sono stufa. stufa di dovermi abituare a cliscè orrendi. di dovermi sorprendere ogni volta per la mancanza di educazione-barra-ritegno.
sabato, un tè in compagnia di zdoro, manu panciutina e bellissima e maritozzo tutto fiero. ed amica d’infanzia alla quale il mio status di futura sposina probabilmente infastidisce. quest’ultima mi guarda seduta fissandomi la pancia, mi sorride e mi fa “ma sei incinta?” (traduzione: so che non lo sei, ma due minuti fa ho fatto notare ad una tua amica incinta che non si nota affatto che lo è, perchè è magra. mentre tu, tu, tu lo sembri decisamente, con quella panzotta. e poi per quale altro motivo lo zdoro dovrebbe sposarti? sei così volgarmente in carne). qui una persona normale avrebbe reagito con una risposta molto cattiva, io, per non mettere in imbarazzo nessuno (se poi aggiungete uno stato quasi di scioc per l’ennesima battutaccia per farmi male), ma soprattutto perchè grasso è simpatico e quindi si prende in giro replico con “no, te l’ho già detto. dimagrirò. ok?“. a sto punto una persona dovrebbe accorgersi di aver, come si suol dire, pisciato fuori dal vaso, soprattutto se è in buona fede. ed invece, cari amici, persiste con un “no, ma allora ti devi mettere subito a dieta, ti devi sbrigare se vuoi perdere il peso che serve entro settembre” (traduzione: ma serve che traduca? si capisce benissimo che intendeva che i chili da perdere sarebbero stati troppi per poter fare tutto il lavoro in 10 mesi). il tutto sorridendo. situescion del tavolo: manu e maritozzo che oggettivamente non sanno che dire, lo zdoro che si sta ingoiando le battute moooolto cattive che stava per sputare fuori, ed io che cerco di essere acida ma non troppo (maledetta educazione forzata) “ma sai, se dimagrisco troppo mi scendono le tette, e allo zdoro piaccio così, come sono“. in teoria doveva capire che questa frase voleva dire diverse cose, ma niente. ha continuato. un male, ragazzi, ma un male. una persona che in teoria mi vuole bene, eh. ma si sa, io devo per forza dimagrire.
ieri, al lavoro. il dottor AC sta operando. stanno parlando di cibo, non mi ricordo cosa, in realtà. si sta discutendo di una quantità considerevole di cibo, lui fa “ma chi la mangia, non di certo tu (rivolto alla mia collega-magrissima) o la jo (altra collega magrissima)”. io, naturalmente, per fargli notare la finezza della sua considerazione, aggiungo un “o la zdora“. lui alza lo sguardo e fa “no no, tu sei una buongustaia” (aridajje. ma che hanno, tutti?). “e perchè mai lo dici, mi hai mai visto mangiare?” “no…ma te…dai…si sa che sei una buongustaia, non sei tu quella che…il vino…” (gggnnnniiiiiii….ggggnnnniiiiiii….stridio di unghie sullo specchio) “no. non sono io (mi spiace, questa non te la passo)” la mia collega aggiunge “e poi lei mangia a pranzo una mela” (l’educazione certe volte trova dimora) “una mela e poi?” “se riesco un pacchetto di crechers” (no, non dirò mai “uno snec tipo vitasnella”, neanche sotto tortura). “si, e poi a cena? lì chissà che mangi” (insisti?) “non mi sembra un discorso per niente carino,sai?“. ma si sa, grasso è simpatico e quindi si prende in giro.
io, che sono in carne ma non mi sono mai considerata un fenomeno da baraccone, nè tantomeno considero chi è più in carne di me un fenomeno da baraccone, mi sento contornata da gente profondamente maleducata. mai e poi mai oserei dire a qualcuno a cui voglio bene (o si presume ne voglia) delle frasi del genere, sia in privato che in pubblico. sul fatto di essere rotonda ci scherzo spesso, soprattutto con le persone che stimo e so che non mi vogliono fare del male (come qualcuno di voi forse ha notato), ma mai e poi mai avrei pensato che la maleducazione potesse arrivare a certe bassezze.






