Zdora

l’angolo del futile

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bec hom

Pubblicato da zdora su 7 novembre 2011

tarangire safari log,  1 ottobre 2011, ore 5.30

fshhh fshhh fshhh

ma che è, stanno già pulendo per terra? e poi, che stanno a ramazzare che siamo in un campo tendato e c’è solo una stradina sterrata?

vabbè dai, dormiamo ancora un po’ che la sveglia non è ancora suonata

fshhh fshhh fshhh

ma dai! ma perchè continua? e perchè proprio a 2 cm dalla nostra tenda?

fshhh fshhh fshhh

(qui i nostri due eroi iniziano a ridere e a parlare così, spensieratamente)

grrrhhhhhgggggnnnngggggrrrrrrrg

o- ho. abbiamo un leone fuori dalla tenda” (disse lui, immobile e verde in volto)

e mò che facciamo?

PARAPAPAPAPAPà..PARARà PARARà (disse la sveglia a tutto volume, naturalmente)

c—o spegni! spegni!

fshhh fshhh fshhh…ciomp ciomp…fshhh fshhh fshhh

ochei, devo vedere cos’è, dov è, insomma, se abbiamo scampo” (disse lei sgattaiolando verso la tenda e scostandone un pochino la parte interna, quella che copre la visuale per intenderci)

?!?!?!?!…zdoro…mi sa che non è un leone…” (disse lei mentre non vedeva altro che rugone grigie che le sobbalzavano a 10 cm dalla faccia)

orbene. questa la nostra prima mattinata africana. ed ora ditemi: come fanno elefantessa ed elefantino a sostare per più di un quarto d’ora tra la tenda ed il baobab? la soluzione non c’è, noi non lo abbiamo ancora capito. ah. il verso era una specie di rutto.

(il pluri-rimandato* viaggio di nozze è stato qualcosa di strepitoso: i giorni di safari in tanzania ci hanno, per così dire, aperto il cuoricino. l’unica cosa, adesso, è autoconvincersi che in mezzo ai campi, anche se si guarda bene, non scorgeremo più nè leoni nè nessuno dei 15.000 animali incontrati durante la nostra esperienza)

*un particolare “grazie” alla francorosso che ci ha scambiati per “tappabuchi” e infine, alla terza data sfumata, è stata mandata a quel paese a beneficio di un’agenzia vicentina scelta su internet

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09/07/11 – nel bel mezzo

Pubblicato da zdora su 22 agosto 2011

ochei. ho fatto la navata con l’adiemus (per i curiosi: lo trovate qui), ho visto che lo zdoro c’è. ed ora.

  • papà che mi prende la mano, la consegna allo sposo (almeno così mi ricordo, giuro, è stato un momento di confusione), lo sposo che mi dà un bacino sulla fronte, mi fa accomodare di fianco a lui e mi dice dolcemente “ou, e che ci fai così tutta scollata?” (lui rinnega. la prova schiacciante ci sarà alla visione del video). iniziamo bene.
  • è tutto stupendo: i fiori sono strepitosi, a chiesetta ha il rosone giallo che proietta la luce del sole proprio su noi due, lo zdoro è esattamente come io speravo che fosse il mio sposo quando ero piccola, ma proprio sputato, è proprio figo, mi sento contornata dalle persone a cui voglio più bene…ma alt. cosa vedono i miei occhi. mesi e mesi a preparare qualsiasi dettaglio in modo che sia tutto impeccabile, discutendo sui se e sui ma di qualunque angolo di questa chiesa e…di fianco all’altare, in bella vista, nel posto del coro, non siede il sacrestano che si presenta come una via di mezzo tra il mago oronzo, michele misseri e vito catozzo? per tutta la funzione è stato lì seduto a gambe aperte con sguardo divertito, mancava solo lo stuzzicadenti in bocca ed era fatta.
  • temperatura esterna alla chiesetta: 38 gradi all’ombra. temperatura interna: 50.000 gradi. io, furbescamente, ho evitato il bolerino dalle maniche corte che mi faceva un braccio da scaricatrice di porto. ergo: indosso il bolerino con manica a tre quarti in micado reale. ergo: durante la predica mi sento svenire. poi, all’onta di vedere il mio video su paperissima con la musichetta fiuiuiu quando barcollo e poi cado, preferisco che mi dicano che son maleducata e inizio a sventolare violentemente il libricino della messa, rincuorando chi bene mi conosce e teme il peggio.
  • arriva il momento delle promesse. ora. eccoci alla prima (?) figuraccia della sottoscritta. vedo che, al momento di dire “zdora, prometto di amarti eccetera eccetera“, lui tergiversa e avvicina il libretto verso di me. oh cacchio. vuoi vedere che è il mio turno e credevo fosse il suo?!?! guardo velocemente e infatti eccola lì, la scritta “zdora” coi due punti che stanno a significare che devo parlare io. inizio a leggere. “zdoro…“, continuo a leggere ma c’è qualcosa che non mi convince. perchè c’è scritto “con quest’anello”? eccola. lui mi guarda divertito. guardavo la pagina a fianco, quella degli anelli. lui tergiversava per “rispettare i tempi scenici”. e nessuno ha capito il perchè del mio “zdoro” detto fuori luogo. mah.
  • arriva sto benedetto scambio degli anelli. il prete chiama la damigella che arriva tutta timida (lei?!?!?non ci credo) e ci porge la super borsetta con le fedi legate sopra. dobbiamo slegarle noi. facile a dirsi. credo che il testimone avesse una leggerissima paura che si sciogliesse il nodo dato che nè io nè lo sposo riusciamo a toglierle da lì. iniziamo a strattonare, allentare. pian piano lo zdoro ce la fa, io sono ancora lì che mi manca di usare i denti e ho fatto tutto. mentre lui, soddisfatto, si gira verso tutti e dice “io ho fatto, eh“. per la serie.
  • ed ora scambiatevi un segno di pace“. ecco le fatidiche parole che scatenano il putiferio. ma…ha ha! non ci fregate, il prete ci ha detto di stringere la mano solo a testimoni e genitori, quindi faremo presto. si, come no. prova ad entrarci te, in quel vortice di mani. lo zdoro rimane inglobato nei miei parenti, io sto ad aspettare quei tre minuti che il suocero si accorga che sono lì in mezzo all’orda di braccia solo per dare la mano a lui. insomma. missione fallita. di brutto.
  • nonna ultranovantenne che recita la preghiera dei fedeli (è il suo pezzo, inutile proporle altro. ricordiamoci che ogni giorno ha sempre sgomitato con le altre pie donne per leggere in chiesa). ma solo dopo aver cazziato il prete che si era dimenticato di leggere l’intro.
  • scena orribile: lo zdoro che fa per baciarmi, io che faccio “no!” e mi sposto, perchè non è ancora il momento. infatti il prete non ha ancora detto “bene siete sposati, un applauso, puoi baciare la sposa“o quelle altre robe lì che ti fanno capire che ti puoi baciare. evvove evvove. non lo dirà. giusto per rimpolpare le figuracce.
  • arriva il momento delle firme, con me che insisto per metterne una che il prete non mi vuol far mettere. ora. bisogna specificare il rapporto di profonda amicizia che c’è tra la mia famiglia e lui, fatto anche di scherzi goliardici e affettuose prese in giro. ecco. ci sono 4 spazi per la firma della sposa, perchè me ne fa mettere tre? insisto, lui mi dice di no. insisto ancora (non mi freghi, non mi chiamerai domani per dirmi che non siamo sposati a tutti gli effetti perchè manca una firma, no no). lui ad un certo punto si stufa e ad alta voce mi fa “ma perchè vuoi firmare sul riconoscimento dei figli??!“. con lo zdoro che incalza “c’è qualcosa che dobbiamo sapere?!?!“. uf. non è la giornata giusta per fare quella lucida.
  • all’uscita delle chiesetta, arriva il momento che preferisco: tanto tanto riso. bellissimo. non vedo l’ora. ecco. un consiglio a tutti voi, o non sposati che volete sposarvi, un giorno, e prevedete che ci siano bambini tra le prime file.  sorridete, ridete perfino, parlate, ma solo se protetti da qualcosa. se no..beh. se no vi ritroverete quei 100 grammi di riso in bocca, scaraventati alla velocità della luce con traiettoria improbabile, che vi tappano anche le narici. e gli occhi.
  • guardiamo giù dalla gradinata: la macchina più bella del mondo, ovvero la vecchia 500, piena di palloncini bianchi a forma di cuore che vanno verso l’alto e una valigia di cartone con appese le lattine che appena partiamo fanno sdeng sdeng sdeng (“zdora, devi dire a tuo papà che la macchina fa un rumore strano, è da controllare” ““). ce ne partiamo verso la villa, romanticamente in due con “un senso” di vasco a tutto volume.

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09/07/11-prima parte

Pubblicato da zdora su 22 luglio 2011

devodormiredevodormiredevodorm…DRRRRIIIIINNN! ma chi cavolo è? sento mio papà che risponde. “si, adesso la sveglio e glielo chiedo”. ecco fatto. non si dorme più. e così, alle 8 e 20 del mattino del mio matrimonio, mi ritrovo a dover cambiare formato dei tablò mariage e rispedirli in tempo record. ecco cosa succede a volersi far le cose in prima persona. ma tant’è.

mi ritrovo a vagare per casa. una casa pulitissima e tirata a lucido. con la cucina già pronta ad accogliere non i parenti, non gli innumerevoli ospiti, bensì i gruppi di persone per la sessione “trucco”. si, avete capito esattamente. non bastava aver organizzato otel pranzi e cene  per gli ospiti, no. la (santa) mamma si è abilmente destreggiata nella distribuzione di trucco e parrucco di chi ce l’aveva chiesto (non dimenticate che moooolte donne provenivano da lontano). quindi, alle 10 e mezza, mi trovo la casa invasa da chiunque: gente che si deve far truccare prima di approdare dalla parru, accompagnatori (che si godono il buffè preparato appositamente), bimbe giocose, cagnetta saltellante e genitori in preda a moschitudine (sapete le mosche, no, quando sprizzano da una angolo all’altro con la faccia allucinata. eccoli).

ora capite perchè decido di anticipare la mia capatina dalla parru di circa una mezzoretta.

torno con mega bigodoni e testa a mò di casco anni 50, e ti trovo ancora più casino di prima. testimoni ed invitate gnocchissime, tutte pettinate e truccate a meraviglia, i miei genitori, che credo impazziranno nel giro di un quarto d’ora, la prisci che sembra stranamente stremata, poi capisco perchè. la cosiddetta “damigella delle fedi”, ovvero la figlia di mio cugino che è stata dotata di borsina superfescion portafedi (da qui il nome), ha inseguito la povera (diciamo così) bestia per circa un’ora.

altra decisione: sono la sposa, no? posso far quella un po’ così, che ha bisogno di estraniarsi. quindi me ne vado su in camera, poi in bagno, mi preparo con calma, insomma. dato che è l’una e io devo essere in villa alle tre e mezza, faccio proprio con calma. dopotutto non è che devo fare molto. grande decisione, quella di essere truccatapettinatavestita nella villa dove si farà il ricevimento, attaccata peraltro alla chiesa. così i miei possono riprendersi e vestirsi con tranquillità senza l’orda di persone che vuole vedere la sposa (si, come no. mai visti così trafelati).

faccio talmente con calma che, alle tre, mi arriva zdorù dicendo che il truccatore è là che aspetta. mi. ero. sbagliata. di. mezz’ora. inizia il panico puro, corro ovunque, nel giro di due minuti due ho buttato tutto in valigia alla rinfusa e sono in macchina di zdorù che faccio il conto di quello che ho preso per capire cos’ho dimenticato.

 

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ipse dixit

Pubblicato da zdora su 26 maggio 2011

come dissi quasi sibillinamente nel post precedente,

“se hai tutte queste cose e stai bene in piedi ovunque, scappa, di sicuro stanno per costruirti di fianco o un allevamento di polli oppure una centrale nucleare”

(la casa di cui dovevo parlarvi, ovvero quella con giardino di 120 mq, 2 camere soppalcate, 2 bagni di cui uno con l’idromassaggio, una taverna e diversi ripostigli. ci andiamo per caso una di queste sere ed ops! arriva come d’incanto l’olezzo dell’allevamento di tacchini che dista nemmeno 500 m in linea d’aria. e dire che alla domanda “ma ci sono odori/umori particolari?” ci è stato risposto “no no, una volta ogni 2 anni la raccolta di cipolle che dura mezza giornata”. sono basita)

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maccomèbbelloquiii

Pubblicato da zdora su 2 maggio 2011

ci sono giorni in cui ci si può permettere di svegliarsi tardi e sonnecchiare fino alle 9, fare colazione con calma e guardare un po’ di tivù in relacs. ci sono giorni in cui non ce lo si può permettere. ma lo si fa comunque (dopotutto il primo lunedì del mese serve a sentirsi ancora in tempo per sbrigare tutto, quindi la flemma avanza).

in eni cheis. mi sono guardata un pezzo di “non è la rai”. orrendo il tolc sciò con una sabrina impacciatore che media tante squinzielle che discutono banalmente sull’importanza dei soldi. ripensandoci, però, son tanto più profondi sti discorsi di quelli che si sentono in tivù recentemente. rivedo la francesca -bellaria mi pare si chiami (non ho voglia di gugolare per controllare)- che fa un quiz musicale alla marzia e a un’altra. sorrido. mi ipnotizza. ecco sempre la marzia che canta, poi arriva l’eleonora cecere (?) e ballano tutte. ed ora parla la nonna: adesso si, che posso dire che “ai miei tempi” le ragazzine davano un’idea più genuina, più pulita, meno scheletrica, più attiva. ed anche più riccia, decisamente.

poi è arrivato lui. il caraoche. dallo sfondo capisco subito che è una delle prime puntate. infatti, ad alba, che mi pare fosse una delle prime lochescion, c’era la chiesa coi mattoni a vista e ben meno persone delle altre puntate seguenti. oddio, non pensate sia un fenomeno eh, è che mi colpì perchè di alba sono i miei cugini ed io speravo di vederli tra il pubblico, tutto qui. ed ora il ricordo quasi cristallino di una tipa che cantò “il gatto e la volpe” con tutti i ghirigori. fu usata poi per la pubblicità. quindi i ghirigori hanno plasmato la canzone nella mia testa.

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maraton tur

Pubblicato da zdora su 20 aprile 2011

no, beh. stavolta è stata dura più che mai.

orbene. siamo stati in de gargan’s chindom per il consueto parent tur nonchè reunion famigliare. ed ecco un velosce velosce riassunto di ciò che la sottoscritta ha, aimè,  ingurgitato:

sabato sera-cena da zia maria: antipasti misti a buffè: peperoni sfilettati spadellati, lumachine di mare agliose (paradisiache), tentacoli di polpo in umido, insalata di mare, melanzane alla piastra. rhianeiiit di seppie, ovvero una valanga di ripieno con un po’ di seppia attorno, il tutto condito con una vagonata di patate. meraviglioso. insalata. parmigiana di melanzane. e qui già stavo malissimo, ingolfata in maniera imbarazzante. gli altri hanno poi gradito mozzarelline di bufala, fragole e frutta varia. io poi mi sono disgorgata con un po’ di strepitoso limoncello-si è scoperto poi che si trattava di agrumoncello. quindi ho favorito un cioccolatino.

domenica pranzo-sempre da zia maria: antipasti misti a buffè: sempre l’immancabile peperone, misto di salumi, e altro di cui non mi ricordo (devo aver rimosso lo scioc di tanta roba insieme). bis di primi con orecchiette e ravioli ripieni alla ricotta con pasta verde, tutto con sughetto di pomodoro sensazionale e pecorino. è imbarazzante, ma devo ancora continuare con: grigliata mista di costicine d’agnello e salsiccia. insalata. frutta secca. torta di compleanno della nonna (che ha compiuto gli anni la passata settimana) a base di strato di sfoglia, pan di spagna, crema e panna. pesche dolci fatti da una qualche zia sconosciuta, a base di guduria pura e crema sciantillì (sapete, per festeggiare le palme). mele, arance, fragole, melone. l’immancabile agrumoncello.

dopo 3 ore (avevamo fatto le 5)-cena da niu entri, ovvero amico del papà di zdoro: buffè a base di: ricotta di bufala, treccione di bufala. e con “treccione di bufala” intendo che probabilmente hanno preso una bufala e l’hanno intrecciata, data la mole di sto coso (40cm x 20cm x 7cm). olive della campagna, bruschette, cipollotti, cipolline, salsiccia (sguardo disperato al suo arrivo, ricordatevi che l’avevamo mangiata poche ore prima), frutta, insalata. a’pruprèith (una ciambellona che sa di cannella).

pranzo del lunedì-leggero perchè bisognava partire: antipasto a buffè: cipolline al forno, olive, peperoncini ripieni di tonno, puzzone. i’ndurch (dei bucatini senza buco) con sugo di vongole e scarpetta di rito, fettina di carne con capperi e cipolla (“mmm…buono, complimenti“…”ma allora ti piacciono i capperi! vedi? vedi?” con conseguente sguardo mio da “zdorostazittochedevofinireinfrettapoimelapaghisemidannoilbis”), dolci e frutta.

un appunto: al mio rifiuto sul mangiare le farrate (una specie di panzerotto salato ripienissimo di ricotta e farro) di mattina a colazione, sono stata marchiata come “schizzinosa”.

non vi dico la roba che ci hanno dato da portare a casa.

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tanti, nuovissimi canali

Pubblicato da zdora su 3 dicembre 2010

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il biglietto

Pubblicato da zdora su 5 novembre 2010

cellò

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pochezza

Pubblicato da zdora su 25 ottobre 2010

oggi sono pignolina fastidiosa. anzi, infastidita. sarà la belva che ha fatto la pipì ma non ho ancora scoperto (dalle 5.30 di stamattina) dove? impossibile, quando ci siamo (di nuovo) svegliate era tutta coccolosa, non riesco a tenerle il muso. bene, allora? sarà la pioggia? eh no, non può, io la adoro. ecco, forse  ho trovato: sarà il fatto che devo fare, questi 5 giorni lavorativi, la bellezza di 9 veterinari al giorno se no rimango indietro? hm. no, sono abbastanza fiduciosa.

o forse sarà mica che mi stanno cominciando ad infastidire siti come libero, che tra le nius mette il colera di aiti alla decima posizione tra dodici notizie dell’ultima ora? subito dopo i fatti di terzigno (posso anche capire), ma soprattutto dopo:

  • l’esilarante notizia del minitur in romania sulle tracce di dracula (allouin, lo scempio)
  • una fantomatica doccia del grande fratello in cui si è “sfiorata la rissa” (non aspettavano altro), con probabile fotogalleri sulle docce più chiaccherate dei grandifratelli passati (“probabile” perchè non la guardo per disinteresse, ma il titolo è abbastanza chiaro)
  • ullallà una novità: la cugina di sara: una frase presa a caso da qualche interrogatorio, tanto devono farci la notizia comunque.
  • cucina: sai cucinare i funghi? devo commentare?
  • torna di moda il seno piccolo

trovare in un sito il riflesso della pochezza che ci sta accerchiando.

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ritorni

Pubblicato da zdora su 5 ottobre 2010

farsi un viaggio di 4 giorni in puglia di cui due passati in treno quasi febbricitante mi hanno fatto riflettere sulla mia paura di prendere l’aereo. ochei, la prossima volta me la farò sotto, ma basta viaggi della speranza farciti di ritardi astronomici, bambini che urlano, signore piene di borse frigo sotto il sedile proprio davanti al tuo, malessere e stanchezza.

in ogni modo, eccomi qua. ridotta ad uno straccetto mucoso dalla voce di amooonda liar. pronta (pronta?) ad un nuovo esaltante inizio. pronta a farmi tutta la prossima mattinata a scrutare un collega che mi illustrerà diversi farmaci animaleschi mentre il muco prenderà il possesso del lato destro della mia faccia.

eccomi qua, fresca fresca di tinta taglio e piega, il tutto costato la modica cifra di 90 euri tondi tondi. taglio e piega di cui, inoltre, non sono per niente soddisfatta. se ti dico “voglio un ciuffo come il tuo” non è che poi mi devi tagliare i capelli da suora facendomi un ciuffetto orendo che col tuo non ha nulla a che vedere, eh. comunque. ci hanno pensato le forbici di casa mia (per la modica cifra di…beh, niente). stavolta i capelli me li ha tagliati la collega del tipo che mi piace da matti come me li taglia, e non sono rimasta soddisfatta. solo una volta, in un altro salone, ho chiesto espressamente di essere tagliata da una persona, non l’hanno permesso e alla fine me ne sono lamentata. e mi hanno mangiato la faccia. dubbio amletico sul da farsi, sui trucchi per non farmi più tagliare da quella. suggerimenti?

la clerici è tornata alla prova del cuoco. non la sopporto. che poi. ne vogliamo parlare? e parliamone. io sono l’ultima che può dire a qualche donna “hai voluto figliare? e allora tiè, chi va via perde il posto all’osteria”. per me è inclassificabile che un datore di lavoro si permetta anche solo ad un colloquio di chiedere se l’interlocutrice vorrà dei figli. immaginiamoci il licenziamento o, come in certi casi, il mobbing puro. che certe persone pensano di essere spuntate sotto i cavoli, che nessuno le abbia tenute in pancia per 9 mesi e poi le abbia accudite. parlavamo, però, della clerici. capisco sta situazione della gravidanza. capisco che lei, a quel lavoro, ci fosse affezionata. ma dopo 2 anni di degna sostituzione della isoardi io il posto glielo avrei lasciato, eccome. soprattutto dopo aver presentato il festival di sanremo e conducendo quell’odiosa trasmissione coi marmocchi invecchiati. cioè. le donne che perdono il lavoro per la gravidanza hanno grossi problemi, le si mette proprio nella merda, e scusate il francesismo. lei è lì che di certo non muore di fame, si può permettere di vedere crescere sua figlia (o suo figlio?) e che fa? arraffa tutto. e, non paga di tutto ciò, quando inizia la trasmissione piange. tipo rochi che vince contro draco. come per dire “ecco, giustizia è fatta”, come per sfoggiare sul (tirato) viso il sorriso della rivalsa sui soprusi che ha dovuto subire. alla faccia di chi di un lavoro ne ha veramente bisogno. scusate. non la sopporto proprio.

ritornano i marun faiv con un nuovo album. e scusate se è poco. in realtà non me ne potrebbe fregare di meno, ma già da giugno il superfico cantante mi ha ricominciato a deliziare la vista col (bruttissimo) video che lancia l’album. è proprio bbono, eh.

tornano i gossip sulla d’urso. si dice abbia un flert con coso, lì, l’ex della ventura. ciò non mi interessa, ma mi fa rilettere a proposito di un argomento di cui avrei voluto scrivere un mesetto fa: si dice che la canzone di pupo, quella della pubblicità scai, appunto, sia dedicata proprio alla barbarella più vanitosa del piccolo schermo. ora: vogliamo fare un sondaggio per scoprire chi NON è andato a letto con lei? o meglio, chi NON si è dovuta ripassare per stare ogni pomeriggio in video a trapanarci i cosiddetti? io fossi in lei non mi vanterei di ciò, comunque.

torna santoro alla tivù. la mia personale promessa è stata: “basta. ora mi devo impegnare a sentire sti programmi che parlano il politichese. se no non ci continuerò a capire nulla“.  ci ho provato. non ho più saltato a piè pari le rubriche di enrico e gad su vaniti, ho seguito i tg senza distrarmi al primo accenno di politica, insomma, ho fatto i compiti. inutile dire che, quando ho snocciolato allo zdoro, durante una cena, un po’ di aneddoti e nomi seminati qua e là  con fare un po’ sbarazzino, e lui, senza batter ciglio, mi ha risposto solo con un “quando dicevi “balsamo” intendevi “profumo”, vero?” ci ho rinunciato. beata ignoranza politichese.

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