto. maledetti*. lì abbiamo proprio sofferto.
  • dice l’annuncio: “casa indipendente (aridajje) di 2 piani con giardino“. invece…indovinate? uno era un piano, quello terra per intenderci. l’altro era un sottotetto bello e buono nel quale erano state ricavate 2 camere e un bagno. camere nelle quali dovevi abbassarti per entrarci (porta bassa), e certo non dovevi alzarti quand’eri entrato. se non volevi una travata in testa. ovviamente, il garag era infinitamente comodo e grande. grazie, eh.
  • dice l’annuncio “casa indipendente di due piani, in centro storico del tal paese, con giardino di 130 metri quadri“. ecco. qui non so come commentare. cercherò di mantenere la calma. intanto ci si para di fronte una bicocca minuscola contornata da palazzoni (chi ha visto il film AP! può immaginare la lochescion). molti dei quali…mmm…diciamo…caratteristici. pieni di roba stesa in ogni dove, cianfrusaglie arrugginite in bella vista e quant’altro. comunque. il giardino di 130 metri era una rampetta con aioletta adiacente. non scherzo, erano si e no 20 mq. più no che si. piano terra: soffitto probabilmente progettato da puffo geometra. basso basso. spacciavano una taverna per salotto e una lavanderia per bagno padronale. le camere, anzi no, LA camera e il ripostiglio veramente minuscole. scena trascendentale: voglio vedere fuori dalla finestra, l’agente immobiliare fa finta di non saper alzare delle veneziane. arrivo e le alzo. guardo il balcone a 20 cm da me (il pavimento del balcone, per la precisione) e le riabbasso. punto.

potrei andare avanti per almeno altri punti, ma rischierei di essere ripetitiva. abbiamo capito che ogni annuncio pubblicato da quella tale agenzia è una sòla**. abbiamo capito che, a quel prezzo lì (che poi, dignitoso), se hai il giardino non hai il garag. se hai il garag non hai il secondo bagno. se hai il secondo bagno non hai il giardino. se hai tutte queste cose e stai bene in piedi ovunque, scappa, di sicuro stanno per costruirti di fianco o un allevamento di polli oppure una centrale nucleare.

(a breve la recensione della casa che ci attira un sacco)

*un appunto. se tu, o agente dei miei stivali, mi fai vedere una casa piena di cose aperte e lasciate lì, gli occhiali appoggiati sul piano della cucina, il sapone col beccuccio aperto, i capelli sul lavandino, lo spazzolino sul portaspazzolino in bagno, le pentole nel lavello, e io ti chiedo “ma è abitata?“. tu non mi rispondere che “era affittata, poi gli inquilini se ne sono andati un po’ di fretta“. che non son poi così tanto scema.

**no no, questa la devo dire assolutamente. tale agenzia voleva portarci a vedere una casa. dalla piantina capiamo che potrebbe essere una casa già vista, ma qualcosa non quadra: quelle da vedere era di 135 metri, quella già vista di 80. quindi decidiamo che non è la stessa. ma, dopo l’ennesima sola, prima di approdare a quest’ultima, chiediamo con nonscialans all’agente se si tratti proprio di quella là. risposta: si. “mi scusi, mi spieghi i 135 metri. non erano 80?” “beeeee, ma nooooi consideriaaaamo anche i pooooosti maaacchina!” “quello spazio sul ghiaino davanti a casa di si e no 20 metri?” “” “e poi, com’è che l’altra agenzia la vende a 10.000 euro in meno?” “beh, ma si sa che poi si scende“. chiuso. per sempre.

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nessuna pietà

Posted by zdora su 26 luglio 2010

se è vero che tale pietro tavallini ha detto al pm (quindi si parla di un documento ben più serio di un’intervista che so, a max) che essa , insieme al solito gruppetto di sospettabilissime

si fa di cocaina…

…allora la rai, così coerente, dovrebbe toglierla di mezzo come ha fatto con uno scomodo morgan.

o almeno. uno se lo dovrebbe aspettare, no?

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scene fantozziane

Posted by zdora su 15 luglio 2010

prendete 2 zdori dotati di abbondante agiuilità, senso dell’equilibrio e buonsenso.

fatto? bene. metteteli al mare.

fatto? se siete pronti per le risate, dotateli di materassino nuovo di zecca (7 euri, uno dei modelli scic).

si inizia con tentativi di salire sopra codesto materassino in acqua altezza decoltè.

le scene seguenti sono dotate di delirante iumor da filmetto vanzina. dallo zdoro che cerca di salire stile “cavallina” alla zdora che si adagiua di lato sul materassino (come per circuirlo), ci sale vittoriosa e dopo mezzo secondo si trova con il fetente sopra la testa (e beve)

serve dirlo? dopo due minuti si decide che, per salire sull’aggeggio infernale, l’acqua dev’essere al polpaccio. di bambino.

ochei. ci siamo. la zdora sale. ed ora la sfida si evolve in misscion impossibol: salire tutti e due. e qui. scene madri degne di rocco siffredi, dai, vieni da sta parte, no, sali di qua, aspetta a salire di là! no, mi fai male così. succede il miracolo. siamo tutti e due, una testa da una parte e l’altra dalla parte opposta. siamo du legnetti, se ci spostiamo cadiamo. ci guardiamo stiamo così due minutini.

lo spettacolo finisce con entrambi messi in modo trasversale , testa da una parte, gambe che fanno sciaf sciaf dall’altra, che cercano di beccare le onde in modo giusto.

amore, io esco, mi è venuta un po’ di nausea con ste onde” (disse l’uomo di mare)

hm. pure io non sto un fiore…” (disse la sua bella).

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assurdità

Posted by zdora su 7 giugno 2010

questa è talmente bella che vale la pena di essere raccontata.

Mi trovo a dover reintegrare alcuni giorni di magra in quanto a visite in ambulatori, con le pappe. quindi, stamattina, me ne vado da un veterinario che fa la mia medicina. decido di andare prima da lui. già farmi aspettare non salutandomi nemmeno quando  si affacciava sulla sala d’attesa non è stata proprio una prova di buona educazione. Di solito, tra colleghi, ci si saluta e si chiede cortesemente di aspettare. ma tant’è. può esserci il giorno no, e non ho neanche voglia di scocciarmi. quando fa entrare una coppia con cane e mi dice di entrare, scocciato, sto per girare i tacchi. ma mi sorprende: la faccia scocciata era perchè “odio far aspettare i colleghi, guarda, scusa“. ho ho ho. forse mi son sbagliata. ma poi continua “dai, ti faccio andar via subito così rimedio“. modo molto cortese di dirmi “fa presto”. e già qua mi girano un po’. lui guarda il sacchetto dove c’è il nome della ditta, mi fa ” vieni a vedere“, e mi conduce in corridoio. dove, adagiati beatamente ci sono due mega sacchi del prodotto che promuovo. li guardo, e intanto lui…

beh. è imbarazzante.

lui…mi dà un colpetto sulla fronte. cioè. sapete quando ci si scorda qualcosa e ormai è tardi, che ci si tocca la fronte così, con un colpetto secco? ecco. esattamente quello. i miei pensieri, nell’ordine, sono:

  • sei un cretino
  • come ti permetti, chi ti conosce?
  • cosa ho sbagliato?
  • è forse un altro collaboratore di sta ditta e nessuno mi ha detto niente?
  • sei un cretino
  • come ti permetti

faccio finta di niente, ma devo sapere: “allora…viene già la collega? non devo passare qua? non mi ha avvisata nessuno” “no, non è passato nessuno. lo prendo perchè mi piace“.

quindi, caro cretinoide, questo gesto da “scemotta, non vedi che ho già i tuoi prodotti” cosa significa? io sto facendo il mio lavoro, non ho sbagliato nulla, quindi?

ma andiamo avanti. perchè no, non ha finito.

ci sediamo. gli faccio un veloce riassunto dei prodotti, lui mi chiede delle informazioni “sai, faccio una medicina diversa“…”ecco…sono qui anche per questo. la faccio pure io. cioè…volevo sapere come ti trovi, poi, se vorrai un giorno  vorrei alcuni consigli…” “veramente non ho più molto tempo per fare questo tipo di medicina…ma tu…dove lavori?” (lampo. forse ha bisogno di aiuto. oddio, magari è così)”io veramente sto cercando di crearmi una nicchia, mi appoggio ad altri ambulatori…” “mi spiace, io cerco qualcuno per bologna” “beh, ma io mi sposto! io posso…” “ok ok, vieni di là che faccio una cosa, che parliamo“. è fatta. lo convincerò che le domiciliari le posso fare io!  la collega donna, ovviamente retrocessa ad assistente, ha preparato tutto per fare un’estrazione di corpo estraneo. i proprietari non sono per la quale, si sentono male solo per l’iniezione di sedativo. io, dal mio angolino “se vuoi ti posso tenere il muso, io non svengo“. “allora vieni! per una volta che ho qua due belle ragazze…” (ossignore. continua così e ti faccio diventare donna IO, misognino dei miei stivali). l’estrazione si compie come da manuale, lui è bravino, si. ma appena mi piace un minimo ricade giù. “allora, ti dicevo. a me serve qualcuno per bologna. ma cerco preferibilmente un ragazzo” (QUINDI?!?) “beh, che vuol dire scusa?” “beh, sai, guidare e rispondere al telefono mentre vai ad un’urgenza, le donne non ci riescono“. io e l’altra ci guardiamo. ridiamo. “se vuoi crederlo credilo pure. ma devi sapere che anche se sono donna, riesco a fare due cose contemporaneamente, anzi“. “nooo, ma è che mi serve qualcuno che faccia le urgenze a bologna” (quindi che cavolo centra la mia medicina?!?)”quindi, se conosci qualche ragazzo, dimmelo, eh“. “hm” (sguardo più che perplesso) “beh, me ne vado. grazie, eh. a proposito, sai mica se a pranzo la clinica qua vicina è aperta?” (sai, sta a 2 km da te) “che domande stupide fai, sembri unA cliente“. questo discorso davanti ai clienti. “beh, che ti aspettavi, sono donna “(sguardo alla collega, che se la ride di gusto). esco. giro l’angolo ripetendomi che non può essere vero, non può esistere. è una barzelletta. mi sento chiamare. vorrà chiedermi scusa?

senti, no parlavo sul serio, prima, vedi se ci sono ragazzi a bologna centro.” oddio. insisti? ma ci sei o ci fai? “peccato, ho una collega molto brava, ma è femmina” “nooo, ma se vuole certo,  ma sai, a me serve qualcuno che vada in giro soprattutto di notte, e le donne di solito non si alzano per andare in giro di notte“. (gli farò conoscere un paio di ragazze che si fanno le reperibilità notturne. in ogni caso, c’è modo e modo per dire le cose). rido. vado. non tornerò più. o forse si, voglio farmi ancora due risate. ma anche no.

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zdoro. sempre più sulla notizia.

Posted by zdora su 16 febbraio 2010

ogni mese, grazie alla voglia di mettersi ancora a studiare (furba, eh?), ci si ritrova in quel di milano. qualche volta si parte da sole, alle 7 di mattina, poi si va a lezione e alle 18 si è già spapparanzate in un letto di otel con una focaccia da mangiare ale 19 e la tivù accesa per compagnia. altre volte, invece, si parte in due il venerdì sera e, mentre la sottoscritta si sorbisce ore ed ore di spiegazioni e pratica e affascinanti nonchè complicati concetti, lui sta col suo testimone e i suoi amici e va a farsi i giretti in centro.

l’altra volta, precisamente quella di dicembre, mentre io cerco di capire perchè devo pungere milza nove piuttosto che stomaco trentasei, lui se ne gira beato per le piazze e i vari banchetti. “sai“, mi dice quando ci vediamo “mi sa che dovevano fare dei comizi o cose del genere, ho anche visto un politico! pensa, magari arrivava pure silvio“. alla sera, quando approdiamo finalmente a casa, ci accoglie la notizia che proprio lì, poche ore dopo, silvio ha preso una bella botta. in testa.

questo mese, precisamente venerdì scorso, ripartiamo in due. scherziamo sul fatto che lo zdoro non possa andare in centro, sia mai che succeda qualcos’altro. il nostro amico ha cambiato casa, e c’è una camera matrimoniale libera, quindi l’ospitata scatta di conseguenza. alla partenza chiamiamo. “dove abiti che impostiamo il navigatore?

è facile arrivarci, basta che scrivi “via padova”

devo proseguire?

nb: l’unica volta che non ho trovato parcheggio sotto casa è stato sabato pomeriggio. e meno male.

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ci risiamo

Posted by zdora su 28 ottobre 2009

sono tornate, più numerose e infiltranti e pronte ad essere calpestate che mai. che poi, non è ancora dicembre, eh.

DSC01328in questa foto potete ammirare un gruppetto mentre si organizza per una delle prime spedizioni esplorative del 25/10/09

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monotematica

Posted by zdora su 13 ottobre 2009

lo so, lo so. parlo solo di matrimonio. fra un pochino smetterò. ma ora vi faccio un regalo. vi regalo del buonumore. in questo sito potete trovare, siorri e siorre

matrimonio arcobaleno, con sposa, sposo, damigelle e damigelli multicolor

matrimonio appeso, con alcune foto agghiaccianti che fanno capire quanto la gente sia fuori di testa (nel sito c’è il collegamento)

matrimonio veramente fine e posato, con damigelle in fucsia e carrozza di cenerentola in plexiglas che porta la sposa

matrimonio gotico, a tratti (a tratti?) agghiacciante e dal sapore marcatamente inquietante, a partire dalla fronte di lei

proposte di matrimonio andate male (e filmate), una più triste dell’altra.

altri matrimoni sobri, tra cui questo. veramente sull’orlo dell’orendezza

e chi più ne ha più ne metta. io e lo zdoro, in assoluto, adoriamo questo

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aiuuutooo!!!(che schifo)

Posted by zdora su 10 settembre 2009

dal sito di repubblica

Per molti anni ha cucinato e servito come snack scorpioni e altri insetti. Ma adesso Suang Puangri, buddista convinto, ha deciso di fare ammenda per aver ucciso tante creature innocenti. E così ha riadattato la sua casa, nella provincia thailandese dell’Uttardit, in modo da poter allevare, come animali da compagnia, circa 4600 scorpioni. “Anche se guadagnavo bene” ha spiegato “soffrivo molto nel fare del male a queste creature”. La moglie e il figlio si sono adattati abbastanza bene al cambiamento, anche se lei ammette: “Non ho paura, ma non mi azzardo a toccarli”. E intanto lui, che dice di essere stato punto così tante volte da essere immune al veleno, medita almeno un’ora al giorno in mezzo ai suoi animaletti. E spesso ne tiene anche uno in bocca.

ora. non riesco a togliermi questa immagine dalla testa.

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i flagelli dell’abruzzo

Posted by zdora su 9 aprile 2009

  • il terremoto
  • il freddo
  • gli sciacalli
  • i giornalisti (un particolare “vergogna!” al tg1)

io nel mio piccolo sono dispiaciuta, ho dato, mi sto indignando.

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questo regalo non s’ha da fare

Posted by zdora su 7 febbraio 2009

vi avevo raccontato degli ambitissimi guantini che lo zdoro mi aveva regalato per il compleanno, no? ecco. a fine gennaio gli telefonano e dicono che non hanno abbastanza cascmir per la fodera interna di guanti lunghi. quindi O li faccio corti OPPURE aspetto il prossimo anno e ci ridanno l’anticipo. giammai, vili marrani, ormai i guanti corti ve li potete scordare! aspetterò il prossimo autunno e allora si, che i miei guantini saranno creati. suvvia. non si può illudere una persona così. o quelli o niente, ecco. beh. lo zdoro mi entra in crisi. “ecco, già non abbiamo festeggiato (era a letto con l’influenza), poi non ho neanche il regaaalo…uffa” con la faccina da cane bastonato, tutta guancia e occhietto che guarda verso il basso di lato. ora: cercate voi di spiegargli che non è una tragedia, che va bene lo stesso, che lui il pensiero l’ha avuto e non è colpa sua. affranto. tutto mogetto. in ansia.

passano un po’ di giorni, è lunedì ed io ho una bruttissima giornata (questa è stata una luuunga settimana, si), ero giuissimo, e non mi trovo sul letto un mazzo di 3 rose rosse, un pacchetto e, udite udite, un bigliettino? si, lo so, il bigliettino dovrebbe essere meno enfatizzato, ma se calcolate che io li adoro e gliel’ho sempre chiesto e lui si è sempre rifiutato…tutta feliciue scarto tutto e che mi trovo di fronte? un super spremiagrumi di quelli con la leva tipo slot mascin che premi e si schiaccia l’arancia ed esce tutto il succo. adoro. mangiamo e subito ci mettiamo a provarlo. taglio l’arancia con la bavetta dai soddisfazione, la posiziono, premo e…si spreme solo la parte centrale. infatti gli abilissimi inventori del maggico aggeggiuo o avevano le mezze arance coniche oppure potevano risparmiarsi tutto quello spazio laterale nel quale l’arancia viene spinta ma non schiacciata. cioè. io comincio a ridere, lo zdoro è a dir poco sconfortato. decidiamo che andremo mercoledì a cambiare sto scempio della tecnica così mi sceglierò il regalo.

mercoledì, dopo una giornata devastante mi ritrovo ad imola in sto negozio dove stiamo mezz’ora per scegliere (comprerei tutto). la commessa è sullo stufo andante quando finalmente decido cosa prendere: un coso con la piastra sopra e una specie di fornelletto sotto per fare le crep. mia mamma ne faceva a vagonate (da quando gli amici hanno protestato non le fa più, mannaggia a loro), quindi penso che si, di piatti interessanti se ne possono fare un sacco, e poi quelle in più le mettiamo in sacchettini e poi congeliamo, si si che zdora perfetta. l’unica obiezione avanzata dallo zdoro è stata “si, peccato che è della stessa marca dello spremiagrumi, speriamo bene“. arrivati a casa apro la scatola e mi sembra tutto a posto, si dai.

ieri sera decido che è ora di provare il coso. prendo tutti gli ingredienti, lavo la piastra, la appoggio sul fornelletto e la passo con uno scottecs unto. e qui la prima avvisaglia: la piastra non è molto stabile. è tenuta su da tre cosini senza fermi di sicurezza, quindi ecco lo zdoro che comincia “se fa così con uno scottecs dove se ne va quando devi stendere e girare la crep?!?!” “mmmm…nnnno…daaai, in caso la teniamo con una presiiina” “una presina? stai scherzando?” intravvedo un bagliorino nei suoi occhi. quel bagliorino serve a preannunciare che se andrà tutto come deve andare perfettamente fino alla fine le commesse hanno speranza di vita. faccio la pappetta, scaldiamo per 4 minuti la piastra (in realtà tendo a farne passare 10, di minuti, per essere sicura) e poi vado col mestolino. da premettere che la commessa aveva affermato che la quantità del mestolino era quella giusta misurata per una crep. neanche a dirlo, di mestolini ce ne sono voluti 3 per una crep sottile e piccola. la testa del mio uomo sta fumando. nel libricino c’è scritto di aspettare 45 secondi e poi girare. noi aspettiamo, aspettiamo, passano 2 minuti e ancora è liquida al centro. perchè si, miei cari. la spiralina che dovrebbe far calore al centro non fa proprio un tubo. lo zdoro inizia “ecco! sto coso lo puoi lasciare fino a domani che non ha cotto un cavolo! secca solo!“. io inizio a ridere. prendiamo una padella antiaderente e le crep le facciamo lì. il coso lo abbiamo lasciato lì a scaldare per un’altra decina di minuti, poi, stufa, ho tolto tutto. questo il risultato:

dsc00597sto pregustando il momento in cui lo zdoro irromperà nel negozio, non più gentile come la prima volta. già me lo immagino, con le fiamme alla mila azuchi negli occhi. intanto continuo a dirgli di lasciar stare il regalo. che proprio quest’anno non s’ha da fare.

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