Zdora

l’angolo del futile

Archive for the ‘cosini pelosi’ Category

capelli. di nuovo.

Posted by zdora su 7 agosto 2013

si aggiorna dopo tanto tanto ma taaanto tempo la saga dei miei capelli. ebbene. ho trovato il mio parrucchiere che si era trasferito a mia insaputa. e fin qui. ma. lavora in un negozio di questa tipa che non mi deve toccare i capelli. ogni volta che lo fa, sono inevitabilmente danni. l’ultima volta, dopo il taglio quasi perfetto che mi aveva fatto il mio diletto, invece che asciugare, è arrivata ad “aggiustarlo” tranciando di netto il ciuffo a destra, quello che va dietro l’orecchio, per intenderci. mesi con un coso corto che usciva pazzerello, soprattutto coi capelli legati.
oggi il guaio: prenoto per un colore (alle parole “hm, quanti capelli bianchi” dello Zdoro ho deciso che no, non avrei aspettato dopo il mare), e mi presento oggi. male male male. il mio amato è in vacanza. e quindi c’è solo lei.
cerco di stabilire una cosa semplice dove non riesca a fare danni, ovvero colore un poco più chiaro di prima con qualche riflesso più biondo ogni tanto. e va con la propostona: mi fa un colore pochissimo più chiaro di quello che ho attualmente e poi mi fa delle striature schiarenti, naturalissime che sembra che sia stato il sole. tremo. ma dopotutto dei capelli ultimamente non me ne frega nulla, e quindi mi sforzo di tentare (dopotutto, se una ricrescita di diversi mesi fa moda solo se la chiamano con un nome diverso, ci sarà speranza anche per me). inizia a spennellare tutte le radici, dopo continua a ting…ops. mi dice “ora preparo lo schiarente per i ciuffi”. “ma scusa, mi lasci la base tinta chiara e il resto del capello scuro? Non si vede lo stacco?” “ma nuooooo, ti faccio lo schiarente, dopo te lo emulsiono alla fine e quindi si schiariscono tutti”. improvvisamente ho un TERRIFICANTE degiavù (ndr: la soluzione, per chi non s’è già fatto le sue grasse risate anni fa e se la ricorda, la trovate su “ecchime, i miei capelli parlano di me”). tremo di nuovo. faccio capire la mia ansia, cercando, anche (invano), di dirle più e più volte che se schiarisci i miei capelli diventano rossi pel di carota e io preferisco un biondo. ma niente. anzi, è una sfida per far vedere che lei ne sa. altro che me, che ho i miei capelli da solo 34 miseri anni.
giù di schiarente. controllo ogni suo minimo movimento: mi sta riempiendo, ma in generale il tutto è ben distribuito. alla fine del passaggio puf! puf! puf! come Zorro fa il suo solito danno dell’ultimo momento: col pennello mi fa dei petoncini di ritocco alla base di cosa? Dei capelli più visibili, ovvero il solito, povero, bistrattato, ciuffetto destro. nella mia testa, non di parrucchiere, ma di persona dotata di un minimo di buonsenso, viene il dubbio che questi espluà di cretinaggine saranno la mia rovina. ma non perché sono negativa, per carità. è che secondo un certo ragionamento, che mi auguro sia errato, sulla base tinta chiara lo schiarente sarà molto più…hem…efficace? del resto del capello tinto scuro.
dopo una ventina di minuti nei quali peraltro l’avviso che mi pizzica un sacco e ho un po’di nausea (attacco d’ansia?), viene ad emulsionare (2 nanosecondi di ciaf ciaf) e mi lava subito dopo. dubbi atroci. mi mette l’asciugamano e aspetto che tagli i capelli ad una signora. sbircio.
(…)
(…)
(…)
la mia visione è: pippicalzelunghe nascosta sotto l’asciugamano. no, pardon: il ghepardo di pippicalzelunghe. infatti sono a chiazze. rossa. e a chiazze.
“guarda che sono a chiazze”
(risatina sua) “ma va là! è una tua impressione! (degiavù uscite da questo corpo) devi vederli messi indietro, vedi?” “eh. ma io non li pettino all’ indietro. mai.” “no no, questo è un lavoro tecnicamente perfetto” (modestia saltami addosso) “sarà, ma qui si vede chiaramente la ciocca di capelli con le strisce pedonali, tipo Annalisa Minetti”. e qui si supera: “vedrai che lavando due tre volte questa tua impressione cambia (ah, perché lo sciampo pulisce anche i pensieri?), e poi col sole, e il mare…tranquilla. poi se non ti piace la prossima volta non lo rifai e fine, no?”. ah. adesso si che mi sento tranquilla. il colore coi lavaggi di solito schiarisce. ma i simil colpi di sole a chiazze si uniformano. sapevatelo. e detto ciò, mi fa pagare 30 euri più del solito.
piega
colore
schiarente
trattamento dopo colore (ma chi te l’ha chiesto?)
e tutto per un lavoro certosino al quale oggettivamente non si può criticare nulla. lo potete ammirare qua sotto.

image

ah: la serpe ha insistito più e più volte per dare una spuntatina. per fortuna non ho ceduto.

ri-ah: ho dovuto cambiare lato della riga (dopo almeno 20 anni che non l’ho mai fatto) per coprire questa meraviglia.

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inviperita

Posted by zdora su 11 aprile 2011

orbene. è arrivata la primavera, dicevamo. gli uccellini cantano più allegramente, la natura esplode in tutta la sua grandiositezzitudine, le giornate sono più lunghe e c’è più luce. in parole povere, si notano di più i capelli bianchi che troneggiano dal ciuffo. presa dall’ansia di tutto ciò, mi precipito dal parrucchiere. si, sempre quello. con la speranza che ci sia il mio preferito, e non quell’oca che parla parla e fa dei tagli pietosi e scomodi. ops. non c’è lui. ma, gioia delle gioie, non c’è manco lei. mi accoglie mis “sto qua proprio perchè devo”, e mi zompetta attorno quello che penso sia il pezzo grosso della situazione, ovvero il digei giuseppe magro e con le sopracciglia a filino. con un leggero tono di voce sopra le righe. la mis mi mette a sedere, io le spiego che voglio un castano senza rossiccio in mezzo, e basta. lei mi tira una pezza di due ore e mezza sulla tinta di moda di questo periodo, ovvero dei filini in mezzo seminascosti un po’ più chiari degli altri, tipo di un quarto di tono. dopo i miei “no” iniziali, interviene pure il ghei latente convincendomi che aggiungerebbe luce ad un colore altrimenti troppo sciapo eccetera eccetera. ad un certo punto sbotto con un “ok, basta che non venga fuori una cosa tamarra e non venga rossiccia“. poi cominciano a tirarmi in ballo il fatto che dovrei spuntarli. mi rifiuto, anche per le seguenti 2 ore, in cui il discorso verrà ripreso in modo continuo ed insistente.  risultato: mi pigliano 5-6 ciocchine in mezzo alla fluente chioma, me la decolorano e mi tingono gli altri capelli. quando decidono che sono abbastanza decolorati, tolgono il domopac e me li lasciano lì, visibili, in tutta la loro platinità. “ma scusa, non sono un tantino chiari?” “ma nnnooo…adesso quando finisce la posa della tinta e ti laviamo emulsioniamo il tutto e diventano castano chiaro!“. non convinta da tutto ciò, inizio a pensare, a ragione, di essere una fessa. arriva la tanto attesa emulsionata. terminati i 3 minuti più lunghi della mia vita (mis tira i nodi che è una meraviglia, fra poco le salto alla gola), arriva il volpino de nosotros e sento che dice a mis di farmi un “ulteriore sciampo colorante”. “scusa, non si sono tinti? che succede? (forse le leggi della fisica mi danno ragione?)” “no, no, adesso facciamo un’ulteriore sciampo colorante (già sentito, spiega meglio cara), così raggiungiamo il risultato voluto“. mpf. scappa zdora, scappa. troppo tardi. “ma scusa, poi non è che va via prima e mi tornano platinati, vero?” “ma nooo“. certo, avrei dovuto capire che facendomi lo sciampo senza distribuirlo su tutto il manto capelluto (ciappo che mi raccoglieva i capelli sopra, quelli tinti e senza colpi di sole-perchè è di questo che si tratta, non prendiamoci in giro) i colori sarebbero stati sfasati. appunto. mi sono trovata con:

  • parte superiore (per intenderci, tutta la parte che viene tagliata via a lusi liù nel suo ultimo duello in chil bil): castana. stop.
  • parte inferiore: castana un filino più scura. con delle stricchette marron chiaro

mister simpatia, alla fine dell’asciugatura, arriva, sputando una stronzata del tipo “hai visto che cambiamento?“. risposta “stai scherzando, vero?” “ma no, guarda…no aspetta, vieni alla luce del sole…” (terrore terrore, ho un degiavù apprezzabile solo da chi ha letto la storia dei miei capelli) “non si vede niente” “ma siii, daiii“.

andiamo alla cassa, dove, con nonscialans, mi spara un prezzo imbarazzantemente alto giustificabile solo in una seduta da gian luì davìd in persona che mi cambia il luc in modo radicale facendomi inoltre diventare una gnocca da pavura. “scusa, ma perchè il prezzo è di 40 euro superiore a quello che di solito pago per taglio colore e piega?” “eh, sai, ci sono andati via quattro tubetti di colore, hai i capelli lunghi” “e meno male che non me li sono fatti tagliare come volevate, se no dovevo aprire un mutuo“. addio, non mi rivedrete più. ladri che non siete altro. spero che falliate.

e per finire questo esaltante racconto, la perla del mio migliore amico “sai, sembrano più rossicci“.

(grazie a tutto ciò e ad un mio sfogo con la padrona di casa, ho saputo che riccardo, quello bravo per intenderci, si è trasferito dalla concorrenza, e con sè si portò via gran parte della clientela. almeno ora so dove andare-e per fortuna è vicino)

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e fu così che

Posted by zdora su 9 novembre 2010

…si trasformò in una temibile proprietaria di pincer.

nel giro di un mese i gaget sono:

  • un coso da masticare azzurrino
  • priscillo. ovvero la versione pelusc di priscilla, sotto sembianze di topo (quindi somigliante alla proprietaria)
  • la cuccetta d’angolo, offertona che avevo avvistato durante la promozione nel negozio per animali, in pratica svendutissima
  • copertina con mucche in pail tagliata a metà dalla sottoscritta (è stata per poco tempo il copriletto del mio lettino)

potete ammirare tutto ciò in un’unica foto

  • maglioncino rosa troppo piccolo, di cui ho maldestramente buttato lo scontrino. quindi inutilizzato. (lunghezza 18 o 19 circa, per chi lo volesse)
  • maglioncino rosa lunghezza 24, giusto, utilizzato un po’ di volte, masticato da satana in un momento di giubilo da macchina, ora piccolino
  • maglioncino superfigo, sempre rosa (ou, qua non ci sono altri colori decenti. e il rosso lo odio), stavolta componibile, con pail interno, proprio da freddo (quindi ancora inutilizzato) di cui vi mostro la foto delle modella mentre lo indossa

  • pettorina da gattino rosa con guinzaglietto rosa (presa il primo giorno per permetterci di uscire), scalzata una settimana fa da meravigliosa pettorina viola che non strozza con guinzaglio abbinato.

(notare la belva mentre azzanna un bagigio)

  • guinzaglietto che si allunga e si accorcia comprato da mio papà alla prima spesa possibile, appena conosciuta la prisci. scalzato anch’esso dal guinzaglio che si allunga e si accorcia, ma di colore lilla (“eh, no, questo devi prenderlo, è tuo” disse il burbero padrone di cane che non deve chiedere mai)
  • borsa di cui ho già abbondantemente parlato, nominata la “portapriscilla”, si, quella che avevo nascosto al negozio

(potete constatare quanto conti la voce maschile alla radio, in macchina. comunque. ha già rotto la zip a morsi)

  • trasportino rosa di quelli rigidi per portarla nei viaggi in macchina, che lei adora (stavo per prendere quello grigio, ma cosa ci posso fare se tra quelli in super offerta ce n’era uno rosa porcello? potevo rinunciare?)
  • ciotolina (rosa) che si appiattisce, per farla mangiare/bere quando siamo fuori

poi aggiungete ad oltranza cordini vari, cartoni di ogni genere, copertine di cui è diventata padrona incontrastata, porta sacchettini per la cacchina santa, traversine per i lunghi viaggi e portaciotole con rampetta (opera dello zdoro) e guanti da giardiniere per fare la lotta.

ooora. lo so, LLLLLO’ so che tutto questo rosa vi stomaca. e che sono una brutta, bruuutta persona a mettere i maglioncini (ma fa freddo! come fa poverina?). a mia discolpa informo che sto cercando dei calzini foffi lilla (prezzo esageratamente basso) da tagliare per le zampine e da far diventare maglioncini. che 20 euri son troppi.

(ma per chi volesse rifarsi gli occhi: ecco qua)

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priscilla-smigol-gollum

Posted by zdora su 15 ottobre 2010

orbene.

nel giro di una settimana è ormai molto chiaro che:

  1. non le piace andar fuori, soprattutto sull’erba
  2. è rissosa
  3. quando è fuori trattiene la pipì per poterla far dentro
  4. quando vuole le coccole non ce n’è per nessuno, bisogna sottostare
  5. le piacciono da matti le ciabatte, i calzini e le pigne
  6. è na faina, quasi diabolica (da qui il nomignolo affettuoso affibbiatole, “belfagor”). ieri ha litigato con il viso di donna intagliato su un tronco al quale io sono affezionata (e che lo zdoro non sopporta in quanto crede che sia posseduto): credo non volesse concorrenza demoniaca in casa.

 

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Priscilla Pollon del Casato degli Zdori

Posted by zdora su 12 ottobre 2010

Ed eccola qua. la più bella sorpresa che mi sia mai stata fatta. è una pincerina di 3 mesi che da sabato sera ha totalmente rivoluzionato casa nostra. nell’arco di questi pochi giorni, siamo riusciti a constatare che:

  • è educatissima. fa cacca e pipì sul giornale proprio di suo. sul fatto che abbia una buona mira…ecco, ci dobbiamo ancora lavorare, si (pozzetta di pipì a metà tra giornale e pavimento) (ah. naturalmente noi puntiamo a portarla fuori per la pipì).
  • mangia ad ora di pranzo e cena (e quando dico “pranzo” si parla dell’una in punto. si alza, mangia un po’ e stop), non fa spuntini fuori pasto, e le piace un sacco la camomilla.
  • adora guardare la tivù. guai a distrarla.
  • è una paracula di prima categoria. le coccole sono il suo pane quotidiano, i bacetti pure. quando parlo troppo mi dà una zampatina in faccia come per dirmi “basta”.
  • mi segue ovunque.
  • in macchina, nel trasportino per gatti, dorme come un sasso
  • il guinzaglio, questo sconosciuto.
  • mi sono scoperta non gelosa di lei, dippiù!
  • oggi ha scoperto lo specchio. prossimamente, sui vostri schermi, il video del primo raund.
  • la notte è super brava. giusto un mugolio per avvisarmi che deve fare pipì, ma nient’altro. anzi. alle 8 è ancora lì che cerca di dormire nonostante io la stia chiamando da mezz’ora.
  • gli zdori si sono scoperti iper-apprensivi.
  • ha i dentini affilati. e le unghiette lunghe.
  • ha già le se due terre promesse: il divano (già abbondantemente conquistato) e il letto (la sua prima sgridata).
  • ha una passione innata per la tastiera del compiuter dello zdoro, i lacci, il suo nuovo topo pelosetto che fa fiuu fiuu quando lo schiacci, la copertina, le feste dopo che ha fatto la pipì nel posto giusto, saltare a 4 zampe sulla sua cuccetta d’angolo, litigare col forno
  • la musica che esce dal compiuter. diventa una guardinga di altissimo livello.
  • NON le piace per niente la borsa porta-priscilla

fra poco inizierò a dire che è più intelligente della media e le manca solo la parola. attenti.

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si, è troppo vicino

Posted by zdora su 10 ottobre 2010

ieri stressantissima giornata promozionale in un negozio per cani e gatti a bologna. in piedi 8 ore dietro un banchetto a cercare di convincere le persone che no, non stai cercando di rubare loro l’anima guardandoli negli occhi, ma stai promuovendo un prodotto a loro beneficio. guardare di nascosto quella borsa marrone per trasportare i cani che proprio te la vedi, la tua futura cagnolina lì dentro. nasconderla dietro ad un’altra, che non si sa mai. pensare “quanto sono stupida, lo zdoro non si convincerà mai”.

tornare in fretta e furia a casa per lavarsi e cambiarsi, per la cena dalla ely. incontrare lo zdoro che è appena tornato da padova, dove si è recato con l’amico luca a vedere la futura moto (di luca, appunto). incontrarci e scambiarci due parole.

che giornata allucinante. ero pure vicino a tutte le cuccie e i maglioncini e le borse” (omettendo la borsa nascosta) “voi tutto a posto? com’è andata la giornata da Vomini?

hm, bene. prende una arlei devidson

bene dai!” (abbraccio)

nghhhhhh! nghhhhhh! auuu auuuu!

ma cacchio, pure il cane dei vicini ci si mette. no, è una tortura. lo voglio pure io il cane!

(sguardo strano dello zdoro)

(forse ho esagerato, faccio la goccia cinese da un mese ormai. ora mi caccia fuori di casa)

auuu! cccaaaiii!!! auuuuuu!

cavoli, sembra così vicino però

che tortura. me lo mettano pure in casa a sto punto

eppure…sembra così vicino…

(dice lo zdoro andando verso la cucina ed aprendo la porta)

silenzio.

io mi sporgo molto lentamente verso il corridoio. ho capito.

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addio uilli (tripudio di cattivo gusto)

Posted by zdora su 21 settembre 2010

e che c’è da fare. io rimango basita.

andiamo con ordine.

ieri sera, ultimi 5 minuti di striscia, i signori ezio ed enzino lanciano il servizio di studio aperto sul povero uilli iacchetti.

urco, non lo sapevo che se ne fosse andato. beh, so che posso sembrare cinica, ma sono felice che abbia avuto una vita esemplare, un cane amatissimo famosissimo eccetera eccetera, è stato fortunatissimo. poi mi sembrava fosse vecchietto, quindi la natura ha fatto il suo corso, purtroppo.

dicevamo.

parte il servizio. te pareva che a studio aperto non andassero a nozze con la storia triste di un cane che se n’è andato. solita musichetta di forrest gamp (telegatto all’originalità), immagini strappalacrime. sdegno mio e dello zdoro.

torna la linea a striscia, il signor enzino è piuttosto scosso, se ne va in lacrime, mi viene un magone allucinante. il proprietario che soffre per la scomparsa del suo amico a 4 zampe è la parte peggiore, mi lascia sempre tristissima (eutanasia docet) ed impotente. ma andiamo avanti.

ezio greggio ci saluta e annuncia che, per stargli vicine, le veline dedicheranno lo stacchetto finale a uilli. e qui io e lo zdoro rimaniamo a bocca aperta, sconvolti:

lo stacchetto consiste nelle veline che “ballano” allegramente col gabibbo impugnando guinzagli vuoti (tipo quello del cane invisibile di aldogiovanneiggiacomo).

di cattivo, cattivissimo gusto.

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palmira la pantegana

Posted by zdora su 5 febbraio 2010

traaanquille tutte. niente gravidanze o robe simili (benchè la scorsa settimana abbia sognato una mia amica incinta di due gemelli, gliel’ho detto e lei “beh, mia nonna era gemella, mia zia…” . arg.).

detto ciò, mi sono appena ricordata il sogno di stanotte. e questo, di sicuro, lo devo raccontare.

sono a casa coi miei, la casa vecchia, s’intende, che quella nuova giammai. siamo rimasti senza cani, quindi io e mia madre, separatamente, decidiamo di prenderne 2. risultato, lei arriva in casa con due cuccioli di rotvailer, mentre io… beh. io arrivo a casa con un cane meticcio ed una pantegana. si, proprio una pantegana. cioè. era un ratto enorme, marrone, tutto fatto a pera e molliccio. ma era tipo un cagnolino. benchè qualcosa mi dicesse che non era il più bell’animale che esista, lo tenevo in braccio,e le davo affetto. le ho dato anche un nome, Palmira. ora: non so spiegare come io mi ricordi questo nome, ma me lo ricordo benissimo. mah. beh. insomma, Palmira aveva paura dei cani, la dovevo tenere con la testina verso di me tenendole la mano sugli occhietti perchè, se si spaventava, iniziava a dimenarsi tipo gatto-quando-vuole-scendere. cadeva e scappava sotto i mobili. e dovevo stare mezz’ora a dire “palmiiira…dai esci che non ti succede niente”.

ochei. sono alla frutta. per l’interpretazione non è che mi stia scervellando più di tanto, perchè so che la pantegana rappresenta la mia amata cagnolina (pace all’anima sua), che io amavo incondizionatamente. nonostante fosse molto molto simile a splinter, il ratto delle tartarughe ningia. cioè, nel sogno si capiva, ecco. però Palmira.

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morire di felicità

Posted by zdora su 26 luglio 2009

avevo già parlato dei primi approcci dei nostri tre animaletti preferiti. cosa non avevo raccontato era il seguito. la settimana dopo le nostre festicciuole nel suo bocs i capi se ne sono andati in vacanza. noi 3 veterinarie smandrappate, ad ora di pranzo (e se non arrivava nessuno), ci piazzavamo sotto il portico a mangiare con la combriccola dei tre dell’oca selvaggia appresso. la ori al guinzaglio, che quella ha l’anima da scappatrice, la bianchi  libera perchè è brava brava e rochi appresso, innamorato perso. penso non abbia mai avuto contatti con altre cagnoline. se poi ci mettiamo che la bianchina  era a fine calore…beh, immaginatevi che botte ormonali. lei correva, lui la seguiva malandato ma felice felice, la ori se ne fregava e si pigliava le coccole da noi. ogni giorno era così, ormai lo pretendevano. poi sono tornati i capi, le pause pranzo si sono diradate sempre più. abbiamo ricominciato a fare le festicciuole nei bocs. e fin qui. sapevamo che il bocs di rochi doveva stare tra gli altri due, in modo che tutto fosse equilibrato. poi oriente se n’è andata in canile (dove si prendono cura di lei, la coccolano e sta benissimo). e poi sono arrivate le vacanze. la pensione si è riempita in poco tempo. la scorsa settimana la bianchi è stata spostata in una suit (un bocs per super vips di piccola taglia), lontano da rochi.

rochi è diventato tristissimo. sospirava e mugolava ogni volta che andavo lì. cercavo di fargli compagnia ma niente. andava nella sua cuccia, proprio come all’inizio. gli mancavano gli stimoli, tutto lo infastidiva. il caldo era un po’ cessato, ma sembrava peggiorare a vista d’occhio. era stanco di vivere. reggeva molto meno. un giorno, per capire che succedeva, gli ho portato la bianchi. un altro cane. scodinzolava, cambiava quella sua espressione. poi la rimettevo in suit e lui ripiombava nella depressione.

venerdì, dopo l’ennesimo mugolamento, decido di parlare al capo. rochi non si può spostare in una suit vicino alla bianchi perchè è grande. la bianchi non può essere spostata perchè non ci sono altri bocs. “ma” mi dice “se vuoi puoi metterla in bocs con lui” “m..ma fissa? posso?” “certo“. mi precipito. la prendo, la porto lì e sto un po’ con loro, per vedere che lei non si stressi e lui stia bene. è tutto perfetto. lui va col muso verso di lei per coccolarla, lei, farfallina, si lascia fare. lui scodinzola, non sta nella pelle, inizia a mangiare e bere (prima lo faceva a fatica), li lascio lì. dopo due ore passo a dare da mangiare a dei cuccioli. mi chiedo come se la stiano spassando i due piccioncini. vado lì e lo trovo, morto.

doveva morire in quel momento? ho accelerato i tempi? e se si, di quanto? ho solo avuto tempismo e l’ho aiutato a non morire solo? mi sento in colpa, ma allo stesso tempo so che è morto felice penso come non mai.

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c’è anche tempo per la mondanità

Posted by zdora su 25 giugno 2009

i clinica non si respira dal tanto lavoro. per fortuna che arriva il momento delle terapie a Oriente. chiamasi “oriente” una setterina inglese presa sotto da un treno (il nome infatti deriva da “orient espres”), con squarci ricuciti in tutto il busto, la testa del femore destro levata chirurgicamente e la mano sinistra tutta rotta e quindi fasciata con una cosa rigida. immaginatevi sta cagnolina dolcissima che quando arrivi ti si getta addosso e col muso ti spinge per avere una coccola violenta. tutta felice. e dire che quando era arrivata, quella domenica, era triste triste scioccata e proprio malmessa. vicino al suo bocs, alloggia la bianchina, per gli amici “bianchy”. una pechinese bianco crema, tosata, abbandonata lì per un periodo indefinito (ma non vogliamo fare polemica oggi, no, vero?). e qui. i pechinesi di solito non li sopporto proprio, son scorbutici, mordaci, hanno l’alitosi e rantolano di continuo, con quel naso. inveciue bianchy è tutto tranne questo. non rantola, ti viene in braccio e quando la prendi ti abbraccia proprio stendendo le gambine posteriori e mandando baci a vuoto dalla contentezza. e poi ce n’è un altro, in quella zona. il nuovo arrivato, per la precisione. rochi è stato in mare per 13 anni, una specie di pianista sull’oceano, un barone rampante del mare. oltre che esser stato percheggiato lì per motivi burocratici e quindi soffrire di solitudine nonchè diffidenza verso l’uomo, per me soffre pure il mal di terra. è sempre sfasato. e solo. e trishte.

ma noi parlavamo delle terapie alla ory. ecco, oggi ne ho approfittato. ho aperto la porticina del suo bocs (che poi, non vi pensate una roba scarna e sporca. è coperto, una rete lo divide da un bellissimo giardino, ci sono una cuccetta e la sua copertina. tutti i cani, in quella zona, si possono vedere, fare compagnia e guardare la gente che arriva e farsi fare le coccoline. insomma, io sinceramente penso che sia una specie di albergo a 5 stelle per cani), l’ho fatta un po’ sgambettare nello spazio comune (sempre chiuso) e poi ho aperto alla bianchy. si sono date bacini, si sono inseguite tutte felici, poi ho detto “ragazze, si va dal rochi, dobbiamo tirarlo su di morale“. si, l’ho proprio detto. cioè. credeteci. quindi ho aperto, sono entrata, ho bussato alla sua cuccetta, chè lui dormiva perchè proprio è insensibile a ciò che accade fuori. e poi. e poi ha guardato fuori, io ho esclamato “sorpresa! festa!” e lui proprio non capiva. è un po’ uscito col muso, ha visto le altre due, era sbalordito. non so, non riesco a descriverlo bene. sembrava sollevato. disimpegnato dalle sue angoscie. le due scatenate zompettavano di qua e di là nel suo bocs, lui è venuto ad appoggiarsi col muso culle mie mani. ory è zompata in mezzo, lui le ha dato bacini, la bianchy si è sentita esclusa e quindi si è messa in mezzo alle zampe di rochi. e lui sembrava star meglio. 5 minuti di coccole spudorate per poi tornare alla vita di sempre più leggeri. die che sto impazzendo? forse. ma che bello.

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