Zdora

l’angolo del futile

09/07/11-prima parte

Pubblicato da zdora su 22 luglio 2011

devodormiredevodormiredevodorm…DRRRRIIIIINNN! ma chi cavolo è? sento mio papà che risponde. “si, adesso la sveglio e glielo chiedo”. ecco fatto. non si dorme più. e così, alle 8 e 20 del mattino del mio matrimonio, mi ritrovo a dover cambiare formato dei tablò mariage e rispedirli in tempo record. ecco cosa succede a volersi far le cose in prima persona. ma tant’è.

mi ritrovo a vagare per casa. una casa pulitissima e tirata a lucido. con la cucina già pronta ad accogliere non i parenti, non gli innumerevoli ospiti, bensì i gruppi di persone per la sessione “trucco”. si, avete capito esattamente. non bastava aver organizzato otel pranzi e cene  per gli ospiti, no. la (santa) mamma si è abilmente destreggiata nella distribuzione di trucco e parrucco di chi ce l’aveva chiesto (non dimenticate che moooolte donne provenivano da lontano). quindi, alle 10 e mezza, mi trovo la casa invasa da chiunque: gente che si deve far truccare prima di approdare dalla parru, accompagnatori (che si godono il buffè preparato appositamente), bimbe giocose, cagnetta saltellante e genitori in preda a moschitudine (sapete le mosche, no, quando sprizzano da una angolo all’altro con la faccia allucinata. eccoli).

ora capite perchè decido di anticipare la mia capatina dalla parru di circa una mezzoretta.

torno con mega bigodoni e testa a mò di casco anni 50, e ti trovo ancora più casino di prima. testimoni ed invitate gnocchissime, tutte pettinate e truccate a meraviglia, i miei genitori, che credo impazziranno nel giro di un quarto d’ora, la prisci che sembra stranamente stremata, poi capisco perchè. la cosiddetta “damigella delle fedi”, ovvero la figlia di mio cugino che è stata dotata di borsina superfescion portafedi (da qui il nome), ha inseguito la povera (diciamo così) bestia per circa un’ora.

altra decisione: sono la sposa, no? posso far quella un po’ così, che ha bisogno di estraniarsi. quindi me ne vado su in camera, poi in bagno, mi preparo con calma, insomma. dato che è l’una e io devo essere in villa alle tre e mezza, faccio proprio con calma. dopotutto non è che devo fare molto. grande decisione, quella di essere truccatapettinatavestita nella villa dove si farà il ricevimento, attaccata peraltro alla chiesa. così i miei possono riprendersi e vestirsi con tranquillità senza l’orda di persone che vuole vedere la sposa (si, come no. mai visti così trafelati).

faccio talmente con calma che, alle tre, mi arriva zdorù dicendo che il truccatore è là che aspetta. mi. ero. sbagliata. di. mezz’ora. inizia il panico puro, corro ovunque, nel giro di due minuti due ho buttato tutto in valigia alla rinfusa e sono in macchina di zdorù che faccio il conto di quello che ho preso per capire cos’ho dimenticato.

 

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08/07/11 – inizio 09/07/11

Pubblicato da zdora su 17 luglio 2011

vuoi che sia proprio lo zdoro che suona? e cosa sta suonando? da che finestra mi affaccio? la mamma mi lancia direttamente in bagno, mi affaccio.
il boato.
gente che applaude, che fotografa, che piagnucola, che ride. una quarantina, tra amici e parenti dello zdoro, tutti nel giardino di casa dei miei in semicerchio. noto, nell’ordine

  • lui, che già canta da un po’ di secondi, in posizione tattica da caraoche, ovvero gambette un po’ divaricate, una leggermente più avanti dell’altra. busto dondolante in avanti e indietro. microfono in una mano. filo intorgolato nell’altra. insomma, sto con olmo in persona.
  • il testimone alle luci fisse. ovvero con una pila da testa che punta sullo spartito dello zdoro, ma quando ride l’altro non legge nulla
  • l’amico alle luci mobili. un invasato con un’altra pila in mano che muove in modo ossessivo compulsivo (effetto strobo? l’emozione?)
  • il marito della cugina seduto, con la pianola sulle ginocchia (aaah! ecco chi suonava!)
  • un ulteriore amico dotato di chitarra acustica e faccino teso teso da esame di musica di terza media
  • tutti gli altri che cantano in modo corale

la scaletta, manco a dirlo, iniziava con “il mondo”, canzone preferita in assoluto per il canto a squarciagola in macchina.finito il mondo, io scendo tutta felice per baciare il mio bello. ovviamente, direi. cioè. uno ti arriva sotto la finestra, dotato di amplificatori e amici festosi, cosa aspetta se non il bacio della futura sposa? macchè. ricacciata in malo modo su per le scale, che “mica abbiamo ancora finito”. presa dall’entusiasmo (il crollo è ben che dimenticato), decido di affacciarmi dalla terrazza tonda, quella bellissima fatta apposta per una serenata. ma, avendo in quella stanza il vestito appeso in bella vista, alzo solo un pochino le serrande, e mi tuffo per terra tipo “scivolate dei film quando si chiude una porta”. evvove evvove. sbuccio di ginocchio e rottura di infradito. ma tant’è. riesco nella mia impresa. in tutta la mia bellezza (capello unto raccolto tipo ananas, braghette bluine tutte consumate e maglietta anni ottanta della mamma) mi affaccio.

la scaletta comprende la canzone (ovviamente) di vasco, quella dei gins, adesso tu di eros ramazzotti, susannaèunabambinatuttacolorata sempre di vasco e, per finire, o sole mio. uno spettacolo irripetibile. tutti commossi, io che rido a crepapelle, lo zdoro felice felice perchè può cantare a squarciagola e la gente gli applaude pure.

oddio, forse non sono proprio una frignona come credevo.

ore 2.00: dopo molteplici brindisi e festosità all’aperto, con tutti vestiti carini ed io ridotta ad una cosetta orrenda e scalza, ma chissene, si va a nanna.

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08/07/11

Pubblicato da zdora su 17 luglio 2011

Diciamocelo: sono decisamente ridotta uno straccio. E si che mi sono messa a dieta, ho cercato di mantenere la calma, ho risolto un bel po’ di inghippi degli ultimi giorni senza dar segni di cedimento. Mi sono pure fatta fare la manicur e la pedicur senza batter ciglio (ovvero senza inveire contro nessuno per nervosismo). oggi ho persino gestito la situazione camere dei parenti dello zdoro giunti in anticipo di qualche decina di ora direttamente dalla Puglia con furore (alla frase telefonica “sono arrivati. Adesso. Adesso. potresti venire un attimo?” mi sono precipitata tipo tuffo nell’otel designato).
E dire che questa doveva essere la settimana “in cui una sposa deve pensare solo a rilassarsi”: mi mancava solo di trovare la cura per l’aidiesse, stipulare la pace nel mondo e sfamare tutti i paesi del terzo mondo e non mi sarebbe più mancato nulla da fare.le due settimane passate sono state, lavorativamente e psicologicamente, distruttive. Passare la mattina a girare come una trottola, il pomeriggio anche, la notte a impaginare, stampare, decidere, organizzare, scervellarsi mi ha un po’ provata. Ma mettiamoci anche la toccata e fuga a Ferrara di ieri mattina per andare a provare per l’ennesima volta il vestito e litigare perché lo so che queste stecche stanno bene al manichino, ma io NON sono un manichino (cazzo). Mettiamoci che oggi i vari sopralluoghi in villa e chiesa mi hanno lasciato non poche perplessità, prima tra tutte la corsia bianca che zdoru’ vuole mettere per dare luce al percorso fino all’altare (odio tende et tappeti, da sempre). E mettiamoci che lo zdoro mi ha lasciata li’ a sbrigare le cose mentre lui chissà dove se ne andava, mentre io alle sei e mezza di pomeriggio non avevo ancora delle calze decenti da mettere domani.
Pero’ questa serata e’ stata piacevole oltremodo: i miei cugini arrivati da lontano, tutti gli amici di famiglia venuti per un aperitivo che si e’ magicamente trasformato in cena all’aperto, proprio bello. Certo, mi spiace solo che lo zdoro se ne stia a cena coi suoi amici e parenti lontano da me, che dopo mezzanotte non lo posso più vedere se non sull’altare. A proposito: sono le undici e quaranta, fra una ventina di minuti lo chiamo per dirgli che la prossima volta che mi vedrà sarò agghindata come non mai. Comunque. Dicevo. La serata e’ stata piuttosto divertente, ma ora sono proprio in un’altra dimensione. La cosa che mi snerva e’ che a meta’ cena mi sono come spenta, ole’, finit la festa. Le energie sono sotto i tacchi. Il divertimento si ha ora, in quanto non ho per nulla voglia di addormentarmi così presto nonostante crolli dal sonno (se dormo ora, abituata a 5 ore per notte di sonno, mi sveglio nel cuore della notte: voglio vedermi domani a far le 4 di mattina in sto stato). La mamma vede che proprio non voglio dormire, e approfittiamo che il papa’ e’ giu’ a mettere a posto per stare un po’ sul letto a parlare. Fa un caldo bestia, ciononostante mi sorprende con questa nuova teoria che “se si abbassano le serrande l’aria passa più veloce e quindi rinfresca di più. Mah. Sono le undici e tre quarti, dai che fra poco telefono al mio amore, che sta la’ coi suoi.
Silenzio.
Una pianola suona degli accordi.
Mia madre ride e dice “dai, affacciati”.

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c’è

Pubblicato da zdora su 27 giugno 2011

ci sono la checca e la chicca, le amiche più di vecchia data. quelle che mi hanno conosciuta già prima che nascessi. quelle che guardavano il pancione della mia mamma con aria interrogativa. quelle con cui si abitava tutti viscini viscini, che le porte erano aperte tipo frends. quelle che sono la famiglia da sempre, che ci si veda spesso o meno.

c’è la batu, quella che alle elementari tornavamo a casa da scuola insieme, solo che lei dopo continuava per casa mia e stavamo a parlare minimo mezz’ora. quella che alle superiori…beh, lo stesso. con la differenza che si vedeva ad un certo punto mio papà che arrivava con gingerino e patatine, giusto per farci capire che stavamo tardando. quella che rimorchiava al posto mio, che mi passava i compiti di fisica. quella che un giorno per scherzo ci siamo ammanettate a ricreazione e poi, suonata la campanella, il proprietario se n’è tornato in classe e ci ha lasciate così per un’ora. quella che basta un piccolo cenno e scatta la ridarola scompisciante.

c’è la eugy, amichetta di amichetta, quella che si ricordava sempre di me nonostante ci fossimo viste una forse due volte. quella che il mio morosetto di anni ed anni fa commentò con “io me la farei”. stica. quella che poi ho piacevolmente ritrovato anni dopo, all’università, coi nostri progetti di beneficenza. con la sua aria da maestrina autorevole, che inganna al primo sguardo, e poi basta. con la sua spontaneità e la capacità di far sentire ciascuno a suo agio.

c’è la martace, quella che a dodici anni “no, non voglio andare con lei in viaggio, mi sembra antipatica”. quella che alla faccia dell’antipatia, mi ha fatto talmente ridere che mi sono fatta la pipì addosso nientedimeno che sull’empair steit bilding. quella che in vacanza, la prima sera che usciamo mi fa “io quello lì non lo voglio mica”. che un mese fa “lo voglio” l’ha detto proprio a lui, con in braccio la figlioletta.

c’è la mari, sua sorella. quella che mi sembrava un po’ altezzosa. quella che pure lei doveva essere antipatica, e dopo naturalmente si scopre essere una tra le più sceme sula faccia della terra, di quelle proprio come me.

c’è la bea. quella che la conosco al corso di sci in trentino. e ogni anno ci troviamo lì, sempre col solito gruppo di corso di sci. e poi trovo per caso al mec donald di via indipendenza il primo anno, per caso. quella che io cercavo una casa nuova, lei una coinquilina. quella che mi ha fatto rinascere il sorriso perso, quella che i due anni insieme in casa sono stati i più incasinati e spensierati della mia vita.

c’è la ely, che il secondo giorno di università, sull’autobus, prima infastidita perchè occupavo il posto vicino, ha accettato un auricolare offertole da me medesima con un sorrisone e ha iniziato a parlare ascoltando la mia musica. quella che a cena, quella sera, mentre le cercavo di chiedere se mi volesse far da testimone mi ha detto che aspettava un bambino. una bimba, per l’esattezza.

c’è odett, la sorella della eugy, che non è che ci vediamo tanto, ma ogni volta mi fa capire che le fa piacere che ci sono proprio io e non un’altra persona. quella che è sempre di una gentilezza disarmante. quella che proprio non me l’aspettavo.

c’è la manu, quella che ogni volta che penso a chi cerca l’uomo in ciat, in un blog, in un feisbuc, mi dico tutta vittoriosa “beh, io ci ho trovato un’amica”. mica roba da poco. quella che, mentre mangiavamo i polletti, i nostri uomini ci telefonavano in continuazione per sincerarsi che la loro donna non stesse uscendo con una serial chiller. quella che mi sveglio quella mattina di luglio e vado dallo zdoro tutta scodinzolante dicendogli “evvai! la manu avrà una bimba”.

e poi c’è lui, col lacrimone, quello che prima del corso di teatro non lo sopportavo, poi dovevamo fare una scena insieme e quando arrivava il nostro turno, talmente ci stavamo riconoscendo, non riuscivamo a farla senza ridere da matti. quello che lo conosco meglio di lui. quello che lo sento mio fratello.quello che mi dice “sali che sono ancora in mutande!”.

ci sono tutti loro, vestiti a tiro. ciascuno indossa una sobrissima ed elegante collana auaiana di fiori finti, ciascuno mi urla “sorpreeesaaa!”

è iniziato il più bell’addio al nubilato della storia.

(che felicità, mai eppiness)

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ipse dixit

Pubblicato da zdora su 26 maggio 2011

come dissi quasi sibillinamente nel post precedente,

“se hai tutte queste cose e stai bene in piedi ovunque, scappa, di sicuro stanno per costruirti di fianco o un allevamento di polli oppure una centrale nucleare”

(la casa di cui dovevo parlarvi, ovvero quella con giardino di 120 mq, 2 camere soppalcate, 2 bagni di cui uno con l’idromassaggio, una taverna e diversi ripostigli. ci andiamo per caso una di queste sere ed ops! arriva come d’incanto l’olezzo dell’allevamento di tacchini che dista nemmeno 500 m in linea d’aria. e dire che alla domanda “ma ci sono odori/umori particolari?” ci è stato risposto “no no, una volta ogni 2 anni la raccolta di cipolle che dura mezza giornata”. sono basita)

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case

Pubblicato da zdora su 9 maggio 2011

ne stiamo vedendo veramente di ogni tipo. abbiamo scoperto che “affare” non sta per “occasione imperdibile” ma letteralmente per “affare”. nel senso di “coso indefinito, n’affare che sta lì e non si capisce come la gente ci abiti”. insomma, abbiamo visto case che voi umani non potreste immaginarvi. peer esempio:

  • dice l’annuncio: “appartamento in una tal zona con soppalco abitabile e giardino“. nella lingua di noi mortali, che perfino prendiamo delle ore dal lavoro per venire a seguire voi, o agenti, vuol dire: “appartamento striminzito e claustrofobico, in un’adiacenza di un campo nei pressi di un altro campo sperduto vicino a tal zona, con soppalco-nicchia da guardone e giardino. distante 20 metri dall’appartamento”. in pratica, per andare in tal giardino (un recinto con una casetta), dovevi prendere, scendere le scale, uscire dal palazzo, superare i parcheggi e vualà! comodissimo.
  • dice l’annuncio: “casa indipendente con un muro confinante con un capannone di proprietà“. tradotto: “pezzo di tal capannone trasformato in casa adiacente da un lato con il capannone di proprietà (se lo vuoi comprare), dall’altro con un altro capannone. nella zona artigianale del paese”. ora: la cosa brutta è che, a parte la zona (alle 7 iniziano già i rumori di officine et simili) e i capannoni nei quali fra un anno potrebbero anche esserci che so, depositi di vernici tossiche, la casa, dentro, era splendida. entrata con disimpegno, cucina grande con cantinetta interrata adiacente, bagnetto, lavanderia, salotto grande con scala in muratura (miracolo), piano superiore con 3 stanze grandi, uno sgabuzzino e il bagno grande. e il giardinetto. maledetti*. lì abbiamo proprio sofferto.
  • dice l’annuncio: “casa indipendente (aridajje) di 2 piani con giardino“. invece…indovinate? uno era un piano, quello terra per intenderci. l’altro era un sottotetto bello e buono nel quale erano state ricavate 2 camere e un bagno. camere nelle quali dovevi abbassarti per entrarci (porta bassa), e certo non dovevi alzarti quand’eri entrato. se non volevi una travata in testa. ovviamente, il garag era infinitamente comodo e grande. grazie, eh.
  • dice l’annuncio “casa indipendente di due piani, in centro storico del tal paese, con giardino di 130 metri quadri“. ecco. qui non so come commentare. cercherò di mantenere la calma. intanto ci si para di fronte una bicocca minuscola contornata da palazzoni (chi ha visto il film AP! può immaginare la lochescion). molti dei quali…mmm…diciamo…caratteristici. pieni di roba stesa in ogni dove, cianfrusaglie arrugginite in bella vista e quant’altro. comunque. il giardino di 130 metri era una rampetta con aioletta adiacente. non scherzo, erano si e no 20 mq. più no che si. piano terra: soffitto probabilmente progettato da puffo geometra. basso basso. spacciavano una taverna per salotto e una lavanderia per bagno padronale. le camere, anzi no, LA camera e il ripostiglio veramente minuscole. scena trascendentale: voglio vedere fuori dalla finestra, l’agente immobiliare fa finta di non saper alzare delle veneziane. arrivo e le alzo. guardo il balcone a 20 cm da me (il pavimento del balcone, per la precisione) e le riabbasso. punto.

potrei andare avanti per almeno altri punti, ma rischierei di essere ripetitiva. abbiamo capito che ogni annuncio pubblicato da quella tale agenzia è una sòla**. abbiamo capito che, a quel prezzo lì (che poi, dignitoso), se hai il giardino non hai il garag. se hai il garag non hai il secondo bagno. se hai il secondo bagno non hai il giardino. se hai tutte queste cose e stai bene in piedi ovunque, scappa, di sicuro stanno per costruirti di fianco o un allevamento di polli oppure una centrale nucleare.

(a breve la recensione della casa che ci attira un sacco)

*un appunto. se tu, o agente dei miei stivali, mi fai vedere una casa piena di cose aperte e lasciate lì, gli occhiali appoggiati sul piano della cucina, il sapone col beccuccio aperto, i capelli sul lavandino, lo spazzolino sul portaspazzolino in bagno, le pentole nel lavello, e io ti chiedo “ma è abitata?“. tu non mi rispondere che “era affittata, poi gli inquilini se ne sono andati un po’ di fretta“. che non son poi così tanto scema.

**no no, questa la devo dire assolutamente. tale agenzia voleva portarci a vedere una casa. dalla piantina capiamo che potrebbe essere una casa già vista, ma qualcosa non quadra: quelle da vedere era di 135 metri, quella già vista di 80. quindi decidiamo che non è la stessa. ma, dopo l’ennesima sola, prima di approdare a quest’ultima, chiediamo con nonscialans all’agente se si tratti proprio di quella là. risposta: si. “mi scusi, mi spieghi i 135 metri. non erano 80?” “beeeee, ma nooooi consideriaaaamo anche i pooooosti maaacchina!” “quello spazio sul ghiaino davanti a casa di si e no 20 metri?” “” “e poi, com’è che l’altra agenzia la vende a 10.000 euro in meno?” “beh, ma si sa che poi si scende“. chiuso. per sempre.

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maccomèbbelloquiii

Pubblicato da zdora su 2 maggio 2011

ci sono giorni in cui ci si può permettere di svegliarsi tardi e sonnecchiare fino alle 9, fare colazione con calma e guardare un po’ di tivù in relacs. ci sono giorni in cui non ce lo si può permettere. ma lo si fa comunque (dopotutto il primo lunedì del mese serve a sentirsi ancora in tempo per sbrigare tutto, quindi la flemma avanza).

in eni cheis. mi sono guardata un pezzo di “non è la rai”. orrendo il tolc sciò con una sabrina impacciatore che media tante squinzielle che discutono banalmente sull’importanza dei soldi. ripensandoci, però, son tanto più profondi sti discorsi di quelli che si sentono in tivù recentemente. rivedo la francesca -bellaria mi pare si chiami (non ho voglia di gugolare per controllare)- che fa un quiz musicale alla marzia e a un’altra. sorrido. mi ipnotizza. ecco sempre la marzia che canta, poi arriva l’eleonora cecere (?) e ballano tutte. ed ora parla la nonna: adesso si, che posso dire che “ai miei tempi” le ragazzine davano un’idea più genuina, più pulita, meno scheletrica, più attiva. ed anche più riccia, decisamente.

poi è arrivato lui. il caraoche. dallo sfondo capisco subito che è una delle prime puntate. infatti, ad alba, che mi pare fosse una delle prime lochescion, c’era la chiesa coi mattoni a vista e ben meno persone delle altre puntate seguenti. oddio, non pensate sia un fenomeno eh, è che mi colpì perchè di alba sono i miei cugini ed io speravo di vederli tra il pubblico, tutto qui. ed ora il ricordo quasi cristallino di una tipa che cantò “il gatto e la volpe” con tutti i ghirigori. fu usata poi per la pubblicità. quindi i ghirigori hanno plasmato la canzone nella mia testa.

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maraton tur

Pubblicato da zdora su 20 aprile 2011

no, beh. stavolta è stata dura più che mai.

orbene. siamo stati in de gargan’s chindom per il consueto parent tur nonchè reunion famigliare. ed ecco un velosce velosce riassunto di ciò che la sottoscritta ha, aimè,  ingurgitato:

sabato sera-cena da zia maria: antipasti misti a buffè: peperoni sfilettati spadellati, lumachine di mare agliose (paradisiache), tentacoli di polpo in umido, insalata di mare, melanzane alla piastra. rhianeiiit di seppie, ovvero una valanga di ripieno con un po’ di seppia attorno, il tutto condito con una vagonata di patate. meraviglioso. insalata. parmigiana di melanzane. e qui già stavo malissimo, ingolfata in maniera imbarazzante. gli altri hanno poi gradito mozzarelline di bufala, fragole e frutta varia. io poi mi sono disgorgata con un po’ di strepitoso limoncello-si è scoperto poi che si trattava di agrumoncello. quindi ho favorito un cioccolatino.

domenica pranzo-sempre da zia maria: antipasti misti a buffè: sempre l’immancabile peperone, misto di salumi, e altro di cui non mi ricordo (devo aver rimosso lo scioc di tanta roba insieme). bis di primi con orecchiette e ravioli ripieni alla ricotta con pasta verde, tutto con sughetto di pomodoro sensazionale e pecorino. è imbarazzante, ma devo ancora continuare con: grigliata mista di costicine d’agnello e salsiccia. insalata. frutta secca. torta di compleanno della nonna (che ha compiuto gli anni la passata settimana) a base di strato di sfoglia, pan di spagna, crema e panna. pesche dolci fatti da una qualche zia sconosciuta, a base di guduria pura e crema sciantillì (sapete, per festeggiare le palme). mele, arance, fragole, melone. l’immancabile agrumoncello.

dopo 3 ore (avevamo fatto le 5)-cena da niu entri, ovvero amico del papà di zdoro: buffè a base di: ricotta di bufala, treccione di bufala. e con “treccione di bufala” intendo che probabilmente hanno preso una bufala e l’hanno intrecciata, data la mole di sto coso (40cm x 20cm x 7cm). olive della campagna, bruschette, cipollotti, cipolline, salsiccia (sguardo disperato al suo arrivo, ricordatevi che l’avevamo mangiata poche ore prima), frutta, insalata. a’pruprèith (una ciambellona che sa di cannella).

pranzo del lunedì-leggero perchè bisognava partire: antipasto a buffè: cipolline al forno, olive, peperoncini ripieni di tonno, puzzone. i’ndurch (dei bucatini senza buco) con sugo di vongole e scarpetta di rito, fettina di carne con capperi e cipolla (“mmm…buono, complimenti“…”ma allora ti piacciono i capperi! vedi? vedi?” con conseguente sguardo mio da “zdorostazittochedevofinireinfrettapoimelapaghisemidannoilbis”), dolci e frutta.

un appunto: al mio rifiuto sul mangiare le farrate (una specie di panzerotto salato ripienissimo di ricotta e farro) di mattina a colazione, sono stata marchiata come “schizzinosa”.

non vi dico la roba che ci hanno dato da portare a casa.

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inviperita

Pubblicato da zdora su 11 aprile 2011

orbene. è arrivata la primavera, dicevamo. gli uccellini cantano più allegramente, la natura esplode in tutta la sua grandiositezzitudine, le giornate sono più lunghe e c’è più luce. in parole povere, si notano di più i capelli bianchi che troneggiano dal ciuffo. presa dall’ansia di tutto ciò, mi precipito dal parrucchiere. si, sempre quello. con la speranza che ci sia il mio preferito, e non quell’oca che parla parla e fa dei tagli pietosi e scomodi. ops. non c’è lui. ma, gioia delle gioie, non c’è manco lei. mi accoglie mis “sto qua proprio perchè devo”, e mi zompetta attorno quello che penso sia il pezzo grosso della situazione, ovvero il digei giuseppe magro e con le sopracciglia a filino. con un leggero tono di voce sopra le righe. la mis mi mette a sedere, io le spiego che voglio un castano senza rossiccio in mezzo, e basta. lei mi tira una pezza di due ore e mezza sulla tinta di moda di questo periodo, ovvero dei filini in mezzo seminascosti un po’ più chiari degli altri, tipo di un quarto di tono. dopo i miei “no” iniziali, interviene pure il ghei latente convincendomi che aggiungerebbe luce ad un colore altrimenti troppo sciapo eccetera eccetera. ad un certo punto sbotto con un “ok, basta che non venga fuori una cosa tamarra e non venga rossiccia“. poi cominciano a tirarmi in ballo il fatto che dovrei spuntarli. mi rifiuto, anche per le seguenti 2 ore, in cui il discorso verrà ripreso in modo continuo ed insistente.  risultato: mi pigliano 5-6 ciocchine in mezzo alla fluente chioma, me la decolorano e mi tingono gli altri capelli. quando decidono che sono abbastanza decolorati, tolgono il domopac e me li lasciano lì, visibili, in tutta la loro platinità. “ma scusa, non sono un tantino chiari?” “ma nnnooo…adesso quando finisce la posa della tinta e ti laviamo emulsioniamo il tutto e diventano castano chiaro!“. non convinta da tutto ciò, inizio a pensare, a ragione, di essere una fessa. arriva la tanto attesa emulsionata. terminati i 3 minuti più lunghi della mia vita (mis tira i nodi che è una meraviglia, fra poco le salto alla gola), arriva il volpino de nosotros e sento che dice a mis di farmi un “ulteriore sciampo colorante”. “scusa, non si sono tinti? che succede? (forse le leggi della fisica mi danno ragione?)” “no, no, adesso facciamo un’ulteriore sciampo colorante (già sentito, spiega meglio cara), così raggiungiamo il risultato voluto“. mpf. scappa zdora, scappa. troppo tardi. “ma scusa, poi non è che va via prima e mi tornano platinati, vero?” “ma nooo“. certo, avrei dovuto capire che facendomi lo sciampo senza distribuirlo su tutto il manto capelluto (ciappo che mi raccoglieva i capelli sopra, quelli tinti e senza colpi di sole-perchè è di questo che si tratta, non prendiamoci in giro) i colori sarebbero stati sfasati. appunto. mi sono trovata con:

  • parte superiore (per intenderci, tutta la parte che viene tagliata via a lusi liù nel suo ultimo duello in chil bil): castana. stop.
  • parte inferiore: castana un filino più scura. con delle stricchette marron chiaro

mister simpatia, alla fine dell’asciugatura, arriva, sputando una stronzata del tipo “hai visto che cambiamento?“. risposta “stai scherzando, vero?” “ma no, guarda…no aspetta, vieni alla luce del sole…” (terrore terrore, ho un degiavù apprezzabile solo da chi ha letto la storia dei miei capelli) “non si vede niente” “ma siii, daiii“.

andiamo alla cassa, dove, con nonscialans, mi spara un prezzo imbarazzantemente alto giustificabile solo in una seduta da gian luì davìd in persona che mi cambia il luc in modo radicale facendomi inoltre diventare una gnocca da pavura. “scusa, ma perchè il prezzo è di 40 euro superiore a quello che di solito pago per taglio colore e piega?” “eh, sai, ci sono andati via quattro tubetti di colore, hai i capelli lunghi” “e meno male che non me li sono fatti tagliare come volevate, se no dovevo aprire un mutuo“. addio, non mi rivedrete più. ladri che non siete altro. spero che falliate.

e per finire questo esaltante racconto, la perla del mio migliore amico “sai, sembrano più rossicci“.

(grazie a tutto ciò e ad un mio sfogo con la padrona di casa, ho saputo che riccardo, quello bravo per intenderci, si è trasferito dalla concorrenza, e con sè si portò via gran parte della clientela. almeno ora so dove andare-e per fortuna è vicino)

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fonzi

Pubblicato da zdora su 7 aprile 2011

non so a voi. ma a me, sta roba del dito che parla, mi fa proprio ribrezzo, dolore fisico. mi sa di taglio vivo, ecco. insopportabile.

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