Zdora

l’angolo del futile

ma è così che va?

Posted by zdora su 16 aprile 2009

nei miei bei capelli tagliati dal solito parru (per l’ultima volta, giuro, ma prima di pasqua è quello che ho trovato essere la cosa meno pericolosa), boccolosi e profumati, mi sono assaporata questa mattinata di relacs. sonnecchiando, finendo le ultima pagine di un libro, col fon  caldo sulla crapetta intontita. quello che può essere chiamato un lavoro è bello, mi piace e ogni giorno si aggiungono sempre più cose che io posso fare, in modo che diventi autosufficiente. i miei sforzi sono apprezzati, per fortuna, e sembra che piaccia ai principali. ma, in tutta questa pseudo-contentezza, ci sono molte parti in ombra, quelle domande e quelle risposte che più mi dò e più mi fanno entrare in crisi. cioè. mi sento come se dovessi espiare qualcosa. perchè se no non me lo riuscirei a spiegare, no. vi faccio degli esempi per farvi capire meglio cosa mi ritrovo a pensare:

  • mi impegno, e molto, per essere sempre disponibile ed avere il sorriso sulle labbra (e ci mancherebbe altro) anche quando, dopo 12 ore che non sto mai ferma e il mio fisico è in procinto di scioperare, mi ritrovo in mano uno iorchi di merda vecchio, mordace, che non sta mai fermo e con un padrone che ha ben pensato di capitare lì alle 20.15 e come se non bastasse mi dice “signorina , non lo tenga così che gli dà fastidio“.
  • vorrei far notare il “signorina” affibbiato alle colleghe e il “dottore” ai colleghi, così, solo per dire.
  • mi impegno anche a non protestare, che si sa mai, ti mandano via.
  • alla fine, facendo per 3 giorni così, arrivo a 36 ore alla settimana che non sono tante, per carità, ma che possono risultare un tantino devastanti  quando, nei 2 giorni attaccati, in 48 ore ne ho 12 di lavoro a giornata  e 4 ore in tutto di viaggio in macchina.
  • dalla prossima settimana le ore diventeranno 40 settimanali, meglio distribuite, però. perchè si aggiungeranno 2 sabati  e una domenica al mese.
  • vorrei farvi ancora notare che la pausa pranzo è un lusso che ci concediamo se non si vede nessuno.
  • non vengo ancora pagata, e fra circa un mesetto inizieranno a darmi un “rimborso spese” che aumenterà via via che passa il tempo. il rimborso spese è molto, molto basso. diciamo che con quello potrò pagare la mia parte di affitto (spero, da quello che mi hanno detto le colleghe, perchè i capi non dicono le cifre, eh no) e forse la benzina.
  • niente contratti, niente ferie, niente festivi, niente di niente. le mie vengono viste come “prestazioni occasionali”. un bambino in queste condizioni è impensabile, perchè rimarrei decisamente senza lavoro. ti possono mandare via quando vogliono.

ora. in tutto ciò ho da considerarmi fortunata. perchè ci sono colleghi che dopo un anno di ore ed ore in clinica o in ambulatorio, turni di notte, reperibilità notturna e nei festivi non hanno ancora visto una lira. perchè è così che funziona, con noi vet. i miei capi sono corretti, e io non ho nemmeno le notti. e in più tutti sono carini con me e si dimostrano delle persone in gamba. cioè. tanti se lo sognano, un lavoro come il mio, soprattutto da ste parti.

ma poi eccolo, il pensiero cattivo cattivo e amareggiato che sgorga fuori, viscido e subdolo. il pensiero che la mia amica dentista si sveglia alle 10 e lavora si e no 5 ore al giorno, lamentandosi che arriva solo ai 1500 al mese. il pensiero che tanti amici non rischiano morsi e graffi in continuazione, non devono star lì coi vomiti e le cacche e i proprietari lamentosi. tanti amici ce le hanno, le ferie, hanno anche solo una pausa pranzo, se vogliamo esagerare.

e poi ritorno al buonismo. che sono fortunaaata, che non devo lamentaaarmi, che c’è chi è messo peeeeggio. si, appunto. chi è messo peggio. amici che non fanno il lavoro che vogliono perchè quel concorso lo doveva vincere un altro. amiche col capo stronzo che da un momento all’altro dopo 20 anni decide che forse, mmm, megheeeri sarebbe da levarle di mezzo senza neanche una scusa plausibile, ed altre che sono sotto mobbing solo perchè hanno deciso di mettere al mondo una creatura. amici che devono campare con le ripetizioni intanto che arriva l’idea giusta (che promuoverò) e che la sviluppano. amici che vivono ancora come studenti perchè o ti paghi l’affitto dividendolo con altre persone o non mangi.

la rabbia mi fa venire la gastrite. è così che va il mondo? bisogna spaccarsi in due perchè se no non si campa? dev’essere tutto così difficile per forza?

e con questo barbatrucco, rispondete, gente!

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6 Risposte to “ma è così che va?”

  1. Michela said

    se ti piace pensare di rimanere onesta, si.
    E non intendo con questo dire che le persone che guadagnano tanto o che non se la pigliano in saccoccia sul lavoro siano ladri o malfattori a tutti i costi.
    Dal canto mio ho spesso saputo come guadagnare di più, come raggiungere altri livelli, come ricevere “benefits” o accomodamenti sugli orari di lavoro.
    Ma.
    Ma a me piace guardarmi allo specchio e fare amicizia con la mia gastrite, perchè se tradisco me stessa, se diveto disonesta con Michela… quella mica me lo perdona.

    Ahò

    quella, ME MENA!

  2. carlo2003beta said

    Io sono quello che gli tocca dividere l’appartamento. E stica! Ma ci sarà la svoltaaaa… fiato alle trombeee: per chi vive a Bologna e dintorni… è da poco online un sito dove si comprano torte e te le portano a domicilioooo!!
    Et voilà: http://www.dolciconsegne.it
    Col passare del tempo si arricchirà l’offerta dei prodotti e le aree servite! Se conoscete qualche pasticceria interessata fatemi sapereeeee!!! Ovviamente le torte sono buonissimeeee!!

    P.S.: scusa Zdò dello spot, ma c’ho le bollette da pagareee!!

  3. zdora said

    eh si, michè, lo specchio è il peggiore, non perdona…soprattutto alle 6 di mattina
    carlo: te eri “amici che devono campare con le ripetizioni intanto che arriva l’idea giusta (che promuoverò) e che la sviluppano”…aspettavo solo il via…

  4. manulea said

    E’ così in Italia, per chi ha deciso di restarci.
    E’ così per chi ha deciso di pensarla come la Michelina… che di porcherie, in giro, ce ne sono tante e troppe e io no, grazie, di quel meccanismo perverso preferisco non farne parte.

  5. LaVale said

    ciao giovanotta, mi auguro davvero che tu non debba spaccarti in due .. ho sempre pensato che un lavoro è un lavoro.. Ho quasi sempre agito come “il lavoro è una delle pochissime cose che riesco a fare” .. fino al giorno in cui ho cominciato a capire che l’azienda non è mia, sono una dipendente e sono arci stufa di fare straordinari non pagati o mal pagati e così perdermi tempo utile per farmi gli affari miei … ho cominciato da poco a ritagliarmi tempo per me, e da troppo ho cominciato a lavorare!

  6. giuggiola said

    ti faccio un grosso in bocca al lupo per tutto!!!
    Io son qui che mi chiedo se a fine anno tornare a vivere coi miei…sperare di potermi permettere di continuare a mantenere una stanza in un app. in condivisione….e a sognare una casetta tutta “mia”….(non sogno la proprietà…quella mo’ è fantascienza…ma sogno di potermi permettere di pagare un affitto!)
    Abbraccione!

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