Zdora

l’angolo del futile

Archive for the ‘l’angolo estrogenico’ Category

capelli. di nuovo.

Posted by zdora su 7 agosto 2013

si aggiorna dopo tanto tanto ma taaanto tempo la saga dei miei capelli. ebbene. ho trovato il mio parrucchiere che si era trasferito a mia insaputa. e fin qui. ma. lavora in un negozio di questa tipa che non mi deve toccare i capelli. ogni volta che lo fa, sono inevitabilmente danni. l’ultima volta, dopo il taglio quasi perfetto che mi aveva fatto il mio diletto, invece che asciugare, è arrivata ad “aggiustarlo” tranciando di netto il ciuffo a destra, quello che va dietro l’orecchio, per intenderci. mesi con un coso corto che usciva pazzerello, soprattutto coi capelli legati.
oggi il guaio: prenoto per un colore (alle parole “hm, quanti capelli bianchi” dello Zdoro ho deciso che no, non avrei aspettato dopo il mare), e mi presento oggi. male male male. il mio amato è in vacanza. e quindi c’è solo lei.
cerco di stabilire una cosa semplice dove non riesca a fare danni, ovvero colore un poco più chiaro di prima con qualche riflesso più biondo ogni tanto. e va con la propostona: mi fa un colore pochissimo più chiaro di quello che ho attualmente e poi mi fa delle striature schiarenti, naturalissime che sembra che sia stato il sole. tremo. ma dopotutto dei capelli ultimamente non me ne frega nulla, e quindi mi sforzo di tentare (dopotutto, se una ricrescita di diversi mesi fa moda solo se la chiamano con un nome diverso, ci sarà speranza anche per me). inizia a spennellare tutte le radici, dopo continua a ting…ops. mi dice “ora preparo lo schiarente per i ciuffi”. “ma scusa, mi lasci la base tinta chiara e il resto del capello scuro? Non si vede lo stacco?” “ma nuooooo, ti faccio lo schiarente, dopo te lo emulsiono alla fine e quindi si schiariscono tutti”. improvvisamente ho un TERRIFICANTE degiavù (ndr: la soluzione, per chi non s’è già fatto le sue grasse risate anni fa e se la ricorda, la trovate su “ecchime, i miei capelli parlano di me”). tremo di nuovo. faccio capire la mia ansia, cercando, anche (invano), di dirle più e più volte che se schiarisci i miei capelli diventano rossi pel di carota e io preferisco un biondo. ma niente. anzi, è una sfida per far vedere che lei ne sa. altro che me, che ho i miei capelli da solo 34 miseri anni.
giù di schiarente. controllo ogni suo minimo movimento: mi sta riempiendo, ma in generale il tutto è ben distribuito. alla fine del passaggio puf! puf! puf! come Zorro fa il suo solito danno dell’ultimo momento: col pennello mi fa dei petoncini di ritocco alla base di cosa? Dei capelli più visibili, ovvero il solito, povero, bistrattato, ciuffetto destro. nella mia testa, non di parrucchiere, ma di persona dotata di un minimo di buonsenso, viene il dubbio che questi espluà di cretinaggine saranno la mia rovina. ma non perché sono negativa, per carità. è che secondo un certo ragionamento, che mi auguro sia errato, sulla base tinta chiara lo schiarente sarà molto più…hem…efficace? del resto del capello tinto scuro.
dopo una ventina di minuti nei quali peraltro l’avviso che mi pizzica un sacco e ho un po’di nausea (attacco d’ansia?), viene ad emulsionare (2 nanosecondi di ciaf ciaf) e mi lava subito dopo. dubbi atroci. mi mette l’asciugamano e aspetto che tagli i capelli ad una signora. sbircio.
(…)
(…)
(…)
la mia visione è: pippicalzelunghe nascosta sotto l’asciugamano. no, pardon: il ghepardo di pippicalzelunghe. infatti sono a chiazze. rossa. e a chiazze.
“guarda che sono a chiazze”
(risatina sua) “ma va là! è una tua impressione! (degiavù uscite da questo corpo) devi vederli messi indietro, vedi?” “eh. ma io non li pettino all’ indietro. mai.” “no no, questo è un lavoro tecnicamente perfetto” (modestia saltami addosso) “sarà, ma qui si vede chiaramente la ciocca di capelli con le strisce pedonali, tipo Annalisa Minetti”. e qui si supera: “vedrai che lavando due tre volte questa tua impressione cambia (ah, perché lo sciampo pulisce anche i pensieri?), e poi col sole, e il mare…tranquilla. poi se non ti piace la prossima volta non lo rifai e fine, no?”. ah. adesso si che mi sento tranquilla. il colore coi lavaggi di solito schiarisce. ma i simil colpi di sole a chiazze si uniformano. sapevatelo. e detto ciò, mi fa pagare 30 euri più del solito.
piega
colore
schiarente
trattamento dopo colore (ma chi te l’ha chiesto?)
e tutto per un lavoro certosino al quale oggettivamente non si può criticare nulla. lo potete ammirare qua sotto.

image

ah: la serpe ha insistito più e più volte per dare una spuntatina. per fortuna non ho ceduto.

ri-ah: ho dovuto cambiare lato della riga (dopo almeno 20 anni che non l’ho mai fatto) per coprire questa meraviglia.

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la donna serpente

Posted by zdora su 19 settembre 2012

non so voi, ma se c’è una cosa che mi affascina e mi impressiona da quando sono piccola sono quelle tipe tutte snodabili che lavorano molto spesso nell’ambito circense. c’è un antro dove ficcarsi? oplà, in un batter d’occhio. una scatola da scarpe vuota? eccole che con un balzo, due respiri e un po’ di nonscialans ci si piegano dentro. devono aver pensato a loro quando progettavano che so, i trasformers. o il tetris.

fatto sta che oggi, dopo un’estenuante pedicur, le ho anche invidiate. ragazzi, se al sesto mese funziona così, voglio vedere a fine gravidanza, come farò a districarmi nella cura dei miei amati piedini (peraltro perfetti).

e non mi dite che esistono le estetiste, per questo:

  1. già ho la netta sensazione che spenderò una fortuna quando nascerà l’inquilina qua sotto, altre spese no, grazie
  2. io sono brava. quando ho provato a farmele fare non erano mai alla mia altezza (ovvero, mi deidentificavano i piedi)
  3. mi imbarazza un sacco. da notare che per il matrimonio, giusto perchè si doveva, sono andata a farmele fare dall’estetista già tagliate, limate e depellicinate. ma un po’ sommariamente, che non si capisse. tio quelle che prima che arrivi la signora delle pulizie mettono a posto loro perchè non pensi male, ecco.

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la tetta è mia e me la gestisco io

Posted by zdora su 14 agosto 2012

è risaputo che io non sia mai stata un’acciuga, sono sempre stata abbondantina. soprattutto quando si parla di decoltè si parla di cintura nera. quindi, 5 mesi or sono, potete capire cos’è stato andare in giro con nonscialans mentre qua davanti scoppiava il putiferio. i primi 3 mesi per strada rischiavo di essere scambiata per la famosa lola, poi per fortuna il tutto si è, diciamo, ridimensionato. un po’, non del tutto. ergo: 1-dolore atroce da seduta per i maledetti ferretti, se non dotata di costume mollissimo oppure di simil costume in cotone che oramai ha fatto la sua vita, e 2- sembro una pornodiva. faccio concorrenza ad afrodite a*. insomma, con tutti questi ormoni e questa irritazione si crea il cosiddetto “effetto freddo” in men che non si dica. decido di cercare un oggetto quasi mitologico, anche perchè chi lo sapeva, se esisteva o no: il reggiseno senza ferretti ma leggermente imbottito. e qui, cari miei, si è sfiorata la pura follia.

negozio namber uan: intimissimi

lo vedo, è lì appeso. ma la commessa non è d’accordo (cooosaaaa?!?). dice che devo sostenere, accompagnare le mie morbide forme in manierta più naturale. mi porge una schifezza immane color pelle abbronzata di itterico, tutta molliccia e dotata, naturalmente, di ferretti. “si, ma io l’ho visto, quello che voglio, fammelo provare“. sguardo di disapprovazione. provo l’obrobrio. molliccio è rimasto, quasi da fare del mio balcone una cosa ammosciata tipo orecchie da cocher. trasparente pure. mi fa male dati i ferretti che mi trapanano le costole, quindi direi che avevo ragione. provo il desiderato. di due taglie più piccolo. naturale, “è la massima alla quale arrivano questi tipi qua che non sorreggono“. ma io non sorreggo più solo una cosa, mia cara, e sei tu.

negozio namber ciù: davanti ad intimissimi

(di quelli tutti angusti ma pieni di scatole in ogni angolo, a detta di tutti “il migliore”. tremiamo)

madre e figlia. alla mia semplice domanda “lo avete così e cosà?” la risposta mi pare ovvia: o si o no. errore. errore. ti squadrano, oh povera donna pettoruta, inclinano un po’ la testa ed esordiscono con un bel “ho io ciò che ti serve“. uhu. ma guarda chi si rivede. molliccio coi ferretti. ma allora è un vizio! spiego che no, non voglio una cosa del genere, ma l’esatto opposto. ne propongono altri 3 o 4, sempre sulla stessa onda di pensiero. la figlia cerca di venirmi incontro, la madre fa quella “devi provarli, vedrai che ho ragione“. decido di mordermi le labbra ed entrare nel camerino, giusto per pietà per mia madre che mi guarda con occhio sconsolato (o sta pensando “ho una figlia isterica”? beh, tanto vale). toh. li provo uno dopo l’altro. da fuori arrivano solo parti censurate di miei grugniti. ad un certo punto presa dallo sconforto apro la tenda del camerino per far ammirare che razza di oscenità mi stanno facendo indossare, e qui la scena più tenera: la figlia che mi fissa e, manco troppo convinta, biascica qualcosa del tipo “ma noouoo…vedi come ti…hem…disegna bene le forme?“. “non voglio che mi disegni. voglio che non mi faccia male e che copra. questa è carta velina moscia“. oddio, fatemi uscire. ed esco.

negozio namber tri (de best)

commessa e padrona del negozio pluricentenaria. solita domanda. solita vaga risposta. mi si mostrano, cosa lo sto a scrivere, sempre le stesse linee. con la variante che ad ogni mia smorfia la commessa mi sorride saputella, mi tocca il braccio (povera stolta, fra poco dovrò ucciderti) e mi illustra come dev’essere la mia forma, e quanto questi costosissimi aggeggini facciano al caso mio. intanto la megera arriva, mi guarda attentamente con l’occhio da sciamana ed inizia a dare i numeri (se fosse un sogno me li giocherei) “qua ci vuole una 97 barra 54 trattino ci con rinforzo effe“. ho paura. “senta, in vetrina ho visto una cosa che potrebbe farle da guida per capire cosa voglio (pretendo, ormai, visto che sei saccente e non meriti la mia pazienza), così mi dice se ce l’ha o meno“. la porto fuori… “ma signorina, questo è un costume!“. ochei. ora ne sono sicura: sto parlando con un’imbecille. la terza, per la precisione. mi propone una diavoleria, che mi fa male solo a guardarla, con il barbatrucco per nascondere: il pizzo. e beh certo, mi irrita perfino l’aria e mi vado a mettere del soffice pizzo nel punto più sensibile esistente in me in questo momento. la guardo con occhio di sfida. vado a provarlo, perchè quando è troppo è troppo.
attenzione, il seguente dialogo è fedelissimo in ogni cosa, potreste rimanere lievemente sconcertati.

eccomi. mi fa male. e non copre. come la mettiamo?

beh ma vede che bella forma?

sta scherzando? sono incinta, voglio la comodità e non ce l’ho. le ho chiesto un’altro tipo di prodotto, e non me lo dà. sono 20 anni cheindosso reggiseni, saprò di cosa ho bisogno, no?

beh, ma vede come le disegna bene il profilo? cioè, questo è un signor reggiseno, costa centocinque euro, è progettato in tutte le sue forme e le sue pieghe per dare una forma perfetta

ochei (non capisce che non voglio sta cacchio di forma), andiamo sul pratico. mi fa male. ripeto: come la mettiamo?

beh ma il ferretto lo si può togliere, così non fa più male, no?

certo, compro un reggiseno da centocinque euro, progettato in ogni sua piega eccetera per poi smembrarlo? se tolgo tutte le impalcature che sostegno mi può dare allora scusi?

eh, cosa pretende, è ovvio che poi non sostiene più“. questa donna deve fare politica.

me lo dà per il sostegno e poi mi dice di togliere i ferretti perchè fanno male e il sostegno va a farsi benedire. non fa una piega. passiamo all’effetto coprente. vede che non lascia nulla, ma proprio nulla, all’immaginazione?

beh, lì è ovvio, ci può mettere delle pezze di stoffa dentro

le chiudo la tendina del camerino in faccia, ridendo. lei e il suo reggiseno tuttofare da centocinque euri.

negozio namber for

(la mamma ha comprato le calze e ha chiesto se per caso hanno quel modello lì)

ovvero: mi arriva a casa con tre diverse varianti di ciò che cercavo e vuallà. dopo dieci minuti siamo in negozio a prendere variante nera e bianca con (pure! sto sognando) le prolunghine per i gancetti per quando ingrasserò ulteriormente. c’è pure il 50% di sconto.

che dite, ora vado nei negozi sopracitati e, come una moderna pritti uoman entro sventolando i reggiseni comprati ridendo in faccia a queste inette?

 

*

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a che punto siamo

Posted by zdora su 31 luglio 2012

vista così sembra una foto da bimbaminkia in bagno. la verità è che lo è.Immagine

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Ochei, è assodato

Posted by zdora su 5 luglio 2012

Se non voglio continuare a frignare singhiozzando per tutto il resto della giornata devo impormi di non guardare mai mai mai più programmi come “reparto maternità” o “24 ore in sala parto”.
(dovrebbero vietarli a CHIUNQUE)

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forse non sono stata spiegata

Posted by zdora su 18 giugno 2012

vediamo di rendere il tutto più esplicito

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capita che

Posted by zdora su 6 marzo 2012

tu abbia bisogno di una borsa da combattimento proprio quando ti trovi in un centro commerciale. e ci sono le mega offerte di carpisa (mai lov).

quel mobiletto in compensato che troneggia sulla lavatrice nel tuo bagno ti abbia stufato per la sua monotonia e per la sua aria sciatta. per cui ti trovi da leruà merlèn, e proprio nella corsia “decupascgh”.

non trovi uno smalto che combini classe e sobrietà (nella tua testa, obiusli) e tuo umore, per cui cerchi cerchi cerchi, compri compri compri, ed alla fine vualà. ti trovi in mano il colore perfetto.

 

a casa ti accorgi all’improvviso che il colore delle tre spese era il medesimo

ci si trattiene e poi puf! in un attimo il lilla rosetto torna prepotentemente. non c’è nulla da fare.

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c’è

Posted by zdora su 27 giugno 2011

ci sono la checca e la chicca, le amiche più di vecchia data. quelle che mi hanno conosciuta già prima che nascessi. quelle che guardavano il pancione della mia mamma con aria interrogativa. quelle con cui si abitava tutti viscini viscini, che le porte erano aperte tipo frends. quelle che sono la famiglia da sempre, che ci si veda spesso o meno.

c’è la batu, quella che alle elementari tornavamo a casa da scuola insieme, solo che lei dopo continuava per casa mia e stavamo a parlare minimo mezz’ora. quella che alle superiori…beh, lo stesso. con la differenza che si vedeva ad un certo punto mio papà che arrivava con gingerino e patatine, giusto per farci capire che stavamo tardando. quella che rimorchiava al posto mio, che mi passava i compiti di fisica. quella che un giorno per scherzo ci siamo ammanettate a ricreazione e poi, suonata la campanella, il proprietario se n’è tornato in classe e ci ha lasciate così per un’ora. quella che basta un piccolo cenno e scatta la ridarola scompisciante.

c’è la eugy, amichetta di amichetta, quella che si ricordava sempre di me nonostante ci fossimo viste una forse due volte. quella che il mio morosetto di anni ed anni fa commentò con “io me la farei”. stica. quella che poi ho piacevolmente ritrovato anni dopo, all’università, coi nostri progetti di beneficenza. con la sua aria da maestrina autorevole, che inganna al primo sguardo, e poi basta. con la sua spontaneità e la capacità di far sentire ciascuno a suo agio.

c’è la martace, quella che a dodici anni “no, non voglio andare con lei in viaggio, mi sembra antipatica”. quella che alla faccia dell’antipatia, mi ha fatto talmente ridere che mi sono fatta la pipì addosso nientedimeno che sull’empair steit bilding. quella che in vacanza, la prima sera che usciamo mi fa “io quello lì non lo voglio mica”. che un mese fa “lo voglio” l’ha detto proprio a lui, con in braccio la figlioletta.

c’è la mari, sua sorella. quella che mi sembrava un po’ altezzosa. quella che pure lei doveva essere antipatica, e dopo naturalmente si scopre essere una tra le più sceme sula faccia della terra, di quelle proprio come me.

c’è la bea. quella che la conosco al corso di sci in trentino. e ogni anno ci troviamo lì, sempre col solito gruppo di corso di sci. e poi trovo per caso al mec donald di via indipendenza il primo anno, per caso. quella che io cercavo una casa nuova, lei una coinquilina. quella che mi ha fatto rinascere il sorriso perso, quella che i due anni insieme in casa sono stati i più incasinati e spensierati della mia vita.

c’è la ely, che il secondo giorno di università, sull’autobus, prima infastidita perchè occupavo il posto vicino, ha accettato un auricolare offertole da me medesima con un sorrisone e ha iniziato a parlare ascoltando la mia musica. quella che a cena, quella sera, mentre le cercavo di chiedere se mi volesse far da testimone mi ha detto che aspettava un bambino. una bimba, per l’esattezza.

c’è odett, la sorella della eugy, che non è che ci vediamo tanto, ma ogni volta mi fa capire che le fa piacere che ci sono proprio io e non un’altra persona. quella che è sempre di una gentilezza disarmante. quella che proprio non me l’aspettavo.

c’è la manu, quella che ogni volta che penso a chi cerca l’uomo in ciat, in un blog, in un feisbuc, mi dico tutta vittoriosa “beh, io ci ho trovato un’amica”. mica roba da poco. quella che, mentre mangiavamo i polletti, i nostri uomini ci telefonavano in continuazione per sincerarsi che la loro donna non stesse uscendo con una serial chiller. quella che mi sveglio quella mattina di luglio e vado dallo zdoro tutta scodinzolante dicendogli “evvai! la manu avrà una bimba”.

e poi c’è lui, col lacrimone, quello che prima del corso di teatro non lo sopportavo, poi dovevamo fare una scena insieme e quando arrivava il nostro turno, talmente ci stavamo riconoscendo, non riuscivamo a farla senza ridere da matti. quello che lo conosco meglio di lui. quello che lo sento mio fratello.quello che mi dice “sali che sono ancora in mutande!”.

ci sono tutti loro, vestiti a tiro. ciascuno indossa una sobrissima ed elegante collana auaiana di fiori finti, ciascuno mi urla “sorpreeesaaa!”

è iniziato il più bell’addio al nubilato della storia.

(che felicità, mai eppiness)

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inviperita

Posted by zdora su 11 aprile 2011

orbene. è arrivata la primavera, dicevamo. gli uccellini cantano più allegramente, la natura esplode in tutta la sua grandiositezzitudine, le giornate sono più lunghe e c’è più luce. in parole povere, si notano di più i capelli bianchi che troneggiano dal ciuffo. presa dall’ansia di tutto ciò, mi precipito dal parrucchiere. si, sempre quello. con la speranza che ci sia il mio preferito, e non quell’oca che parla parla e fa dei tagli pietosi e scomodi. ops. non c’è lui. ma, gioia delle gioie, non c’è manco lei. mi accoglie mis “sto qua proprio perchè devo”, e mi zompetta attorno quello che penso sia il pezzo grosso della situazione, ovvero il digei giuseppe magro e con le sopracciglia a filino. con un leggero tono di voce sopra le righe. la mis mi mette a sedere, io le spiego che voglio un castano senza rossiccio in mezzo, e basta. lei mi tira una pezza di due ore e mezza sulla tinta di moda di questo periodo, ovvero dei filini in mezzo seminascosti un po’ più chiari degli altri, tipo di un quarto di tono. dopo i miei “no” iniziali, interviene pure il ghei latente convincendomi che aggiungerebbe luce ad un colore altrimenti troppo sciapo eccetera eccetera. ad un certo punto sbotto con un “ok, basta che non venga fuori una cosa tamarra e non venga rossiccia“. poi cominciano a tirarmi in ballo il fatto che dovrei spuntarli. mi rifiuto, anche per le seguenti 2 ore, in cui il discorso verrà ripreso in modo continuo ed insistente.  risultato: mi pigliano 5-6 ciocchine in mezzo alla fluente chioma, me la decolorano e mi tingono gli altri capelli. quando decidono che sono abbastanza decolorati, tolgono il domopac e me li lasciano lì, visibili, in tutta la loro platinità. “ma scusa, non sono un tantino chiari?” “ma nnnooo…adesso quando finisce la posa della tinta e ti laviamo emulsioniamo il tutto e diventano castano chiaro!“. non convinta da tutto ciò, inizio a pensare, a ragione, di essere una fessa. arriva la tanto attesa emulsionata. terminati i 3 minuti più lunghi della mia vita (mis tira i nodi che è una meraviglia, fra poco le salto alla gola), arriva il volpino de nosotros e sento che dice a mis di farmi un “ulteriore sciampo colorante”. “scusa, non si sono tinti? che succede? (forse le leggi della fisica mi danno ragione?)” “no, no, adesso facciamo un’ulteriore sciampo colorante (già sentito, spiega meglio cara), così raggiungiamo il risultato voluto“. mpf. scappa zdora, scappa. troppo tardi. “ma scusa, poi non è che va via prima e mi tornano platinati, vero?” “ma nooo“. certo, avrei dovuto capire che facendomi lo sciampo senza distribuirlo su tutto il manto capelluto (ciappo che mi raccoglieva i capelli sopra, quelli tinti e senza colpi di sole-perchè è di questo che si tratta, non prendiamoci in giro) i colori sarebbero stati sfasati. appunto. mi sono trovata con:

  • parte superiore (per intenderci, tutta la parte che viene tagliata via a lusi liù nel suo ultimo duello in chil bil): castana. stop.
  • parte inferiore: castana un filino più scura. con delle stricchette marron chiaro

mister simpatia, alla fine dell’asciugatura, arriva, sputando una stronzata del tipo “hai visto che cambiamento?“. risposta “stai scherzando, vero?” “ma no, guarda…no aspetta, vieni alla luce del sole…” (terrore terrore, ho un degiavù apprezzabile solo da chi ha letto la storia dei miei capelli) “non si vede niente” “ma siii, daiii“.

andiamo alla cassa, dove, con nonscialans, mi spara un prezzo imbarazzantemente alto giustificabile solo in una seduta da gian luì davìd in persona che mi cambia il luc in modo radicale facendomi inoltre diventare una gnocca da pavura. “scusa, ma perchè il prezzo è di 40 euro superiore a quello che di solito pago per taglio colore e piega?” “eh, sai, ci sono andati via quattro tubetti di colore, hai i capelli lunghi” “e meno male che non me li sono fatti tagliare come volevate, se no dovevo aprire un mutuo“. addio, non mi rivedrete più. ladri che non siete altro. spero che falliate.

e per finire questo esaltante racconto, la perla del mio migliore amico “sai, sembrano più rossicci“.

(grazie a tutto ciò e ad un mio sfogo con la padrona di casa, ho saputo che riccardo, quello bravo per intenderci, si è trasferito dalla concorrenza, e con sè si portò via gran parte della clientela. almeno ora so dove andare-e per fortuna è vicino)

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debolezze

Posted by zdora su 4 aprile 2011

so che può risultare strano alla maggior parte di voi (se non a tutti, obiusli), addirittura impossibile. ma, e ve lo rivelo tutto d’un fiato perchè via il dente via il dolore, no: non sono perfetta. e dopo la passata frase dalla dubbia sintassi vi spiego anche il perchè.

credo che ognuno di noi, per quanto possa essere una persona positiva ed ottimista, abbia una parte bella nascosta, quella un po’ cupa che, per esempio, dà sfogo a tutte le paure quando ci si sveglia di notte e non si riesce a prendere sonno. immaginiamoci se poi si parla della sottoscritta, che positiva magari, ma ottimista neanche un pochino. oggi vi parlerò di una mia debolezza importantissima e fondamentale, che ha determinato più e più notti insonni. no, non vi parlerò dello sciopping, e nemmeno della forza che possiede il mio dito di scelta canale quando sento le risate delle sit com americane, e mi obbliga a vederle. si parla di ipocondria? stupidità? struzzaggine (ovvero la sindrome dello struzzo, affondare la testa nella sabbia)? non lo so, chiamatela come vi pare. ma devo andare con ordine.

io rappresentavo la tipica persona da “non capiterà mai a me”, riguardo alle cose brutte della vita. ero convinta che, dato che ero una brava ragazza, non facevo sgarri a nessuno, vivevo la mia vita serenamente, nulla mi avrebbe scalfito. 6? 7? anni fa arriva la doccia fredda: ad un professore che affiancavo tutti i giorni viene diagnosticato un male incurabile. panico. secondo la mia logica, nella cerchia di persone vicine a me (di cui lui faceva marginalmente parte in quando ci parlavo e ci lavoravo tutti i giorni), non doveva capitare. solo che, invece di reagire in modo maturo e tentare di crescere con la nuova filosofia “goditi la vita, perchè è così, nel bene o nel male”, c’è stato il ribaltone. ovvero: “capiterà di sicuro a me” per le cose brutte e “non ci riuscirò mai” per le cose belle. ne sono derivati diversi attacchi di panico intervallati alle più variegate angoscie, dalla laurea ai voli in aereo, passando per l’apprensione per le persone vicine a me e approdando alla più importante: le visite mediche. capite che, per una figlia di dottore nonchè veterinaria e quindi sipresumechecicapiscaunminimo non era proprio il massimo. aggiungiamoci i sei mesi di lavoro come informatriciue scientifica per i medici, tutto il giorno in giro per ospedali alle prese con pazienti angosciati e pianti di disperazione altrui ed eccoci. ecco la mia situazione. che poi. se sei così almeno ti tieni un po’ da conto, no? no, ho smesso di fumare solo un anno e mezzo fa. e non perchè fumavo troppo (capirai, 3 al giorno di media), ma proprio perchè non reggevo l’angoscia, e qui sciapò a me. l’unica cosa carina che mi sono regalata. ma dicevamo.

conscia di dover fare le visite di controllo che una donnina deve fare, ma senza il coraggio di affrontarle. traducendo, così per farvi capire il livello di stupidità della sottoscritta:

  • cambiare canale ad ogni accenno di prevenzione, vendita di fiori in piazza per la lotta ai tumori, servizi in cui solo si accenna a qualcosa di lievemente pertinente
  • abbassare lo sguardo e parlare subito di qualcos’altro al solo accenno della parola “ginecologo”
  • addormentarsi di sera con quella di “domani troverò il coraggio per prendere appuntamento” e svegliarsi la mattina con “non oggi, domani”, perchè il pensiero di venire a sapere qualcosa di spiacevole avrebbe cambiato la mia esistenza
  • non fare mai progetti a lungo termine, perchè di sicuro prima avrei trovato il coraggio di farmi visitare e quindi idem come sopra
  • quando qualcuno chiede “allora quando lo fate, uno zdorino?” cacciar via l’idea e attaccarsi all’argomentazione del lavoro non ancora fisso (cioè, è il motivo principale comunque, ma in sottofondo c’è comunque il “non posso avere figli se prima non mi faccio una visita”, e quindi idem come sopra)

e non vado avanti, tanto siete entrati nell’ordine delle idee. ah, no. aggiungeteci l’anno passato, nel quale appena andava bene una cosa succedeva l’imponderabile.

fatto sta che, dopo un’influenza con annesso antibiotico, mi sfaso un attimo. c’è qualcosa che non va (suvvia, dirvi proprio tuttotutto no). dalla morte della mamma dello zdoro è successo già, in modo più o meno importante, ma stavolta crollo, non la reggo più sta situazione. lo zdoro mi vede che sto proprio messa male. indagando, capisce (oddio, è bastato chiedermi “da quanto non vai dalla gin…”manco finita la frase che sto già piagnucolando). e allora va di minaccia. o chiamo io o chiama lui. presa dalla vergogna, chiamo, prendendo appuntamento il prima possibile. giovedì mattina ho i nervi a fior di pelle, mi sento svenire. dopotutto la logica del “ho aspettato troppo per una visita, è più probabile che abbia qualcosa” non è il massimo per affrontare la giornata. inaspettatamente, la dottoressa (prospettata dalla mia amica “è brava ma è un po’ brusca”) è un tesoro, non mi cazzia (forse si nota che sono spaventata a morte?), mi rigira come un calzino e mi dice che ho tutto a posto, anzi. cioè. ho tutto a posto. e, nel giro di una mezzoretta, è primavera.

finalmente posso mettermi in regola, fare i controlli annuali e tenermi da conto. lo so che mi son messa in piazza con le mie debolezze e le mie stupidità, magari risultando veramente una ragazzina. ma quando un pensiero, da piccolo ed inutile, inizia a rotolare a valle e diventa una valanga, andando avanti per così tanto tempo e quindi ingrandendosi sempre di più, quando svanisce tutto d’un tratto è così bello che vale la pena di condividerlo. e se no, perchè aprire un blog?

(ed ora mi voglio bene)

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