sabato sera. sto tornando a casa da lavoro, chiamo lo zdoro.
“senti, la sagra della braciola non è stasera. vedi se zdorù (migliore amico della sottoscritta) riesce a venire domani che c’è anche la carrera“
passano 5 minuti.
“fatto. nessun problema. e poi un po’ di riposo dopo una settimana che mangiamo sempre fuo…“
“andiamo alla vecchia locanda?“
“ma…ma…“
“eddai, è tutto il giorno che sto a casa da solo, vorrei uscire un po’ “
“vabbè, allora prenota, si (lo zdoro è impazzito)”
arrivo a casa, col capello straunto, pronta per una doccia rigeneratriciue.
“ah, ma sei già pronto?“
“no, perchè?“
“e spiegami, che hai fatto in casa tutto il giorno vestito di tutto punto con le scarpe e tutto?“
“hm. (manca solo che fischietti guardando in alto con la gambina che striscia a terra e le mani dietro la schiena) sono andato un attimo a prendere una cosa in macchina“
“(con l’oroloooogioooo?)”
si, noto che la stranezza, stasera, è dei nostri. anche solo perchè quando sta a casa da solo tutto il dì come minimo me lo trovo col pigiamino che mi accoglie in casa sciabattando tutto felice e soporiferino. non così, vestito, con le scarpe, e con l’orologio (che si toglie per andare a dormire). mah. ciononostante decido che la doccia è più urgente della mia curiosità.
in macchina.
“yawn! dopo la doccia calda mi sta scendendo l’abbiocco viulento” (vorrei ricordare a lor signuori che mi ero alzata alle 6 e mezza e avevo avuto una giornata senza sosta)
“beh! vuoi che torniamo indietro, eh? telefono che non andiamo più? dimmelo se dev’essere una scocciatura!“
ora. mi sento un tantino spiazzata e aggredita. ma la cosa mi sta incuriosendo. vorrei proprio sapere che è successo. dov’è il mio zdoro dalla personalità piuttosto ben definita e soprattutto vorrei capire perchè gollum si è impossessato di lui.
“no, no…andiamo” (detto piano che qua mi agguanta la mano)
come se fosse successo niente, dopo mezzo minuto stiamo amorevolmente parlando di cazzate quando noto degli strani segnali. lo zdoro è in ambito mentitorio. ed è inspiegabilmente agitato:
- respirino menzognero, che ho imparato a conoscere quando voleva nascondermi qualcosa e lo beccavo (natale docet)
- deglutizioni aumentatissime, tipo ogni due parole
- si tocca i capelli.
- guarda l’orologio insistentemente
entriamo nel ristorante.
fa un caldo bestia, non si respira. ci viene fin da ridere da quanto stiamo sudando. eppure le finestre hanno lo spiraglio aperto. ma poco conta, siamo nel nostro ristorantino preferito, quello trovato pochi giorni prima della mia laurea, quello dove portiamo gli amici per far assaggiare della cose particolari, quello dove ormai potremmo dire “il solito”, che tanto la bravissima ragazza che lo gestisce sa dove puntare.
accendono il condizionatore, e si respira un attimo. noi mangiamo di gusto, oh, là, avevo proprio bisogno di una seratina così. peccato che sto qua davanti non sembra per niente rilassato. e che c’avrà mai, mi chiedo.
arriva la combriccola della simpatia. hanno prenotato dieci minuti fa (e sono le 22.30), e già arrivan in gregge a spaccare i maroni (si, proprio così. la ledi che è in me ha parlato). abbiamo, siorri e siorre:
- le donnicciuole (in numero di 4-5) che iniziano a gracchiare “fa freddo! troppa aria addosso!” (obbligando a spegnere. e non si respirò più. amen.)
- 2-3 uomini che parlano ad alta voce ed iniziano a snocciolare alcune frasi fatte, luoghi comuni eccetera eccetera, convinti di essere interessanti e colti.
- il professore. che appena ne dice una o è volgare (al commento sulle tette della proprietaria mi sono girata in preda a pruriti omicidi) o è una cazzata.
finito di mangiare, il nervosismo dello zdoro è alle stelle, il mio ci va vicino. decidiamo di uscire.
in macchina, parte seconda.
appena ci accomodiamo, lo zdoro, bruschissimo e con la faccia truce
“prendimi il sacchetto. quello nel cassettino, lì“. il respirino è alle stelle. ora si è aggiunto anche il tremolio. oddio che succede.
apro il cassettino, ci trovo un sacchettino di carta alquanto carino, tipo da…da…ODDIO!
“è per metterci questo” (sorrisone e sudorino che ormai gronda)
mi trovo davanti ad un pacchettino lilla. quadrato. è il momento che aspettavo da anni. e questo pacchettino… tutto mio, si. tutto tutto mio. lo stringo tra le mani, lo scarto piano piano (perchè diciamocelo, ora il tremolio ce l’ho pure io, eccome). scatolina gialla. evvai!
la dò allo zdoro, che me la apre. e davanti al più bell’anello che sia mai esistito, davanti all’anello proprio mio, che non avrei saputo trovarlo più adatto a me…
(sorrisone, ora più rilassato) “mi vuoi sposa…“
“sssssiiiiiii!!!!!!!“
lo zdoro, alleluia, non è impazzito. e io sarò sua moglie. sua moglie. e lui mio marito.
cosa? volete sapere di più sull’anello? la prossima puntata, mie care. lo so che ai maschi si stanno aggrovigliando le budella, ma tant’è.