questa è talmente bella che vale la pena di essere raccontata.
Mi trovo a dover reintegrare alcuni giorni di magra in quanto a visite in ambulatori, con le pappe. quindi, stamattina, me ne vado da un veterinario che fa la mia medicina. decido di andare prima da lui. già farmi aspettare non salutandomi nemmeno quando si affacciava sulla sala d’attesa non è stata proprio una prova di buona educazione. Di solito, tra colleghi, ci si saluta e si chiede cortesemente di aspettare. ma tant’è. può esserci il giorno no, e non ho neanche voglia di scocciarmi. quando fa entrare una coppia con cane e mi dice di entrare, scocciato, sto per girare i tacchi. ma mi sorprende: la faccia scocciata era perchè “odio far aspettare i colleghi, guarda, scusa“. ho ho ho. forse mi son sbagliata. ma poi continua “dai, ti faccio andar via subito così rimedio“. modo molto cortese di dirmi “fa presto”. e già qua mi girano un po’. lui guarda il sacchetto dove c’è il nome della ditta, mi fa ” vieni a vedere“, e mi conduce in corridoio. dove, adagiati beatamente ci sono due mega sacchi del prodotto che promuovo. li guardo, e intanto lui…
beh. è imbarazzante.
lui…mi dà un colpetto sulla fronte. cioè. sapete quando ci si scorda qualcosa e ormai è tardi, che ci si tocca la fronte così, con un colpetto secco? ecco. esattamente quello. i miei pensieri, nell’ordine, sono:
- sei un cretino
- come ti permetti, chi ti conosce?
- cosa ho sbagliato?
- è forse un altro collaboratore di sta ditta e nessuno mi ha detto niente?
- sei un cretino
- come ti permetti
faccio finta di niente, ma devo sapere: “allora…viene già la collega? non devo passare qua? non mi ha avvisata nessuno” “no, non è passato nessuno. lo prendo perchè mi piace“.
quindi, caro cretinoide, questo gesto da “scemotta, non vedi che ho già i tuoi prodotti” cosa significa? io sto facendo il mio lavoro, non ho sbagliato nulla, quindi?
ma andiamo avanti. perchè no, non ha finito.
ci sediamo. gli faccio un veloce riassunto dei prodotti, lui mi chiede delle informazioni “sai, faccio una medicina diversa“…”ecco…sono qui anche per questo. la faccio pure io. cioè…volevo sapere come ti trovi, poi, se vorrai un giorno vorrei alcuni consigli…” “veramente non ho più molto tempo per fare questo tipo di medicina…ma tu…dove lavori?” (lampo. forse ha bisogno di aiuto. oddio, magari è così)”io veramente sto cercando di crearmi una nicchia, mi appoggio ad altri ambulatori…” “mi spiace, io cerco qualcuno per bologna” “beh, ma io mi sposto! io posso…” “ok ok, vieni di là che faccio una cosa, che parliamo“. è fatta. lo convincerò che le domiciliari le posso fare io! la collega donna, ovviamente retrocessa ad assistente, ha preparato tutto per fare un’estrazione di corpo estraneo. i proprietari non sono per la quale, si sentono male solo per l’iniezione di sedativo. io, dal mio angolino “se vuoi ti posso tenere il muso, io non svengo“. “allora vieni! per una volta che ho qua due belle ragazze…” (ossignore. continua così e ti faccio diventare donna IO, misognino dei miei stivali). l’estrazione si compie come da manuale, lui è bravino, si. ma appena mi piace un minimo ricade giù. “allora, ti dicevo. a me serve qualcuno per bologna. ma cerco preferibilmente un ragazzo” (QUINDI?!?) “beh, che vuol dire scusa?” “beh, sai, guidare e rispondere al telefono mentre vai ad un’urgenza, le donne non ci riescono“. io e l’altra ci guardiamo. ridiamo. “se vuoi crederlo credilo pure. ma devi sapere che anche se sono donna, riesco a fare due cose contemporaneamente, anzi“. “nooo, ma è che mi serve qualcuno che faccia le urgenze a bologna” (quindi che cavolo centra la mia medicina?!?)”quindi, se conosci qualche ragazzo, dimmelo, eh“. “hm” (sguardo più che perplesso) “beh, me ne vado. grazie, eh. a proposito, sai mica se a pranzo la clinica qua vicina è aperta?” (sai, sta a 2 km da te) “che domande stupide fai, sembri unA cliente“. questo discorso davanti ai clienti. “beh, che ti aspettavi, sono donna “(sguardo alla collega, che se la ride di gusto). esco. giro l’angolo ripetendomi che non può essere vero, non può esistere. è una barzelletta. mi sento chiamare. vorrà chiedermi scusa?
“senti, no parlavo sul serio, prima, vedi se ci sono ragazzi a bologna centro.” oddio. insisti? ma ci sei o ci fai? “peccato, ho una collega molto brava, ma è femmina” “nooo, ma se vuole certo, ma sai, a me serve qualcuno che vada in giro soprattutto di notte, e le donne di solito non si alzano per andare in giro di notte“. (gli farò conoscere un paio di ragazze che si fanno le reperibilità notturne. in ogni caso, c’è modo e modo per dire le cose). rido. vado. non tornerò più. o forse si, voglio farmi ancora due risate. ma anche no.