Zdora

l’angolo del futile

ecchime (i miei capelli parlano di me)

certe persone raccontano la loro storia in base agli anni, altre in base ai luoghi. io mi racconto attraverso i miei capelli.

bambina: eh. si. ero proprio bellina. la frangiona a triangolo con capelli alle spalle un po’ scalatini e riccioli. insomma: la pettinatura adatta ad una vanitosona come me. coi codini, poi, ero irresistibile. anche quando piangevo.

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estate prima dell’inizio della scuola (in assoluto): guardando le foto di me a due anni, decido che il capello corto mi starebbe decisamente bene. quindi, accompagnata da una madre anche troppo accondiscendente (data l’imminente tragedia che stava per accadere sul mio cuoio capelluto poteva opporsi, no? no.), vado dalla lisetta e me li faccio tagliare a maschio. ora immaginatevi la scena in cui le amiche di mia nonna le dicevano che aveva proprio un bel nipotino. “sono una femmina (muso)“. “aaaahhh…e quanti anni hai, bella bambina? forse 5?” (pensando che ne avessi al massimo 4, si sa che fanno così). ” ne. ho. se-i.“. ecco. frustrazione. e sconforto. decisi che non li avrei più tagliati. ma dopo una decina d’anni me ne sono dimenticata.

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quinta elementare: da vera lider, decido di farmi la riga in parte (si, da dove vengo io si dice così). il mio parrucchiere molto avanti fa una cosa da ritiro di licenza (o qualunque altra cosa debba avere un parrucchiere per poter fare il parrucchiere). mi taglia i capelli già con la riga. si, so che potete seguirmi. se, inavvertitamente, un ciuffo di capelli che doveva stare a sinistra se ne sfuggiva a destra, si notava questa cosa più lunga che sbucava, appunto, a destra. UN INCUBO. mannaggia. ma ero così avanti. ah. ed ero senza frangetta. va beè, che c’è di male? che avevo sempre la banda laterale sull’occhio. permanentemente. cacchio, sembravo una bambina del broncs, o comunque di una zona malfamata. se poi ci mettiamo che i miei capelli si ungono con la velocità che neanche flesch, lascio alla vostra fervida immaginazione sti du spaghetti che mi penzolavano davanti al mio bell’occhietto destro. manco fossi l’insegnante guercia di maia (è difficile tu lo sai, ma come sempre insisterai, maia, tu non ti arrenderai, ed un’attrice diventeraaaai-tu tu tu tum).

poi sono arrivate le fatidiche medie: un tripudio di schifezze di ogni tipo. per poi giungere alla vetta con una pettinatura di mia invenzione, orenda. immaginatevi un caschetto un po’ mosso, fatto? immaginatevi di prendere i capelli da sopra le orecchie e formare come un enorme riportone, fermato da un elastico posizionato davanti e lateralmente. ma non è finita: dalla parte opposta all’elastico, lasciavo cadere un ricciolino di frangia, per creare un’artistica asimmetria. è stato peggio di un virus. dato che, come detto prima, ero lider, tutte le mie compagne hanno cominciato ad acconciarsi così. cosa positiva: vedendolo sulle altre mi sono accorta di quanto fosse ridicolo.

scusate, non ho fotografie che attestino questo scempio. ma un disegnino ci stava.

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la seconda parte delle medie è scemata (nel senso che ero proprio scema, ma pur sempre una lider, ricordatevelo), e non ho fatto molte altre schifezze immani perchè il parrucchiere genialoide di cui sopra ha fatto l’unica positiva per il mio cuoio capelluto, ovvero: mi ha iniziato al diffusore. quindi ho scoperto di essere naturalmente riccia. uau. un futuro pieno di boccoli mi si prospettava innanzi. povera me, ero ignara di quanto mi sarei arrovellata per tirarli a dovere.

metti il capello riccio, metti la frangetta sottile sottile tipo due filini, toglimi la “liderità” e hai fatto i miei primi due anni di liceo. erano belli lucidi, sì, ma la mia sciagura si chiamava ambra. cioè, mi dicevano che ci assomigliavo solo perchè avevo i capelli come lei. li avevo così anche la prima volta che sono andata in discoteca la sera, a iesolo. il mio unico ricordo di quell’esperienza è: tutte le mie amiche (anche quelle morosate) imboscate con bei ragazzini sconosciuti. io da sola. un misto di depressione e vergogna. ma tant’è. erano molto molto peggio quando me li tiravo (non ero ancora quel genio del fon). un altro ricordo del mio primo capello riccio è il campo estivo con gli scaut. la sera ci facciamo la doccia e la mattina son tutta permanentata. tutti che mi guardavano con sconvolgimento/incredulità, compreso quello che sarebbe stato il mio moroso recidivo per una decina d’anni. heee….le storie da campo estivo…

arriva il momento in cui chiedo alla mamma di potermi stirare il capello con l’acido. risposta naturale da dare ad una figlia sedicenne:no. ma per fortuna arriva, come mediomen, il solito parrucchiere dei miei stivali con un altro simpatico barbatrucco. “uh, ora te li accorcio così non possono essere ricci“. dopo quest’affermazione avrei dovuto scappare a gambe levate ma no, la mia timidezza mi fa solo chiedere a voce flebile “ma non mi fai il taglio alla chelli, vero?” “ma noooo…ti faccio un taglio personalizzaaato“. un comunissimo, mal scalato, taglio alla chelli. con due banane come frangia. e quando vado a fare la foto per la mia prima carta di identità? il giorno dopo, appunto. quando, dopo 5 anni, l’ho cambiata, mi sono fatta ridare la foto, sapevo che prima o poi sarebbe servita. servita a spiegare alla gente di non credere ad un parrucchiere che dice che accorciando i capelli non possono più essere ricci.

file0068-copy.jpg

precisazione: il capello,oltre che rimanere riccio, ha anche dato alla mia testa un’affascinante conformazione a fungo atomico. per cui, quando uscivo, i miei capelli avevano l’effetto “bagnato”. cioè li bagnavo sempre. per fortuna che era estate.

uh. quanto mi piaceva, simone. avevo 16 anni (si, ancora), lo adoravo. mi ricordo un 23 ottobre dopo un’estate a star male per sto idiota che mi aveva mollata per un’altra, che però io continuavo ad “amare” incondizionatamente. un 23 ottobre in cui lui mi venne a prendere a casa e mi portò a fare una passeggiata. un 23 ottobre in cui lui mi disse che era allergico a dire che eravamo insieme, mi chiese se volevo NON essere insieme a lui. ma certo. ovviamente era rimasto un idiota. ma il richiamo a 4 matrimoni e un funerale era troppo invitante. inutile dire che il 1° dicembre l’ho trovato mano nella mano con la marta, quella sgualdrinella. cosa c’entra col mio capello che, ricordo, stava crescendo dopo il traumatico taglio? c’è che quando mi ricordo sto periodo mi viene in mente inevitabilmente mia mamma che mi insulta prima di uscire perchè pettinata così faccio schifo. com’ero messa? coda bassa e ciuffi laterali cresciuti tenuti dietro le orecchie, con riga in mezzo. facevo schifo? in realtà si, mai fui più sciatta nel mio luc.

la decisione di pareggiarli era inevitabile, ma non prima di farmi una pera di cristal soleil. spruzzavo, spruzzavo. senza notare nulla. pensavo che mia mamma nella boccetta ci avesse messo dell’acqua così mi faceva l’effetto placebo ed io mi sentivo avanti. errore. errore.

arriva la primavera dei 17 anni. io e quella stronza della silvia decidiamo di andare un mese in inghilterra per l’estate. uh, il nostro primo viaggio da sole. mi impunto. decido di obbligare i miei a darmi il permesso per la fatidica stiratura (o contropermanente, è lo stesso). non so come, ma ce la faccio. errore. errore. addio capello lucido per almeno quei due annetti. una massa di capello crespo senza tono e dritto. che dovevi tirarli per forza se no sembravi maga magò. eppure il parrucchiere di cui sopra mi aveva detto che non avrei più dovuto stirarli! ma guarda te. poi, in inghilterra con tutta quell’umidità immaginatevi l’effetto osceno. mah.

ultimo capitolo della storia mia e del sub-parrucchiere: ho 18 anni da 6 mesetti, ho lasciato il gion per il morosetto che mi aveva spezzato il cuore a 15 anni, quello del campo estivo. decido di farmi un taglio un po’ più vivace e giovane. peccato, imperversava ancora beverli ils. ma l’esempio di moda ora era valeri.

(ovvio che questa è valeri vera: non ho mie foto)

beh, il taglio era decisamente meglio di quello alla chelli. ma. c’è un “ma”. infatti l’abilità del sub-parru nelle scalature era pari a zero. solito gradino dietro il coppino. piangente corro a casa. mia mamma prenota dalla parru2 per il giorno dopo. e qui un altro importantissimo ricordo.

il giorno dopo: arrivo dalla famosa parru2. dopo aver lavato ed aspirato (si, aspirato. con una specie di tubo dell’aspirapolvere. dicevano per togliere l’umidità) il capello mi fanno adagiuare in una comoda poltroncina e mi fanno un bel massaggino alla testa per rilassarmi. sono in paradiso. arriva parru2 e mi chiede che taglio voglio per aggiustare sto schifo che ho in testa. il momento clu si ha quando mi chiede “cara, cosa vuoi evidenziare sul tuo viso?” “beh, mi sembra ovvio. gli occhi, son l’unica cosa che mi piace!” “mmm, giusto, e da cosa vuoi distogliere l’attenzione?” “vediamo…dal doppio mento?” “no” “dalle orecchie (che sono piccole belle ma magari a lei non piacciono, chi lo sa cosa vuol sapere questa)?” “no” “lentiggini?” “no” “bocca (cos’ha di male la mia bocca?)?” “no” “mmm. dalle…boh, sopracciglia?” “no” “ma allora da cosa?!?!?” “dal naso, cara, dal naso!” ora. giuro di aver visto la mia immagine riflessa incorporata di un naso che si ingrandiva a vista d’occhio. certo, c’ha due punte, ma non è così male. è un po’ pronunciato, ma suvvia!. alla fine ci mettiamo d’accordo per un taglio corto molto fescion e sbarazzino. con due filini di colpo di sole ai lati del viso per distogliere sta benedetta attenzione da quella che ormai mi pareva un’enorme, fastidiosa proboscide. arrivata a casa mi sono guardata allo specchio ed ho deciso che mai più avrei guardato in cagnesco questo mio naso che non ha proprio niente di male. ora. le uniche foto che testimoniano il taglio sono 1-a casa dell’unica “amica” che io abbia mai odiato e 2-a casa del mio tri-ecs, che non vedo da 5 annetti. quindi scusate se non mi sembra il caso.

il taglio è cresciuto, è passata tanta acqua sotto i ponti e mi ritrovo al primo anno di università. ed ho scoperto l’utilità dei bigodini, soprattutto dopo essere stata un’ora a tirarti i capelli. sapete, quell’effetto da diva americana anni 80. purtroppo arrivano le feste di natale e la sofferta scelta del vestito di capodanno. da brava ragazzetta idiota ne compro uno che ha la schiena scoperta e il davanti accollato con tutto il piumino che ti vien da sputare da subito. ovvia mis per una persona che odia avere la schiena scoperta e le maglie accollate perchè si sente soffocare. ma tant’è. come lo faccio il capello? lo raccolgo? naaa. troppo facile. ci ricado. lo ri-taglio. perchè bisogna avere coerenza, qua. vestito schiena scoperta? capello corto. ovvio. ovvio. che stupida. l’aneddotino legato a questo luc è: ragazzo che conosco in un autobus insieme alle mie amicone, tale francesco. mi chiede il numero. mi chiama. decidiamo di vederci solo noi due. ochei. ho le unghie mangiucchiate, quindi via di unghie finte con smalto lilla. sto andando all’appuntamento e…non perdo l’unghia del mignolo? “hem…ho rotto quest’unghia e per farla respirare non ci ho messo lo smalto…“. dovevo immaginare che un ragazzo che si beveva sta storia non era poi sto genio. si, si, ora lego le due storie. un pomeriggio esco con la eli e paolo a bologna. non avevo voglia di truccarmi molto, nè di stirare i capelli a dovere. mi metto tanti ciappettini per fare una cosa un po’ originale e esco. chi ti trovo? francesco con un suo amico che lo guarda malissimo perchè si vede che non approva nè me nè la mia pettinatura nè le mie scarpe fornarina con la maxisuola che alza di 5 centimetri (francesco e il suo amico sono dei microtappetti in confronto a me+5 cm). due sere dopo, alla cena del mio compleanno, lui mi bidona clamorosamente e non si fa più vivo. lo rivedrò l’estate dell’anno dopo: lui ci riprova spudoratamente e io gli dò un due di picche dei più clamorosi. nei ricordi miei e dell’eli lui è “l’uomo zerbino”, dato l’imponente pelo, che spuntava dalla polo aperta, rasato col righello seguendo la riga delle clavicole. quell’inverno aveva sempre portato il collo alto, in quel momento scoprivo il perchè.

novembre dell’anno dopo: si, il capello è ricrescuto e sono salva. ma come avete già immaginato io, senza far niente ai capelli, non ci sto per molto. decido che è ora di diventare più grintosa. seee! rosshaaaa! si si ci sto deeentro, sono carichissima! esco, compro alla cop la tintura fai da te e poi vado in piazza. devo premettere che io, con la compagnia del mio paese, avevo strachiuso, quindi non volevo incontrare nessuno di nessuno. naturalmente incontro quello che in quel momento era il mio bi-ecs in veste di innocuo amico (maddechè). andiamo a prendere un caffè e poi VIA! a casa sua. per la mia doppia prima volta. ebbene, tutto questo giro di parole per dire che, quel pomeriggio, la sottoscritta ha creato per la prima volta un indirizzo imeil e, sempre per la prima volta, s’è tinta i capelli. poco importa se sui capelli sopra la tempia destra troneggiava un’enorme macchia rosso fuoco, e il resto del cuoio era a chiazze.

due settimane dopo, disperata, vado dalla parru2 per farmeli aggiustare. ramanzina. mi comincia a tingere i capelli, ma noto che sta 40 minuti a spennellarmi le radici, mentre il resto dei capelli riceve solo un’emulsionatina e sta in posa veramente poco. risultato, orrendissimo: i primi 3 centimetri di ogni capello erano del colore desiderato, il resto…di qualcosa simile al verde…mi guardo dopo l’asciugatura “hm…ma sta doppia colorazione?” “nooo…è il neon, vedrai col sole come cambieranno” “c’è la linea di demarcazione fra un colore e l’altro.” “beh, dopotutto hai fatto te il danno, te li sei tinti in casa!” “vabè, allora perchè non sono verdi solo sulle chiazze che avevo fatto io?” esco. e non mi rivede p.i.ù.

il giorno dopo: parru 3, ovvero amica della mamma che lavorava dallo pseudoparru di cui sopra, che poi ha cambiato salone. mi vede, fa un gemito di orrore e comincia a impiastricciarmi fino a che non mi fa diventare uniforme. rosso mogano effetto flesc, per la precisione. ma le ero profondamente grata. di quel periodo ricordo…hm…no, non ho voglia di ricordare un bel niente.

febbraio 2001, iaris metallizzata :”hm…sai…dovrei parlarti…vorrei che tu dimagrissi…” (cioè: prendo la trifasica, sono una botte di liquido ritenuto, che mi dà più problemi che benefici poi solo per farti alla fine un piacere e…tu mi dici che vorresti che dimagrissi? a stronzoooo!!) “hm. che belle parole.” “no, ma non è che mi dà fastidio il grasso. è…è…la cellulite” (datemi un bazuca, un pugnale, una fionda, che mi prudono le mani) “hm…ciao, eh“. attimi di buio pesto. non sapevo se picchiarlo o buttarmi direttamente fuori dalla finestra della lavanderia (piano terra, eh, mica mi devo far male), l’unica certezza era il mio cuoricino infranto. ho smesso la pillola 5 giorni dopo. mi sono messa a dieta. sono dimagrita un bel po’. il capello era diventato color albicocca. e ho fatto un servizio fotografico. e lì, nel salone nel quale mia avrebbero pettinata e truccata…colpo di fulmine. lui, flavio, il parrucchiere perfetto. mi guardava e capiva tutto. due anni dopo s’è messo a fare il visagista e addio! sogno proibito del parrucchiere telepatico. ah. si capisce perchè qualcuno è diventato, dopo un anno, tri-ecs (dopo basta, tranquilli). potevo essere un po’ più sveglia e capirlo subito che non faceva per me, almeno dopo la frase che mi è stata snocciolata con nonscialans “sai, se tu perdessi 5 chili non ti lascerei andare in giro per strada da quanto sarei geloso“. e non commento oltre.

tornata ad un colore natiur, col boccolo sempre in ordine, i miei capelli dopo quei 2 annetti si stavano annoiando. ed ecco che, sorpresa delle sorprese, in casa arriva una nuova coinquilina: la super-parru. eh si, non avete idea dell’IMMENSA comodità, il sogno un po’ di tutte. ti siedi lì, davanti alla tivù, fai due chiacchere ed eccoti pronta con un nuovo luc. e il tutto senza toglierti le ciabatte. telecronaca del giorno in cui mi sento particolarmente temeraria: “engi, voglio il ciuffo come il tuo” e nel giro di mezza giornata mi ritrovo con una ciocca di capelli defunta in mano. ed ora? quei simpatici cuffi sbrindoli un po’ lunghi un po’ più corti degli altri capelli, che mi incorniciavano il viso così bene? spariti. al loro posto un ciuffo informe, un po’ riccio e crespo. no non me lo aspettavo così. ma un attimo, scatta il fon col bocchettone super stretto (e di che è se non il mio?) e mi fa i capelli lissi lissi. lissia pure lo schifociuffo. mi guardo allo specchio: una stra gnocca senza se e senza ma. ho trovato la mia via. e ai miei cento soprannomi che lo zdoro mi affibbia quotidianamente s’è aggiunto “ciuffetta”.

andata via da quella casa, giunta nel mio nido d’ammore, la storia con la super parru è durata poco: se n’è tornata in puglia. mannaggia. e allora che faccio? mi affido al suo ecs ragazzo, sempre parru. e qua ve ne ho già abbondantemente parlato: io lo amo. mi capisce, mi coccola, e soprattutto non mi fa disastri in testa.

riassunto per chi non mi legge da tempo:

laurea: pettinatura alla ciarlisengels, troppo gnocca. capita all’istante e accontentata. (vabbè c’è già nel sito ma la rimetto

poi sono andata in mehiho, i capelli tinti sono diventati gialli con la ricrescita, ma stavo bene.

tornata dal mehiho, ho deciso di fare un taglio sul drastico (per me). vado dal supermegaparru, gli dico di togliermi quella brutta ricrescita e di tagliare via tutta la stoppa. ora: lui è un po’ contrario a tagliarmi i capelli, perchè li vuole lunghi e su di me stanno meglio così. ma di fronte a quel tripudio di quadruple punte non ha battuto ciglio. intanto che tagliava, penso a nelli furtado, gli dico che con la frangetta ha fatto proprio un gran successone, che beata lei che le sta bene..lui mi fa “guarda che secondo me starebbe bene pure a te” (mmm. mi trovo davanti ad un bivio: potrebbe essere la mossa che lo fa avanzare direttamente a mio parru preferito, oppure farlo capitolare nel limbo dei parru incapaci vogliamo saperlo subito?) “taglia” “ma sei sicur…” “ta.glia. prima che cambi idea che fra poco piango“. uscita da là, mi precipito un po’ depressa dalla fra. dalla sua faccia capisco quanto sto male. ecco. e mò da chi vado? no dai, prendo fiato, vado a casa e provo a pettinarmi. non sono convintissima. mi servirà un po’ di tempo per capire quanto mi piaccia e sia comoda la frangia, soprattutto col capello sporco.

poi il capello è ri-diventato castano (pace!) e la frangetta cresce, si ritaglia ogni tanto… quando è troppo cresciuta si trasforma in ciuffo

… direi che ora ho finito di raccontare i miei capelli…

21 Risposte to “ecchime (i miei capelli parlano di me)”

  1. io alle medie cotonavo la frangia con la lacca 😉

  2. zdora said

    uddio, me ne stavo dimenticando! cavolo il ciuffo!

  3. manulea said

    direi che quel genio di parrucchiere con la sua affermazione stava cercando di confutare la legge di gravità specifica dei capelli ricci. che io sappia, più corti sono e più fanno l’effetto barboncino (parla quella che ha i capelli metà lisci e metà ricci. Lisci sopra la testa=mamma e ricci sotto=papà).

  4. zagam16 said

    ciao!!!!ti va di fare uno scambio???io ti aggiungo al mio blogroll e tu al tuo,cosi ci facciamo un po di pubblicità a vicenda!!!il mio blog è http://catanesetiscrivo.wordpress.com/ aspetto tue notizie!!!ciaoooooooo

  5. ciao, non riesco a commentare il tuo ultimo post!Forse hai disattivato involontariamente?

  6. Sara said

    😆
    Mi ha fatto morire dal ridere la tua vita di cute.
    Ma capita anche a te di avere un riccio bello d’estate e d’inverno un riccio morto e crespo? A me succede proprio così e d’inverno mi tocca andare di piastra. Ma vai a farlo capire alla gente che “no, non posso proprio lasciarli ricci d’inverno perchè fanno schifo!”
    😉

  7. brix63 said

    ah, i miei capelli hanno una vita propria ed indipendente…
    COLORE: radice castana, il resto rosso tiziano (no, non li tingo, sono sempre stati così), se vado al mare comincio a tendere di più verso il rosso carota…
    ASPETTO: morbidi ricci se non li asciugo col phon, se invece uso l’attrezzo infernale… avete presente i cugini di campagna?
    LUNGHEZZA: fino al sedere (li ho portati anche fino alle ginocchia, ma erano terribili… mi ci sedevo sopra, si impigliavano sull’autobus…

  8. carlo2003beta said

    Finalmente. Finalmente hai aggiornato la saga più intrigosa di Talia.
    Per la serie “chi se li taglia troppo” e “chi troppo poco”. Io a trent’anni ancora ce li ho. Tiè.
    Volevo anche aggiungere che in trent’anni (per chi non l’avesse capito, sì… c’ho (quasi) trent’anni) ho avuto sempre lo stesso parruccaro o barbieraio che dir si vuoglia. Vai, grande Alberto! So che non leggerai mai questo post ma grazie di tutto e continiuamo così! Quando andrai in pensione verrò a casa tua.
    P.S.: ancora non li ho compiuti ma praticamente c’ho trent’anni. Oppure si scrive trentanni tuttoattaccato?

  9. zdora said

    che veeeeeecchiooooo

  10. brix63 said

    ed io che ne ho 44 allora che sono, un dinosauro? :’-(

  11. carlo2003beta said

    Sì, vabbé… l’importante sono gli anni “dentro”. Infatti il mio fegato è come se ne avesse una novantina. A qualcuno avanza un po’ del suo?

  12. Giulia said

    lider? broncs? flesch?

  13. Giulia said

    Guarda non continuo a leggere oltre perche’ questo post e’ un insulto alla lingua inglese

  14. carlotta said

    concordo giulia: lider? broncs? flesch?
    e aggiungo: scaut, luc (forse era look???)…e ancora: beverli ils O_O che poi si scrive Kelly, non chelli, hai mai letto 1 trama?
    “giuro di aver visto la mia immagine riflessa incorporata di un naso che si ingrandiva a vista d’occhio. certo, c’ha due punte…” -> ma..ma..ma..
    tri-ecs sarebbe un tuo ex?
    basta nn riesco + ad andare avanti AAHAHHAHAA
    mi sa che eri troppo presa dai capelli per studiare!!!

  15. Termoionico said

    Care ultime due, non so se avete letto il resto del blog. Non vi è mica venuto di lontano il barlume che la nostra capoblog scriva così apposta? E che l’effetto finale sia pure divertente, con buona pace dei puristi snob? Mi sa che qua, di senso dello iùmor, ne gira poco.

  16. Ma dai, Termoionico, ti applichi su due scemette saputelle “diecenni”? Oh, mamma, evidentemente l’iumor non è fescion ultimamente, non è trendi, non è glamurus. No?
    Un bacissimo alla Zdora. Sì mitiiiiiiicaaaaaaa!!!

  17. manulea said

    Ammmmmmmmore de peresoso!!!

  18. […] ecchime (i miei capelli parlano di me) […]

  19. tappotuo said

    io ti blogrollo…mi stai troppo simpatica…
    piacere Mary…

  20. zdora said

    piacere! passa quando vuoi!
    zdo

  21. giugiu said

    ciao zdorina….presto ci aggiungerai una nuova foto vero? 😉

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