Zdora

l’angolo del futile

e il nome?!?

Posted by zdora su 4 settembre 2012

io e lo zdoro abbiamo i nostri due preferiti, ma suvvia. c’è sempre tempo per cambiare. sono curiosa di sapere i nomi da bimba che mi suggerireste.

Precisazione dopo il primo commento: vivo nella convinzione che, per una specie di riscatto karmico, mia figlia debba avere un nome che finisce per “a”.

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ebbene si

Posted by zdora su 28 agosto 2012

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trattasi di femminuccia!

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la tetta è mia e me la gestisco io

Posted by zdora su 14 agosto 2012

è risaputo che io non sia mai stata un’acciuga, sono sempre stata abbondantina. soprattutto quando si parla di decoltè si parla di cintura nera. quindi, 5 mesi or sono, potete capire cos’è stato andare in giro con nonscialans mentre qua davanti scoppiava il putiferio. i primi 3 mesi per strada rischiavo di essere scambiata per la famosa lola, poi per fortuna il tutto si è, diciamo, ridimensionato. un po’, non del tutto. ergo: 1-dolore atroce da seduta per i maledetti ferretti, se non dotata di costume mollissimo oppure di simil costume in cotone che oramai ha fatto la sua vita, e 2- sembro una pornodiva. faccio concorrenza ad afrodite a*. insomma, con tutti questi ormoni e questa irritazione si crea il cosiddetto “effetto freddo” in men che non si dica. decido di cercare un oggetto quasi mitologico, anche perchè chi lo sapeva, se esisteva o no: il reggiseno senza ferretti ma leggermente imbottito. e qui, cari miei, si è sfiorata la pura follia.

negozio namber uan: intimissimi

lo vedo, è lì appeso. ma la commessa non è d’accordo (cooosaaaa?!?). dice che devo sostenere, accompagnare le mie morbide forme in manierta più naturale. mi porge una schifezza immane color pelle abbronzata di itterico, tutta molliccia e dotata, naturalmente, di ferretti. “si, ma io l’ho visto, quello che voglio, fammelo provare“. sguardo di disapprovazione. provo l’obrobrio. molliccio è rimasto, quasi da fare del mio balcone una cosa ammosciata tipo orecchie da cocher. trasparente pure. mi fa male dati i ferretti che mi trapanano le costole, quindi direi che avevo ragione. provo il desiderato. di due taglie più piccolo. naturale, “è la massima alla quale arrivano questi tipi qua che non sorreggono“. ma io non sorreggo più solo una cosa, mia cara, e sei tu.

negozio namber ciù: davanti ad intimissimi

(di quelli tutti angusti ma pieni di scatole in ogni angolo, a detta di tutti “il migliore”. tremiamo)

madre e figlia. alla mia semplice domanda “lo avete così e cosà?” la risposta mi pare ovvia: o si o no. errore. errore. ti squadrano, oh povera donna pettoruta, inclinano un po’ la testa ed esordiscono con un bel “ho io ciò che ti serve“. uhu. ma guarda chi si rivede. molliccio coi ferretti. ma allora è un vizio! spiego che no, non voglio una cosa del genere, ma l’esatto opposto. ne propongono altri 3 o 4, sempre sulla stessa onda di pensiero. la figlia cerca di venirmi incontro, la madre fa quella “devi provarli, vedrai che ho ragione“. decido di mordermi le labbra ed entrare nel camerino, giusto per pietà per mia madre che mi guarda con occhio sconsolato (o sta pensando “ho una figlia isterica”? beh, tanto vale). toh. li provo uno dopo l’altro. da fuori arrivano solo parti censurate di miei grugniti. ad un certo punto presa dallo sconforto apro la tenda del camerino per far ammirare che razza di oscenità mi stanno facendo indossare, e qui la scena più tenera: la figlia che mi fissa e, manco troppo convinta, biascica qualcosa del tipo “ma noouoo…vedi come ti…hem…disegna bene le forme?“. “non voglio che mi disegni. voglio che non mi faccia male e che copra. questa è carta velina moscia“. oddio, fatemi uscire. ed esco.

negozio namber tri (de best)

commessa e padrona del negozio pluricentenaria. solita domanda. solita vaga risposta. mi si mostrano, cosa lo sto a scrivere, sempre le stesse linee. con la variante che ad ogni mia smorfia la commessa mi sorride saputella, mi tocca il braccio (povera stolta, fra poco dovrò ucciderti) e mi illustra come dev’essere la mia forma, e quanto questi costosissimi aggeggini facciano al caso mio. intanto la megera arriva, mi guarda attentamente con l’occhio da sciamana ed inizia a dare i numeri (se fosse un sogno me li giocherei) “qua ci vuole una 97 barra 54 trattino ci con rinforzo effe“. ho paura. “senta, in vetrina ho visto una cosa che potrebbe farle da guida per capire cosa voglio (pretendo, ormai, visto che sei saccente e non meriti la mia pazienza), così mi dice se ce l’ha o meno“. la porto fuori… “ma signorina, questo è un costume!“. ochei. ora ne sono sicura: sto parlando con un’imbecille. la terza, per la precisione. mi propone una diavoleria, che mi fa male solo a guardarla, con il barbatrucco per nascondere: il pizzo. e beh certo, mi irrita perfino l’aria e mi vado a mettere del soffice pizzo nel punto più sensibile esistente in me in questo momento. la guardo con occhio di sfida. vado a provarlo, perchè quando è troppo è troppo.
attenzione, il seguente dialogo è fedelissimo in ogni cosa, potreste rimanere lievemente sconcertati.

eccomi. mi fa male. e non copre. come la mettiamo?

beh ma vede che bella forma?

sta scherzando? sono incinta, voglio la comodità e non ce l’ho. le ho chiesto un’altro tipo di prodotto, e non me lo dà. sono 20 anni cheindosso reggiseni, saprò di cosa ho bisogno, no?

beh, ma vede come le disegna bene il profilo? cioè, questo è un signor reggiseno, costa centocinque euro, è progettato in tutte le sue forme e le sue pieghe per dare una forma perfetta

ochei (non capisce che non voglio sta cacchio di forma), andiamo sul pratico. mi fa male. ripeto: come la mettiamo?

beh ma il ferretto lo si può togliere, così non fa più male, no?

certo, compro un reggiseno da centocinque euro, progettato in ogni sua piega eccetera per poi smembrarlo? se tolgo tutte le impalcature che sostegno mi può dare allora scusi?

eh, cosa pretende, è ovvio che poi non sostiene più“. questa donna deve fare politica.

me lo dà per il sostegno e poi mi dice di togliere i ferretti perchè fanno male e il sostegno va a farsi benedire. non fa una piega. passiamo all’effetto coprente. vede che non lascia nulla, ma proprio nulla, all’immaginazione?

beh, lì è ovvio, ci può mettere delle pezze di stoffa dentro

le chiudo la tendina del camerino in faccia, ridendo. lei e il suo reggiseno tuttofare da centocinque euri.

negozio namber for

(la mamma ha comprato le calze e ha chiesto se per caso hanno quel modello lì)

ovvero: mi arriva a casa con tre diverse varianti di ciò che cercavo e vuallà. dopo dieci minuti siamo in negozio a prendere variante nera e bianca con (pure! sto sognando) le prolunghine per i gancetti per quando ingrasserò ulteriormente. c’è pure il 50% di sconto.

che dite, ora vado nei negozi sopracitati e, come una moderna pritti uoman entro sventolando i reggiseni comprati ridendo in faccia a queste inette?

 

*

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a che punto siamo

Posted by zdora su 31 luglio 2012

vista così sembra una foto da bimbaminkia in bagno. la verità è che lo è.Immagine

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biancaneve e il cacciatore, ovvero

Posted by zdora su 19 luglio 2012

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-le lochescion alla “signore degli anelli”
-le paludi della tristezza della “storia infinita”
-il troll di “alice in uonderland”
-i gaiser di fetorlandia di “labirint”
-la foresta di scervud e il principer arciere di “robin ud”
-lo specchio animato direttamente da “beouolf”
-il luogo fatato delle “cronache di narnia”
-il cervo bianco di “erri potter”
-la strega che aspira la giovinezza alla “miglio verde”
-e si divide in tanti corvi neri alla “frozen”
-ah, e invecchia come la strega di “stardast”
-il discorso di biancaneve tipo “il gladiatore” o altri centomila film americani
-“preferisco morire subito che stare un giorno in più in questa morte”. tesoro di uno sceneggiatore, ti dice niente il discorso di mina in “dracula” di bram stocher?
-l’armatura di biancaneve tipo “alice in uonderland” (de novo)
-i combattimenti con i mostri di cristallo alla “matrix”
-per non contare che i nani prima sono 7, poi ne uccidono uno (cucciolo) e dicono espressamente “siamo rimasti in 6”. e alla fine sono di nuovo in 7 (ma senza cucciolo).
insomma, un film a mio parere fatto coi piedi da una persona per niente fantasiosa.

(e poi trovatene una un po’ più bellina, dai. che sciarlis le dava 1 a 100 anche da vecchia)

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Ingiustizie cinematografiche

Posted by zdora su 10 luglio 2012

-pagare di più un biglietto perché il film è in 3d, quando poi, di 3d, c’è una dico una scena.
-se tutta la storia la state rimescolando a vostro piacimento (o ero io che credevo quella di prima fosse quella giusta? Mah), perché quel povero zio ci deve comunque rimettere sempre la pelle?!
-se il film è alle 9.30, mi aspetto il film alle 9.30, non la pubblicità, che peraltro fa iniziare il suddetto film alle 10
-sempre sulla mezz’ora abbondante di pubblicità: è una contraddizione o sono io a sbagliare di credere che facendo sorbire centocinquanta stupidi spot e treiler alle persone si debba far pagare meno?
-basta. basta. basta con le piccole storie che comparsano nel film senza uno scopo al suo sviluppo. E senza che si risolvano, peraltro (cerchi l’assassino di tuo nonno? Parte della storia lasciata lì a fermentare senza risoluzione)
-finale del film: scritta di cui non mi ricordo nulla con una ragnatelina al centro che cresce a poco a poco andando verso gli spettatori. Anzi no. Cresce poco. Dopo mezzo secondo, i titoli di coda. ma che ci voleva a farla crescere molto di più per avere finalmente un 3d degno di nota?
E dire che su sto nuovo spaidermen ci avevano fatto una pubblicità paurosa.

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scheletri nell’armadio

Posted by zdora su 6 luglio 2012

saranno gli ormoni, che vi devo dire. o sarà la creaturina che mi scatena la tamarraggine…

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Ochei, è assodato

Posted by zdora su 5 luglio 2012

Se non voglio continuare a frignare singhiozzando per tutto il resto della giornata devo impormi di non guardare mai mai mai più programmi come “reparto maternità” o “24 ore in sala parto”.
(dovrebbero vietarli a CHIUNQUE)

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silurescion

Posted by zdora su 28 giugno 2012

allora, hai scelto la sostituta che ti ho presentato (e che mi sostituisce già da un mese anche nell’altra azienda perchè dovevamo ancora sbrigare la formalità – dicevi – di incontrarla)?

hm, guarda, non l’ho ritenuta idonea. ho scelto un altro candidato che pensa, molla un’altra ditta per lavorare con noi

se molla un’altra ditta  di sicuro però non ha fatto un colloquio per una sostituzione di maternità

eh, no, appunto. qui arriva il punto dolente

lasciami capire. mi state lasciando a casa perchè sono incinta?

ma nuuoooo. è che non ci puoi dare una continuità nel lavoro in questo periodo

perchè sono incinta, appunto.

(…)

e scusa. lasciami capire ancora. e la frase che mi hai detto due mesi fa, quando ti ho preannunciato che stavo intraprendendo una gravidanza difficile, che consisteva più o meno in “stai tranquilla. ti dò la mia parola che quando torni ad aprile il lavoro è tuo“? che fine ha fatto questa parola?

eeeh. non ho potuto mantenerla

ah beh. complimenti

(altre piccolezze che danno il vomito ve le risparmio)

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25 giugno

Posted by zdora su 26 giugno 2012

2011: mi ritrovo avvoltolata di sorpresa in chilometri di tul lilla rosetto.
2012: mi ritrovo a guardare un mostriciattolo 3d coi pugnetti chiusi a mò di “facile punto it, facile punto it”. Mostriciattolo perché, diciamocelo chiaramente, a 13 settimane somiglia più ad una simpatica comparsa di startrec piuttosto che ad un bimbo. All’ inizio dell’eco la sottoscritta, convinta di avere una presenza dotata di pisellino nella pancia, chiede gentilmente se si può sapere il sesso. Alla fine dell’eco “signora, può alzarsi” (intanto signora accchhhiiiiiiiii?!) “hem…ma allora il sesso non si sa?” “ah! Scusi. Mi ero dimenticata” e appoggia la sonda mezzo nanosecondo boffonchiando “boh, visto così (in latero laterale?!?) potrebbe essere femmina, ma non ci faccia troppo affidamento. Non compri ancora nulla“. A beh. Grazie.
Quindi: o il lilla rosetto ritorna, o ho un figlio troppo pudico per mostrare il pisellino. Si accettano scommesse (tranne me ed altre 2 persone c’è gente che giura che ho le fattezze di chi aspetta femmina. Falle capire che il culo ingrossato deriva dai quasi 3 mesi di quasi nullafacenza).

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