Zdora

l’angolo del futile

strani momenti – parte tri

Posted by zdora su 19 giugno 2008

“la goccia che ha fatto traboccare l’utero

il martedì è pressapoco lo stesso strazio di lunedì. l’irritazione sale a livelli stratosferici sempre per il past CdC che continua a ripetermi le stesse snervanti affermazioni del giorno prima. per fortuna che il tutto sarebbe finito quel pomeriggio. eh no! vi dico io, la via crucis è andata avanti imperterrita fino al mercoledì, giorno in cui, non pago della stanghez dell’inutile congresso, il caro capetto ha deciso di intraprendere una simpatica giornata di affiancamento. proprio quello che mi ci voleva. questo benedetto mercoledì, past-CdC decide di donarmi un mazzo di fastidio. iniziando dalla mattinata. andiamo in un ospedale nel quale, se ti considera un medico, vuol dire che fuori nevica. troviamo un giovine gastroenterologo che fa dei discorsi con parolone fatte per sviarci e farci sentire delle cacchette. alla fine di uno dei suoi deliri gli chiedo una precisazione su quello che ha detto lasciandogli intendere che i termini usati da lui li so bene, e alla fine della storia non ha concluso un bel niente. tanto sapevo che non lo avrei più rivisto. e non me ne poteva sbattere di meno del CdC che avevo accanto. il gastroenterologo de noartri ha un impegno. “potete passare tra un’oretta-due?” (per dirti che, imbecille? tanto dei nostri prodotti non te ne potrebbe fregare di meno). CdC mi chiede in che reparto mi interessa andare. “ovunque, basta che non ci chiudiamo in oncologia” (era solo sarcasmo, non avevamo prodotti per quel reparto) “perchè?“(beh, imbecille 2, intanto che ci andiamo a fare, in oncologia, che i nostri prodotti non c’entrano niente?) comunque passo oltre “già passare le mie giornate in ospedale è psicologicamente pesante, con l’oncologia mi dai il colpo di grazia“.il tutto dev’essergli arrivato come qualcosa del tipo “uh! ti prego, sono già stanca, portami in un reparto bello triste che ho bisogno di un po’ di disperazione per la mia dose quotidiana di incubi“, perchè mi ha portata dritta dritta in radioterapia, e lì abbiamo aspettato che passasse un medico disponibile per 2 ORE. ora, dopo anni di crisi d’ansia e ipocondria acuta, potete capire in che stato mi trovassi dopo quelle terribile 2 ore. stavo male per quelle persone, in continuazione, ed era come se qualcuno mi stesse pugnalando ogni volta che vedevo la gente andarsene piangendo da qualche ambulatorio. ci sono persone che riescono a separare il lavoro dalla loro vita, persone che si riescono a distaccare. ecco, io purtroppo non sono una di loro. beh, dicevamo.  io coi lacrimoni e CdC che mi illustrava quanto potessimo sfruttare la radioterapia anche negli altri ospedali. non ne sono certa ma anche si, ci godeva. tutto ad un tratto considero il fatto che non abbia le palle di licenziarmi e che quindi cerchi di esaurirmi apposta, dopotutto le mie vendite sono basse eccetera eccetera. torniamo dallo pseudo gastroenterologo che ci accoglie con un sorrisone nel suo studio (era pure vanesio: aveva tutte le sue foto-di lui e basta-appese alle pareti), presentandoci un tipo che poi si è scoperto essere uno che fa opuscoli per le case farmaceutiche e che era lì apposta per convincerci ad intraprendere un lavoro. simpatico quadretto nello studio: il tipo che comincia a tirare una pezza infinita a CdC, CdC tutto rattrappito sulla sua sedia che cerca di fargli capire che no, lui non ha intenzione e io che rido dentro come una pazza. vedere il venditore che diventa preda di un altro venditore più insistente di lui mi dava una giuoia indescrivibile. ed ho capito. avrei lasciato il lavoro. potevo farlo subito, lasciando CdC come un allocco in sto bugigattolo insieme al tipo. purtroppo non ho trovato il coraggio. ma sarebbe stato bello, si. andiamo in centro a bologna per un appuntamento, e lì un altro segno: CdC scruta OGNI portone in cerca di targhe di studi medici da poter parassitare, ripetendomi “devi fare anche te così” (già mi avete dato un elenco medici scarno e scaduto da mò, che ho dovuto rinnovare dalla a alla zeta, ho dovuto cercarmi le informazioni su internet ed ora pure i portoni? ma.sei.fuori?). ochei, siamo alla frutta. devo solo trovare il momento giusto. dopo l’appuntamento io son già felice felice perchè nella mia testa ho già finito co sto lavoro di merda. prendiamo l’autobus, arriviamo in macchina, ci sediamo pronti ad un altro appuntamento un po’ fuori centro. “sai che c’è?” “dimmi” “c’è che non andiamo dalla dottoressa. dobbiamo parlare” “de che?” “basta. basta. non ce la faccio più. io co sto lavoro ho chiuso.” “ma…ma…andavi così bene” (ripeto: ma.sei.fuooori?!?!) “ma se te non fai altro che ripetermi che la sara fa il triplo di me e non faccio abbastanza?” “mah, la sara è partita con una cosa già avviata, tu sei partita da zero” “beh, mi hai fatto capire che non andavo abbastanza bene” “noooo, non hai capito” (eh, si, proprio). intanto che quest’allegra conversazione andava avanti, io andavo verso casa. “ma che fai, dove stiamo andando?” “ti sto riportando all’otel” “ah, ma allora dalla pediatra non c’andiamo proprio…?” noto una smorfia di disperazione, dato che perdere un appuntamento, per lui, è come togliergli un rene senza anestesia. “no“. e il mio piedino destro preme l’acceleratore.

e nella mia mente l’ultima scena di labirint, con sara che dice a devid baui “tu non hai nessun potere su di me”, e lui fa “nooooo!!!!” e tutto si sgretola.

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3 Risposte to “strani momenti – parte tri”

  1. Ma quanto era bono David in quel film…
    vabbè non c’entra nulla… lo so…

  2. giugiu said

    sei grandeeeeeeeeeee!!!

  3. carlo2003beta said

    AAAhhhh… che bella rinfrescata! Non mi stancherò mai di questa storia!!

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