Zdora

l’angolo del futile

ho capito

Pubblicato da zdora su 24 febbraio 2012

che finchè non ti metti a scrivere, il post non si autogenera

che è più facile buttar lì una frasetta ogni tanto su feisbuc

che feisbuc, se ti fermi tu, continua ad andare avanti. il blog no. ed è una tristezza.

che sanremo è sempre il solito carrozzone, ma non c’è da vergognarsi se ti piacciono più di tre canzoni di questa edizione

che, se nevica e sei bloccata a casa, pensi che “il gioco è bello se dura poco” siano parole sante

ma che, se hai scaricato engri birz sul cellulare, “il gioco è bello se dura poco” sia una cagata pazzesca detta da uno che non aveva mai giocato ad engri birz

che forse, il mio lavoro, …mmm…si. beh. mi piace.

che devo sbrigarmi a far fare l’agiliti alla prisci, rischia di impazzire (pincer=allergica alla tranquillità)

che certe volte i sogni son desideri. altrui.

che se ti interessi un po’ di politica e ti ascolti pure programmi difficili quando torni a casa la sera, e stai andando anche bene, appena smetti non ci capisci più nulla. beata ignoranza!

che, se ti arriva a casa uno col megafono e l’aria da cretino contornato da barbi psaico e due o tre arredatori maschissimi, per prima cosa preoccupati: vuol dire che la tua vita e la tua casa fanno schifo, ma te ne andrai in vacanza per almeno una settimana. secondo: la cosa più importante. quando, parlando del più e del meno, ti viene chiesto cosa ti piaccia, non dire MAI cosa ti passa per la testa. perchè? facciamo degli esempi. se la tua momentanea passione fosse, che so, staruors, ti ritroveresti con una stanza piena di spade laser e stelline attaccate sul soffitto, un letto a forma di astronave e orsetto-ciubecca che sovrasta un cumulo di cuscini di domopac argentato (ok pr i primi 5 minuti, ma sai dopo che palle, soprattutto se stai per superare la pubertà tra 2 giorni), per non parlare della sveglia che fa chhhhhhhh chhhhhhhhh, come il respiro di lord fener. ti piacciono i cavalli? la tua camera saprebbe perennemente di cuoio e paglia, la sedia della tua scrivania sarebbe a forma di sella, per salire sul letto dovresti saltare ogni volta la staccionata e i muri sarebbero tappezzati di orribili murales di inquietanti cavalli che ti fissano mentre dormi. quindi? dì che ti piace, al massimo, la sobrietà. anche se rischi una cella di convento.  no! ancora meglio! dì che ti piace il bianco. sai che noia, ma almeno, quando se ne saranno andati, con due secchi di vernice coloriamo tutti i muri (case vicoli e palazzi) e risolviamo.

l’ho fatto. ho scritto. sto meglio, si.

 

 

 

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no comment

Pubblicato da zdora su 10 gennaio 2012

ma che bell’inizio dell’anno. sono appena stata contattata dal capo per sapere che finalmente avrò il contratto per quest’anno (evviva. evviva), il che mi rincuora assaiie, data la prospettiva di un mutuo che gli zdori pensano di accollarsi per comprare una casetta. che poi, se c’è un mutuo decente non c’è la casa (oppure scopriamo magagne del tipo “tacchini a 500 metri”) e viceversa. il bello è che, ogni mese, calibriamo di nuovo il tiro abbassando le aspettative casesche, dato che i mutui sono sempre peggiori. e quando le troviamo, tac! il mutuo è inagibile lo stesso. se ci penso. che nervi. ora ci paghiamo un mutuo di 50.000 inferiore ad un mutuo di un anno fa con la stessa rata.

ma parliamo d’altro.

questo capodanno abbiamo fatto gli zdori giuovanissimi, tipo che siamo arrivati alla super festa fescion alle 2. considerato che abbiamo pagato la bellezza di 45 euri per stare in un posto iperaffollato e o caldo caldo caldo o freddo freddo freddo, siamo stati fino alle 5 perchè se no era uno spreco. ergo: alle 6 a casa, distrutti, nanna e pranzo alle 14. dilanio totale. la sera (sempre dell’1), andiamo a casa di un’amica per la giocatona a carte,  con la promessa che riesco ad estorcere allo zdoro: “stasera non facciamo tardi, vero? io sono distrutta!” “nuoooooo…sia maaaaiii“. appunto. dopo il ricatto morale dei singol del gruppo (“non venite?-faccia da lav-ah, allora non usciamo nemmeno noi“) la sottoscritta si ritrova, a mezzanotte, all’entrata di un locale di latino americano pieno di gente tarantolata e perde subito il gruppo. rimasto con quello che chiamerò lo stordito degli storditi, cerchiamo gli altri. nulla, un giro a vuoto (e ti credo, quelli sono scomparsi a destra e lui insiste che sono andati a sinistra). quando decido di prendere le redini della situazione e parto in avanscoperta, becco uno davanti a me che pulisce per terra, lo evito evitando la pozzetta e…sbadabam! mi ritrovo carponi per terra. un dolore lancinante al ginocchio, lo stordito dietro che mi guarda e manco mi aiuta ad alzarmi (mi aiuterà una specie di gessica rabbit de noantri). inutile dire che sento ancora gli strascichi della botta (e della mega figuraccia). ah, conunque. la pozzetta era una cosa unta che non ho idea cosa fosse, fatto sta che nel raggio di 2 metri non si stava in piedi.

ma parlando di figuracce. ieri: primo giorno di lavoro dopo le festività (o meglio, dopo la puglia). vado dal primo veterinario. mi dice di entrare. mi squadra da capo a piedi. diventa raggiante, con la mano si precipita a toccare la mia pancia e fa “ma daaai…ma sei incinta? che bella notizia“. uno: come cacchio ti permetti di toccarmi la pancia, che solo lo zdoro nelle giornate buone (mie). e due. ma sei sceeeemo?!?!?! inutile dire che, dopo uno sguardo gelido, ho esordito con un “no, pranzi delle feste“.

che dire, un anno iniziato con un esubero di educazione altrui!

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Pubblicato da zdora su 9 dicembre 2011

 

 

Lui: un amore
Lei: una stronza

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separati dalla nascita

Pubblicato da zdora su 23 novembre 2011

         

chen carson, fabrizio masia e ron mos

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dico la mia su ics factor

Pubblicato da zdora su 22 novembre 2011

copertina, bul (pace all’anima sua: stasera è scoppiata nel microonde), divano da sbrago totale, tivù da cinquecentomila pollici, i miei due amorini, pizza, birretta e clementine. ecco come ieri sera mi sono gustata la prima gudureccia puntata di ics factor.

io, una mia idea, me la sono già fatta. la potevo tenere per me? certo che no.

  • ALESSANDRO CATTELAN: nonostante sia chiaro che è lì perchè è il nuovo cocco della ventura, è stato al suo posto, ha fatto le sue cosine con un certo rigore e non è andato male. troppo positivo come persona per piacermi. e poi. ale. quella camicia color pelle. non va bene, no no.
  • VENTURA: il suo nuovo taglio di capelli è strepitoso, le sta proprio bene. lo zdoro, davanti alla mia ammirazione, serafico, “si, ma pensa alla difficoltà di farseli da sola, quei capelli”. a parte l’acconciatura, la testa è sempre quella. convinta di trovare il talento, in costante balia delle sue simpatie e dei suoi sbalzi umorali.
  • MORGAN: altro storico del programma, prima della venuta di elio era quello più competente, estroso e saputello. oddio, saputello lo rimane. ma piacevole nella sua spocchionaggine.
  • ELIO: colui il quale non ha mai detto qualcosa sulla quale non fossi completamente d’accordo. quindi. mi reputo un genio da quando c’è lui. che per me è un genio. punto.
  • ARISA: il fattore equilibrante in assoluto. non parla tanto, preferisce aprire la bocca per dire cose intelligenti. sottolinea le cose giuste, non si fa prendere dall’impeto (almeno non finchè è stata mandata via la sua al ballottaggio: s’è incazzata di brutto, e addio vocina da bambolina).

i cantanti e le loro prime esibizioni:

  • NICOL: la solita ragazzina insipida ed insicura che poi alla fine si scopre che ha una vociona e ti snocciola gli acuti. mielosa già dal nome, l’occhio languido e spaurito, i suoi “non credevo che mi apprezzassero” hanno un non so che di ipocrita. in una parola: odiosa. canta sto pezzo di gennifer adson, troppo, come direbbe proprio la sua giudice, gigiona.
  • CAFFè MARGò: direi che mi piacevano di più vestite fluo. comunque le adoro. per me l’occhialuta è la più bella del programma, come si dice qua, ‘na gran cartola. e poi abbastanza brave, ma soprattutto d’impatto. l’occhialuta ha la voce più irriverente, l’altra più posata, ecco.
  • CLAUDIO: cartavetrata, bella calda, la sua voce è il clone di quella del cantante dei niccolbec. lui, invece, è il clone di cattelan. cattelan, infatti, fa sbocciare tutta la sua simpatia chiamandolo “la sua custodia”. come se ale fosse un fuscello.
  • VINCENZO: una sola parola. cappellino. troppo di nicchia.
  • FRANCESCA: una bomba. canta l’ultima di adele come se nel frattempo si stesse smaltando le unghie dei piedi. bella, allampanata, co sta voce da paVura (ricordiamoci anche che ai casting ha presentato una canzone dei led zeppeling). ricorda moltissimo elisa rossi di ics factor 2, quella incinta. mandata via mi pare dalla ventura. ma dopotutto pure mengoni a me mi pareva aver la stessa voce di daniele magro (sempre ics factor 2).
  • RAMA: la voce un po’ blec un po soul di ics factor. canzoni che mi danno noia, tutta sta allegria proprio non mi piace. poco male: eliminata.
  • VALERIO: canta una canzone piuttosto tiepida, non si vede quello che può fare. in compenso abbiamo notato che lo stile “fonzi” col capello impomatato e il giumbotto di pelle gli sta proprio male. il ragazzo è delicato, suvvia.
  • I MODERNI: per far capire quanto ci interessava sentirli cantare: io pausa pipì, lo zdoro pausa pipì prisci. li ho ascoltati dopo, su internet. anche no.
  • ANTONELLA: bella voce, bella lei, bella presenza, bella canzone (uat els is der è una delle colonne sonore dei miei viaggi in macchina di un po’ di tempo fa, malinconoia). una delle mie preferite già dai casting.
  • GESSICA: lo zdoro va in un brodo di giuggiole. è innamorato. mi pare ovvio: ricorda l’irriverenza della carmen consoli (sua eroina da tempo immemole). comunque ane a me piace un sacco. quella faccia da bambola allucinata è inquietante. è proprio inquietante lei, tra le preferite pure lei.
  • DAVIDE: occhi decisamente troppo grandi. o è la bocca? fatto sta che da gessica in poi si va sempre peggio. mai uei in quela versione da discoteca non mi garba manco un pochino. lui invece è sguaiato al punto giusto, tira fuori la voce quando serve. penso però che sia stato scelto per aggiungere il personaggio più che il cantante. ma va bene lo stesso.
  • LE CINQUE: si, insomma. sono cinque. “ma sembrano una voce sola”. bravissime eh, ma sai che noia. rischiano l’eliminazione.

al ballottaggio arisa fa presente che forse il metodo del televoto non è poi così efficace, dato che quelle esibite per ultime le hanno penalizzate in entrambi i raund. in effetti pure io l’ho pensato. dovrebbero fare prima tutte le esibizioni, e poi si apre il televoto.

 

 

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cara adele

Pubblicato da zdora su 14 novembre 2011

pro:

  • sei una gran cantautrice
  • mica scema. col tuo singolo sei diventata ancora più ricca e ti sei riappropriata dell’amato ex moroso
  • il tuo essere morbidosa mi fa immedesimare non poco
  • hai una bella voce

contro:

  • quindi: che cazzo ti fumi quando la tua fortuna è appunto la tua voce? che nervi. stessa cosa i calciatori che li vedi fumare (ti arrivano fior fior di quattrini, potresti anche non intossicarti e fare il tuo lavoro meglio, grazie).
  • sarò l’unica su questa terra, ma l’ultima bellissima canzone mi dà sui nervi. e non perchè sia brutta (è bellissima. l’ho detto), ma perchè sei sempre un cincinin sotto la nota alla quale dovresti arrivare. ecco, sembra quando la batteria del mangianastri era quasi andata e rallentava tutta la cassetta. (manu so che tu mi capisci, almeno per quel che riguarda bionsè aliscia chiiis)

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bec hom

Pubblicato da zdora su 7 novembre 2011

tarangire safari log,  1 ottobre 2011, ore 5.30

fshhh fshhh fshhh

ma che è, stanno già pulendo per terra? e poi, che stanno a ramazzare che siamo in un campo tendato e c’è solo una stradina sterrata?

vabbè dai, dormiamo ancora un po’ che la sveglia non è ancora suonata

fshhh fshhh fshhh

ma dai! ma perchè continua? e perchè proprio a 2 cm dalla nostra tenda?

fshhh fshhh fshhh

(qui i nostri due eroi iniziano a ridere e a parlare così, spensieratamente)

grrrhhhhhgggggnnnngggggrrrrrrrg

o- ho. abbiamo un leone fuori dalla tenda” (disse lui, immobile e verde in volto)

e mò che facciamo?

PARAPAPAPAPAPà..PARARà PARARà (disse la sveglia a tutto volume, naturalmente)

c—o spegni! spegni!

fshhh fshhh fshhh…ciomp ciomp…fshhh fshhh fshhh

ochei, devo vedere cos’è, dov è, insomma, se abbiamo scampo” (disse lei sgattaiolando verso la tenda e scostandone un pochino la parte interna, quella che copre la visuale per intenderci)

?!?!?!?!…zdoro…mi sa che non è un leone…” (disse lei mentre non vedeva altro che rugone grigie che le sobbalzavano a 10 cm dalla faccia)

orbene. questa la nostra prima mattinata africana. ed ora ditemi: come fanno elefantessa ed elefantino a sostare per più di un quarto d’ora tra la tenda ed il baobab? la soluzione non c’è, noi non lo abbiamo ancora capito. ah. il verso era una specie di rutto.

(il pluri-rimandato* viaggio di nozze è stato qualcosa di strepitoso: i giorni di safari in tanzania ci hanno, per così dire, aperto il cuoricino. l’unica cosa, adesso, è autoconvincersi che in mezzo ai campi, anche se si guarda bene, non scorgeremo più nè leoni nè nessuno dei 15.000 animali incontrati durante la nostra esperienza)

*un particolare “grazie” alla francorosso che ci ha scambiati per “tappabuchi” e infine, alla terza data sfumata, è stata mandata a quel paese a beneficio di un’agenzia vicentina scelta su internet

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09/07/11 – nel bel mezzo

Pubblicato da zdora su 22 agosto 2011

ochei. ho fatto la navata con l’adiemus (per i curiosi: lo trovate qui), ho visto che lo zdoro c’è. ed ora.

  • papà che mi prende la mano, la consegna allo sposo (almeno così mi ricordo, giuro, è stato un momento di confusione), lo sposo che mi dà un bacino sulla fronte, mi fa accomodare di fianco a lui e mi dice dolcemente “ou, e che ci fai così tutta scollata?” (lui rinnega. la prova schiacciante ci sarà alla visione del video). iniziamo bene.
  • è tutto stupendo: i fiori sono strepitosi, a chiesetta ha il rosone giallo che proietta la luce del sole proprio su noi due, lo zdoro è esattamente come io speravo che fosse il mio sposo quando ero piccola, ma proprio sputato, è proprio figo, mi sento contornata dalle persone a cui voglio più bene…ma alt. cosa vedono i miei occhi. mesi e mesi a preparare qualsiasi dettaglio in modo che sia tutto impeccabile, discutendo sui se e sui ma di qualunque angolo di questa chiesa e…di fianco all’altare, in bella vista, nel posto del coro, non siede il sacrestano che si presenta come una via di mezzo tra il mago oronzo, michele misseri e vito catozzo? per tutta la funzione è stato lì seduto a gambe aperte con sguardo divertito, mancava solo lo stuzzicadenti in bocca ed era fatta.
  • temperatura esterna alla chiesetta: 38 gradi all’ombra. temperatura interna: 50.000 gradi. io, furbescamente, ho evitato il bolerino dalle maniche corte che mi faceva un braccio da scaricatrice di porto. ergo: indosso il bolerino con manica a tre quarti in micado reale. ergo: durante la predica mi sento svenire. poi, all’onta di vedere il mio video su paperissima con la musichetta fiuiuiu quando barcollo e poi cado, preferisco che mi dicano che son maleducata e inizio a sventolare violentemente il libricino della messa, rincuorando chi bene mi conosce e teme il peggio.
  • arriva il momento delle promesse. ora. eccoci alla prima (?) figuraccia della sottoscritta. vedo che, al momento di dire “zdora, prometto di amarti eccetera eccetera“, lui tergiversa e avvicina il libretto verso di me. oh cacchio. vuoi vedere che è il mio turno e credevo fosse il suo?!?! guardo velocemente e infatti eccola lì, la scritta “zdora” coi due punti che stanno a significare che devo parlare io. inizio a leggere. “zdoro…“, continuo a leggere ma c’è qualcosa che non mi convince. perchè c’è scritto “con quest’anello”? eccola. lui mi guarda divertito. guardavo la pagina a fianco, quella degli anelli. lui tergiversava per “rispettare i tempi scenici”. e nessuno ha capito il perchè del mio “zdoro” detto fuori luogo. mah.
  • arriva sto benedetto scambio degli anelli. il prete chiama la damigella che arriva tutta timida (lei?!?!?non ci credo) e ci porge la super borsetta con le fedi legate sopra. dobbiamo slegarle noi. facile a dirsi. credo che il testimone avesse una leggerissima paura che si sciogliesse il nodo dato che nè io nè lo sposo riusciamo a toglierle da lì. iniziamo a strattonare, allentare. pian piano lo zdoro ce la fa, io sono ancora lì che mi manca di usare i denti e ho fatto tutto. mentre lui, soddisfatto, si gira verso tutti e dice “io ho fatto, eh“. per la serie.
  • ed ora scambiatevi un segno di pace“. ecco le fatidiche parole che scatenano il putiferio. ma…ha ha! non ci fregate, il prete ci ha detto di stringere la mano solo a testimoni e genitori, quindi faremo presto. si, come no. prova ad entrarci te, in quel vortice di mani. lo zdoro rimane inglobato nei miei parenti, io sto ad aspettare quei tre minuti che il suocero si accorga che sono lì in mezzo all’orda di braccia solo per dare la mano a lui. insomma. missione fallita. di brutto.
  • nonna ultranovantenne che recita la preghiera dei fedeli (è il suo pezzo, inutile proporle altro. ricordiamoci che ogni giorno ha sempre sgomitato con le altre pie donne per leggere in chiesa). ma solo dopo aver cazziato il prete che si era dimenticato di leggere l’intro.
  • scena orribile: lo zdoro che fa per baciarmi, io che faccio “no!” e mi sposto, perchè non è ancora il momento. infatti il prete non ha ancora detto “bene siete sposati, un applauso, puoi baciare la sposa“o quelle altre robe lì che ti fanno capire che ti puoi baciare. evvove evvove. non lo dirà. giusto per rimpolpare le figuracce.
  • arriva il momento delle firme, con me che insisto per metterne una che il prete non mi vuol far mettere. ora. bisogna specificare il rapporto di profonda amicizia che c’è tra la mia famiglia e lui, fatto anche di scherzi goliardici e affettuose prese in giro. ecco. ci sono 4 spazi per la firma della sposa, perchè me ne fa mettere tre? insisto, lui mi dice di no. insisto ancora (non mi freghi, non mi chiamerai domani per dirmi che non siamo sposati a tutti gli effetti perchè manca una firma, no no). lui ad un certo punto si stufa e ad alta voce mi fa “ma perchè vuoi firmare sul riconoscimento dei figli??!“. con lo zdoro che incalza “c’è qualcosa che dobbiamo sapere?!?!“. uf. non è la giornata giusta per fare quella lucida.
  • all’uscita delle chiesetta, arriva il momento che preferisco: tanto tanto riso. bellissimo. non vedo l’ora. ecco. un consiglio a tutti voi, o non sposati che volete sposarvi, un giorno, e prevedete che ci siano bambini tra le prime file.  sorridete, ridete perfino, parlate, ma solo se protetti da qualcosa. se no..beh. se no vi ritroverete quei 100 grammi di riso in bocca, scaraventati alla velocità della luce con traiettoria improbabile, che vi tappano anche le narici. e gli occhi.
  • guardiamo giù dalla gradinata: la macchina più bella del mondo, ovvero la vecchia 500, piena di palloncini bianchi a forma di cuore che vanno verso l’alto e una valigia di cartone con appese le lattine che appena partiamo fanno sdeng sdeng sdeng (“zdora, devi dire a tuo papà che la macchina fa un rumore strano, è da controllare” ““). ce ne partiamo verso la villa, romanticamente in due con “un senso” di vasco a tutto volume.

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09/07/11 – scene da un matrimonio

Pubblicato da zdora su 29 luglio 2011

  • che ore sono?” “le 4, tranquilla“. entra il testimone dell zdoro mentre sono al trucco. “come sta lo zdoro?” “ahem…(sguardo sfuggente verso il basso)“. ochei panic. io e il truccatore ci giriamo all’unisono, mi sto per fiondare alla giugulare del testimone. mantengo la calma. “che C. stai dicendo? ha cambiato idea?” “nooo nooo! è solo super emozionato, sta bene“. direi che come discorso per tranquillizzarmi un’ora prima di entrare in chiesa è perfetto, no?
  • arriva il fiorista. mi mostra il buchè. sembra mi abbia letto dentro, na cosa pazzesca. ora piango. il truccatore mi cazzia. il fiorista (sant’uomo) mi fa presente che nel buchè è riuscito a inbucare pure il…pisello odoroso lilla! a questo punto rido. come una pazza.
  • che ore sono?” “le 4 e mezza” “allora fra poco si parte. mi vesto“. amica della mamma che mi fa le foto pure mentre mi allaccio il bodi o mi metto a posto le autoreggenti (oh donnine, voi si, sapete il movimento che si fa per allacciare il bodi. e si, ho delle foto proprio in questa. posizione.).
  • che ore sono?“…”che ore sono?“…”mi dite che cacchio di ora è?!?” “…hem…le 5 e dieci“. ah, beh. avvisarmi no, eh. prendo la rincorsa, raccolgo testimoni mamma papà e damigella portafedi e via! anzi no. devo aspettare che 1-il mio testimone mi metta dentro la macchina; 2-la piantino di guardarmi e se ne corrano tutti in chiesa, giusto per non farli arrivare dopo di me
  • siamo arrivati? ma la macchina non si apre sopra? siamo arrivati? cosa succede, il cofano si rompe? si sta aprendo tutto? perchè ci siamo fermati? non siamo ancora arrivati? siamo arrivati? cosa succede quando entriamo? siamo arrivati?” ecco ciò che ho sentito nei 2 minuti e mezzo di macchina che mi separavano dalla chiesa. io e il papà davanti alla super macchina super super sportivona e la damigella seduta dietro.
  • tempo 2 secondi e mezzo dall’arrivo, vedo mio papà che si precipita davanti alla mia portiera, il mio testimone che mi si scaraventa davanti col riso sardonico per avvisarmi che si vede un pezzo di reggiseno e poi mio papà che mi piglia manco fossi una deportata e mi trascina. manco il tempo per le foto e mi trovo davanti alla porta spalancata della chiesa
  • ma. non. c’è. suono. che. odano. le. mie. orecchie. l’adiemus per il quale mi sono battuta per mesi non parte. mio papà è lì che freme per camminare. io, piglio super deciso, lo fermo finchè non sento gli archi. non vedo nulla, nessuno. uh! si. vedo la bellissima corsia bianca, ci sta proprio bene.
  • parte la musica. parto pure io. ora. la traversata è stata caratterizzata da ricordi-spot, ovvero: la confusione dei volti che mi fissavano e lo strano silenzio che sentivo (no, la musica c’era), na cosa un po’ surreale. dopo un po’ di passi, l’unico rumore che sento è il pianto a dirotto di amica di famiglia nonchè quasi una seconda mamma. mi giro e allora metto a fuoco tutti i volti. arg. non vedo ancora lo sposo, l’unica cosa che c’è sono le persone in mezzo che vogliono vedere. poi finalmente lo vedo, il papà mi stringe un po’ di più la mano (c’è gente che giura ci sia stato del lucidino nei suoi occhi). sorrido allo sposo.

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09/07/11-prima parte

Pubblicato da zdora su 22 luglio 2011

devodormiredevodormiredevodorm…DRRRRIIIIINNN! ma chi cavolo è? sento mio papà che risponde. “si, adesso la sveglio e glielo chiedo”. ecco fatto. non si dorme più. e così, alle 8 e 20 del mattino del mio matrimonio, mi ritrovo a dover cambiare formato dei tablò mariage e rispedirli in tempo record. ecco cosa succede a volersi far le cose in prima persona. ma tant’è.

mi ritrovo a vagare per casa. una casa pulitissima e tirata a lucido. con la cucina già pronta ad accogliere non i parenti, non gli innumerevoli ospiti, bensì i gruppi di persone per la sessione “trucco”. si, avete capito esattamente. non bastava aver organizzato otel pranzi e cene  per gli ospiti, no. la (santa) mamma si è abilmente destreggiata nella distribuzione di trucco e parrucco di chi ce l’aveva chiesto (non dimenticate che moooolte donne provenivano da lontano). quindi, alle 10 e mezza, mi trovo la casa invasa da chiunque: gente che si deve far truccare prima di approdare dalla parru, accompagnatori (che si godono il buffè preparato appositamente), bimbe giocose, cagnetta saltellante e genitori in preda a moschitudine (sapete le mosche, no, quando sprizzano da una angolo all’altro con la faccia allucinata. eccoli).

ora capite perchè decido di anticipare la mia capatina dalla parru di circa una mezzoretta.

torno con mega bigodoni e testa a mò di casco anni 50, e ti trovo ancora più casino di prima. testimoni ed invitate gnocchissime, tutte pettinate e truccate a meraviglia, i miei genitori, che credo impazziranno nel giro di un quarto d’ora, la prisci che sembra stranamente stremata, poi capisco perchè. la cosiddetta “damigella delle fedi”, ovvero la figlia di mio cugino che è stata dotata di borsina superfescion portafedi (da qui il nome), ha inseguito la povera (diciamo così) bestia per circa un’ora.

altra decisione: sono la sposa, no? posso far quella un po’ così, che ha bisogno di estraniarsi. quindi me ne vado su in camera, poi in bagno, mi preparo con calma, insomma. dato che è l’una e io devo essere in villa alle tre e mezza, faccio proprio con calma. dopotutto non è che devo fare molto. grande decisione, quella di essere truccatapettinatavestita nella villa dove si farà il ricevimento, attaccata peraltro alla chiesa. così i miei possono riprendersi e vestirsi con tranquillità senza l’orda di persone che vuole vedere la sposa (si, come no. mai visti così trafelati).

faccio talmente con calma che, alle tre, mi arriva zdorù dicendo che il truccatore è là che aspetta. mi. ero. sbagliata. di. mezz’ora. inizia il panico puro, corro ovunque, nel giro di due minuti due ho buttato tutto in valigia alla rinfusa e sono in macchina di zdorù che faccio il conto di quello che ho preso per capire cos’ho dimenticato.

 

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