Zdora

l’angolo del futile

tragicomica

Posted by zdora su 2 aprile 2009

cuffo unticciuo, felpa sopra il pigiama e ciabatte di supermen, che vago tipo nonnetta artrosica per casa: eccomi in tutto il mio splendore.

venerdì a casa dei miei, per aiutare coi turni in ospedale dalla super nonna operata che si doveva riprendere. dopo giorni di rianimazione, finalmente in semi-reparto. diciamocelo, vederla così mi fa sempre un pelino di effetto. soprattutto la domenica, quando, dopo una notte insonne con la vicina urlante e ancora un po’ di anestesia non smaltita ancora del tutto, me la sono trovata delirante in preda a terribili tediose allucinazioni. dal lunedì il miglioramento sfociato il martedì in gita in girello per i corridoi, pranzo seduta e trucco come si deve.

martedì torno a bologna. scopo principale della giornata: preparare ogni minimo dettaglio per il giorno dopo. quindi sitirare il grin blu scuro (il viola non è gradito dal futuro possibile capo), prepararmi il cus cus con le verdurine e il prosiutto cotto (non si sa mai come si sviluppa la pausa pranzo), lavarmi i capelli e soprattutto, SOPRATTUTTO, mettermi a dormire presto. il cus cus viene abbastanza bene, se non fosse per il gustino sciapo data la mancanza di prosiutto. mangiamo verso le 8 e poi, verso le 10, obbligo (nel vero senso della parola) lo zdoro ad andare a letto e guardarsi ics factor intanto che cerco di prendere sonno con lui che mi fa “braccio”. inutile dire che fino alle 11 meno un quarto ero più sveglia di lui, in quanto ics factor mi esalta e non riesco a non farci attenzione. se ci mettiamo, poi, che lo zdoro ogni minuto esordiva con un “uuuhh! che sonno che hai! si vede proprio che crolli!” con risata finale. poi, il miracolo: alle 11 e qualcosa mi addormento di brutto. non prima di aver messo 2 sveglie nel mio cellulare, un promemoria dell’agenda (sempre del mio cellulare) e aver chiesto allo zdoro di impostare pure la sua, di sveglia, che non si sa mai.

arriva il mercoledì mattina, il fatidico giorno dell’ennesimo primo giorno di lavoro. la sveglia (solo la prima, poi per mezz’ora suonerà un po’ di tutto, compresa la sveglietta dello zdoro che impietosito l’aveva impostata quando io dormivo) suona alle 5.50. ora. immaginate una persona che cazzeggia beatamente per un mese di fila, svegliandosi alle 9 e stando a letto quella mezz’oretta  a poltrire, per poi stare o seduta o distesa o adagiuata per il resto della giornata. aggiungeteci il primo giorno di lavoro, che magari bisogna essere puntuali. alle 8. a ravenna. e, se non vi basta, aggiungeteci pure il cambio dell’ora. avrete un simpatico quadretto di come sia arrivata in cucina, per la colazione, con un abile giuoco di sponda sulle pareti del corridoio. per fortuna l’adrenalina per l’emozione ha fatto il resto ,ed è andato tutto lissio lissio. il lavoro, però, è stato un tantino più stressante di come avevo immaginato, ovvero dalle 8.30 in poi la sala d’attesa sempre perennemente piena. in ambulatorio 1 o 2 pazienti in stereo. una pausa pranzo di 3/4 d’ora con quel cus cus di merda che non sapeva di un tubo e che più mangiavo, più lo odiavo, dato che la collega era andata al centro commerciale e aveva rimediato un cichen menù (per di più con le patate vertigo, che invidia). sempre sempre in piedi. verso le 3 inizio ad accusare il colpo. alle 5, per fortuna, mancano solo 3 ore alla fine, e i pazienti iniziano a diradarsi. quindi mi rilasso un po’, sto a chiaccherare con le due veterinarie (che, manco a dirlo, sono più giovani di me e si sono laureate circa nel mio stesso periodo, e stanno lì da 1-2 anni) e posso stare un po’ seduta. ma, come insegna il caro perfido marfi, appena penso “beh, magari alle 7.30 abbiamo finito e ci manda a casa“, arrivano ritardatari e urgenze. al punto che esco di lì verso le 8.45. si, in effetti guidare un’oretta non è proprio il massimo dopo 12 ore di lavoro, ma la strada è lissia, non c’è gente, e dopo 50 minutini sono a casa. però son felice, in più devo raccontare tutto allo zdoro quindi la stanchezza è relativa. ieri sera penso (aimè) “beh, guarda, credevo di venirne fuori ben più distrutta!” (sempre un sentitissimo grazie a marfi, eh).

stamattina il delirio. e per fortuna che è il giorno libero. alle 9.45 mi alzo con la testa pesaaaante e con muscoli (si, anch’io da qualche parte ce li ho) che reclamano giustizia. i cervicali doloreggiano a gogò. la palpebra è sempre a metà. senso di nauseetta. ora si che mi sento veramente uno straccio.

devo condividere con voi il sollevamento-carlino più faticoso della storia: 17 chili. 17.

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8 Risposte to “tragicomica”

  1. manulea said

    No, scusa.
    C’è qualcosa che non capisco, in questo tragicomico resoconto di nanna-sveglia-lavoro.
    Hai lavorato ieri.
    E GIA’ OGGI HAI IL GIORNO LIBERO PER RIPOSARTI?

  2. zdora said

    eh, mi hanno dato il plenning dei giorni che devo fare, e giovedì non c’è!

  3. manulea said

    Ah ecco, volevo ben dire…
    ora attendo la storia del carlino ciccione.

  4. I carlini di Ravenna lottano con le pantegane del Candiano, e spesso vincono. P.S. Se lavori vicino al mitico ESP, centro commerciale storico nonché unico Mac rimasto a RA (credo sia l’unica città d’Italia dove li fanno chiudere anziché aprire), approfittane!

  5. scarica di forze ma carica di buon umore
    possiamo dire che è stata una giornata lavorativa che ha dato di più di un buon toccasana tipo week alle terme?
    facciamo finta dai, il pensiero positivo siuta l’energia..
    apperò il carlino ha più del carlone
    🙂 sicuro fa rima con mangione
    hai nominato il cous cous…ottima idea per stasera
    speriam nel buon sapore
    buon week end, penso di relax e cazzaggio 🙂

  6. Michela said

    un CARLINO di 17 chili????
    O__o

  7. zdora said

    ebbene…aprite la mano al massimo. se avete una manona come la mia aggiungeteci 5 cm, se no aggiungetene una decina. quella era la larghezza della schiena.

  8. LaVale said

    bello leggerti, stavo per mandarti un sms per sapere !!!! passerò presto in quel di ravenna !!!!

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