Zdora

l’angolo del futile

Archivio per la categoria ‘l’angolo estrogenico’

capita che

Pubblicato da zdora su 6 marzo 2012

tu abbia bisogno di una borsa da combattimento proprio quando ti trovi in un centro commerciale. e ci sono le mega offerte di carpisa (mai lov).

quel mobiletto in compensato che troneggia sulla lavatrice nel tuo bagno ti abbia stufato per la sua monotonia e per la sua aria sciatta. per cui ti trovi da leruà merlèn, e proprio nella corsia “decupascgh”.

non trovi uno smalto che combini classe e sobrietà (nella tua testa, obiusli) e tuo umore, per cui cerchi cerchi cerchi, compri compri compri, ed alla fine vualà. ti trovi in mano il colore perfetto.

 

a casa ti accorgi all’improvviso che il colore delle tre spese era il medesimo

ci si trattiene e poi puf! in un attimo il lilla rosetto torna prepotentemente. non c’è nulla da fare.

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c’è

Pubblicato da zdora su 27 giugno 2011

ci sono la checca e la chicca, le amiche più di vecchia data. quelle che mi hanno conosciuta già prima che nascessi. quelle che guardavano il pancione della mia mamma con aria interrogativa. quelle con cui si abitava tutti viscini viscini, che le porte erano aperte tipo frends. quelle che sono la famiglia da sempre, che ci si veda spesso o meno.

c’è la batu, quella che alle elementari tornavamo a casa da scuola insieme, solo che lei dopo continuava per casa mia e stavamo a parlare minimo mezz’ora. quella che alle superiori…beh, lo stesso. con la differenza che si vedeva ad un certo punto mio papà che arrivava con gingerino e patatine, giusto per farci capire che stavamo tardando. quella che rimorchiava al posto mio, che mi passava i compiti di fisica. quella che un giorno per scherzo ci siamo ammanettate a ricreazione e poi, suonata la campanella, il proprietario se n’è tornato in classe e ci ha lasciate così per un’ora. quella che basta un piccolo cenno e scatta la ridarola scompisciante.

c’è la eugy, amichetta di amichetta, quella che si ricordava sempre di me nonostante ci fossimo viste una forse due volte. quella che il mio morosetto di anni ed anni fa commentò con “io me la farei”. stica. quella che poi ho piacevolmente ritrovato anni dopo, all’università, coi nostri progetti di beneficenza. con la sua aria da maestrina autorevole, che inganna al primo sguardo, e poi basta. con la sua spontaneità e la capacità di far sentire ciascuno a suo agio.

c’è la martace, quella che a dodici anni “no, non voglio andare con lei in viaggio, mi sembra antipatica”. quella che alla faccia dell’antipatia, mi ha fatto talmente ridere che mi sono fatta la pipì addosso nientedimeno che sull’empair steit bilding. quella che in vacanza, la prima sera che usciamo mi fa “io quello lì non lo voglio mica”. che un mese fa “lo voglio” l’ha detto proprio a lui, con in braccio la figlioletta.

c’è la mari, sua sorella. quella che mi sembrava un po’ altezzosa. quella che pure lei doveva essere antipatica, e dopo naturalmente si scopre essere una tra le più sceme sula faccia della terra, di quelle proprio come me.

c’è la bea. quella che la conosco al corso di sci in trentino. e ogni anno ci troviamo lì, sempre col solito gruppo di corso di sci. e poi trovo per caso al mec donald di via indipendenza il primo anno, per caso. quella che io cercavo una casa nuova, lei una coinquilina. quella che mi ha fatto rinascere il sorriso perso, quella che i due anni insieme in casa sono stati i più incasinati e spensierati della mia vita.

c’è la ely, che il secondo giorno di università, sull’autobus, prima infastidita perchè occupavo il posto vicino, ha accettato un auricolare offertole da me medesima con un sorrisone e ha iniziato a parlare ascoltando la mia musica. quella che a cena, quella sera, mentre le cercavo di chiedere se mi volesse far da testimone mi ha detto che aspettava un bambino. una bimba, per l’esattezza.

c’è odett, la sorella della eugy, che non è che ci vediamo tanto, ma ogni volta mi fa capire che le fa piacere che ci sono proprio io e non un’altra persona. quella che è sempre di una gentilezza disarmante. quella che proprio non me l’aspettavo.

c’è la manu, quella che ogni volta che penso a chi cerca l’uomo in ciat, in un blog, in un feisbuc, mi dico tutta vittoriosa “beh, io ci ho trovato un’amica”. mica roba da poco. quella che, mentre mangiavamo i polletti, i nostri uomini ci telefonavano in continuazione per sincerarsi che la loro donna non stesse uscendo con una serial chiller. quella che mi sveglio quella mattina di luglio e vado dallo zdoro tutta scodinzolante dicendogli “evvai! la manu avrà una bimba”.

e poi c’è lui, col lacrimone, quello che prima del corso di teatro non lo sopportavo, poi dovevamo fare una scena insieme e quando arrivava il nostro turno, talmente ci stavamo riconoscendo, non riuscivamo a farla senza ridere da matti. quello che lo conosco meglio di lui. quello che lo sento mio fratello.quello che mi dice “sali che sono ancora in mutande!”.

ci sono tutti loro, vestiti a tiro. ciascuno indossa una sobrissima ed elegante collana auaiana di fiori finti, ciascuno mi urla “sorpreeesaaa!”

è iniziato il più bell’addio al nubilato della storia.

(che felicità, mai eppiness)

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inviperita

Pubblicato da zdora su 11 aprile 2011

orbene. è arrivata la primavera, dicevamo. gli uccellini cantano più allegramente, la natura esplode in tutta la sua grandiositezzitudine, le giornate sono più lunghe e c’è più luce. in parole povere, si notano di più i capelli bianchi che troneggiano dal ciuffo. presa dall’ansia di tutto ciò, mi precipito dal parrucchiere. si, sempre quello. con la speranza che ci sia il mio preferito, e non quell’oca che parla parla e fa dei tagli pietosi e scomodi. ops. non c’è lui. ma, gioia delle gioie, non c’è manco lei. mi accoglie mis “sto qua proprio perchè devo”, e mi zompetta attorno quello che penso sia il pezzo grosso della situazione, ovvero il digei giuseppe magro e con le sopracciglia a filino. con un leggero tono di voce sopra le righe. la mis mi mette a sedere, io le spiego che voglio un castano senza rossiccio in mezzo, e basta. lei mi tira una pezza di due ore e mezza sulla tinta di moda di questo periodo, ovvero dei filini in mezzo seminascosti un po’ più chiari degli altri, tipo di un quarto di tono. dopo i miei “no” iniziali, interviene pure il ghei latente convincendomi che aggiungerebbe luce ad un colore altrimenti troppo sciapo eccetera eccetera. ad un certo punto sbotto con un “ok, basta che non venga fuori una cosa tamarra e non venga rossiccia“. poi cominciano a tirarmi in ballo il fatto che dovrei spuntarli. mi rifiuto, anche per le seguenti 2 ore, in cui il discorso verrà ripreso in modo continuo ed insistente.  risultato: mi pigliano 5-6 ciocchine in mezzo alla fluente chioma, me la decolorano e mi tingono gli altri capelli. quando decidono che sono abbastanza decolorati, tolgono il domopac e me li lasciano lì, visibili, in tutta la loro platinità. “ma scusa, non sono un tantino chiari?” “ma nnnooo…adesso quando finisce la posa della tinta e ti laviamo emulsioniamo il tutto e diventano castano chiaro!“. non convinta da tutto ciò, inizio a pensare, a ragione, di essere una fessa. arriva la tanto attesa emulsionata. terminati i 3 minuti più lunghi della mia vita (mis tira i nodi che è una meraviglia, fra poco le salto alla gola), arriva il volpino de nosotros e sento che dice a mis di farmi un “ulteriore sciampo colorante”. “scusa, non si sono tinti? che succede? (forse le leggi della fisica mi danno ragione?)” “no, no, adesso facciamo un’ulteriore sciampo colorante (già sentito, spiega meglio cara), così raggiungiamo il risultato voluto“. mpf. scappa zdora, scappa. troppo tardi. “ma scusa, poi non è che va via prima e mi tornano platinati, vero?” “ma nooo“. certo, avrei dovuto capire che facendomi lo sciampo senza distribuirlo su tutto il manto capelluto (ciappo che mi raccoglieva i capelli sopra, quelli tinti e senza colpi di sole-perchè è di questo che si tratta, non prendiamoci in giro) i colori sarebbero stati sfasati. appunto. mi sono trovata con:

  • parte superiore (per intenderci, tutta la parte che viene tagliata via a lusi liù nel suo ultimo duello in chil bil): castana. stop.
  • parte inferiore: castana un filino più scura. con delle stricchette marron chiaro

mister simpatia, alla fine dell’asciugatura, arriva, sputando una stronzata del tipo “hai visto che cambiamento?“. risposta “stai scherzando, vero?” “ma no, guarda…no aspetta, vieni alla luce del sole…” (terrore terrore, ho un degiavù apprezzabile solo da chi ha letto la storia dei miei capelli) “non si vede niente” “ma siii, daiii“.

andiamo alla cassa, dove, con nonscialans, mi spara un prezzo imbarazzantemente alto giustificabile solo in una seduta da gian luì davìd in persona che mi cambia il luc in modo radicale facendomi inoltre diventare una gnocca da pavura. “scusa, ma perchè il prezzo è di 40 euro superiore a quello che di solito pago per taglio colore e piega?” “eh, sai, ci sono andati via quattro tubetti di colore, hai i capelli lunghi” “e meno male che non me li sono fatti tagliare come volevate, se no dovevo aprire un mutuo“. addio, non mi rivedrete più. ladri che non siete altro. spero che falliate.

e per finire questo esaltante racconto, la perla del mio migliore amico “sai, sembrano più rossicci“.

(grazie a tutto ciò e ad un mio sfogo con la padrona di casa, ho saputo che riccardo, quello bravo per intenderci, si è trasferito dalla concorrenza, e con sè si portò via gran parte della clientela. almeno ora so dove andare-e per fortuna è vicino)

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debolezze

Pubblicato da zdora su 4 aprile 2011

so che può risultare strano alla maggior parte di voi (se non a tutti, obiusli), addirittura impossibile. ma, e ve lo rivelo tutto d’un fiato perchè via il dente via il dolore, no: non sono perfetta. e dopo la passata frase dalla dubbia sintassi vi spiego anche il perchè.

credo che ognuno di noi, per quanto possa essere una persona positiva ed ottimista, abbia una parte bella nascosta, quella un po’ cupa che, per esempio, dà sfogo a tutte le paure quando ci si sveglia di notte e non si riesce a prendere sonno. immaginiamoci se poi si parla della sottoscritta, che positiva magari, ma ottimista neanche un pochino. oggi vi parlerò di una mia debolezza importantissima e fondamentale, che ha determinato più e più notti insonni. no, non vi parlerò dello sciopping, e nemmeno della forza che possiede il mio dito di scelta canale quando sento le risate delle sit com americane, e mi obbliga a vederle. si parla di ipocondria? stupidità? struzzaggine (ovvero la sindrome dello struzzo, affondare la testa nella sabbia)? non lo so, chiamatela come vi pare. ma devo andare con ordine.

io rappresentavo la tipica persona da “non capiterà mai a me”, riguardo alle cose brutte della vita. ero convinta che, dato che ero una brava ragazza, non facevo sgarri a nessuno, vivevo la mia vita serenamente, nulla mi avrebbe scalfito. 6? 7? anni fa arriva la doccia fredda: ad un professore che affiancavo tutti i giorni viene diagnosticato un male incurabile. panico. secondo la mia logica, nella cerchia di persone vicine a me (di cui lui faceva marginalmente parte in quando ci parlavo e ci lavoravo tutti i giorni), non doveva capitare. solo che, invece di reagire in modo maturo e tentare di crescere con la nuova filosofia “goditi la vita, perchè è così, nel bene o nel male”, c’è stato il ribaltone. ovvero: “capiterà di sicuro a me” per le cose brutte e “non ci riuscirò mai” per le cose belle. ne sono derivati diversi attacchi di panico intervallati alle più variegate angoscie, dalla laurea ai voli in aereo, passando per l’apprensione per le persone vicine a me e approdando alla più importante: le visite mediche. capite che, per una figlia di dottore nonchè veterinaria e quindi sipresumechecicapiscaunminimo non era proprio il massimo. aggiungiamoci i sei mesi di lavoro come informatriciue scientifica per i medici, tutto il giorno in giro per ospedali alle prese con pazienti angosciati e pianti di disperazione altrui ed eccoci. ecco la mia situazione. che poi. se sei così almeno ti tieni un po’ da conto, no? no, ho smesso di fumare solo un anno e mezzo fa. e non perchè fumavo troppo (capirai, 3 al giorno di media), ma proprio perchè non reggevo l’angoscia, e qui sciapò a me. l’unica cosa carina che mi sono regalata. ma dicevamo.

conscia di dover fare le visite di controllo che una donnina deve fare, ma senza il coraggio di affrontarle. traducendo, così per farvi capire il livello di stupidità della sottoscritta:

  • cambiare canale ad ogni accenno di prevenzione, vendita di fiori in piazza per la lotta ai tumori, servizi in cui solo si accenna a qualcosa di lievemente pertinente
  • abbassare lo sguardo e parlare subito di qualcos’altro al solo accenno della parola “ginecologo”
  • addormentarsi di sera con quella di “domani troverò il coraggio per prendere appuntamento” e svegliarsi la mattina con “non oggi, domani”, perchè il pensiero di venire a sapere qualcosa di spiacevole avrebbe cambiato la mia esistenza
  • non fare mai progetti a lungo termine, perchè di sicuro prima avrei trovato il coraggio di farmi visitare e quindi idem come sopra
  • quando qualcuno chiede “allora quando lo fate, uno zdorino?” cacciar via l’idea e attaccarsi all’argomentazione del lavoro non ancora fisso (cioè, è il motivo principale comunque, ma in sottofondo c’è comunque il “non posso avere figli se prima non mi faccio una visita”, e quindi idem come sopra)

e non vado avanti, tanto siete entrati nell’ordine delle idee. ah, no. aggiungeteci l’anno passato, nel quale appena andava bene una cosa succedeva l’imponderabile.

fatto sta che, dopo un’influenza con annesso antibiotico, mi sfaso un attimo. c’è qualcosa che non va (suvvia, dirvi proprio tuttotutto no). dalla morte della mamma dello zdoro è successo già, in modo più o meno importante, ma stavolta crollo, non la reggo più sta situazione. lo zdoro mi vede che sto proprio messa male. indagando, capisce (oddio, è bastato chiedermi “da quanto non vai dalla gin…”manco finita la frase che sto già piagnucolando). e allora va di minaccia. o chiamo io o chiama lui. presa dalla vergogna, chiamo, prendendo appuntamento il prima possibile. giovedì mattina ho i nervi a fior di pelle, mi sento svenire. dopotutto la logica del “ho aspettato troppo per una visita, è più probabile che abbia qualcosa” non è il massimo per affrontare la giornata. inaspettatamente, la dottoressa (prospettata dalla mia amica “è brava ma è un po’ brusca”) è un tesoro, non mi cazzia (forse si nota che sono spaventata a morte?), mi rigira come un calzino e mi dice che ho tutto a posto, anzi. cioè. ho tutto a posto. e, nel giro di una mezzoretta, è primavera.

finalmente posso mettermi in regola, fare i controlli annuali e tenermi da conto. lo so che mi son messa in piazza con le mie debolezze e le mie stupidità, magari risultando veramente una ragazzina. ma quando un pensiero, da piccolo ed inutile, inizia a rotolare a valle e diventa una valanga, andando avanti per così tanto tempo e quindi ingrandendosi sempre di più, quando svanisce tutto d’un tratto è così bello che vale la pena di condividerlo. e se no, perchè aprire un blog?

(ed ora mi voglio bene)

Pubblicato in: l'angolo estrogenico, si, lo ammetto | 4 Commenti »

respiiira…piaaano..respiiira…

Pubblicato da zdora su 27 ottobre 2010

ochei.

è scattato il delirio.

cioè.

tutti e 5, a san siro, il 12 luglio.

iperventilazione.

(a parte che per me hanno aggiunto robbi col fotosciò)

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come ledi ouc

Pubblicato da zdora su 24 settembre 2010

io e lo zdoro siamo in un periodo nel quale appena io vado a lavorare, lui torna a casa. ergo: ci vediamo solo la sera, verso le 20.30. questa cosa non è che mi piaccia molto, fa buio prima e saperlo in casa solo soletto a crogiolarsi nel suo (comprensibilissimo) dolore mi fa stare in ansia e piuttosto distratta.

questo per illustrarvi i motivi per cui ho preso le furbissime iniziative di questi due giorni passati.

giorno primo (mercoledì)-col lavoro sono abbastanza avanti, quindi perchè non fare che si sta a casa ad aspettare lo zdoro così si sta insieme e si fa il ragù? inutile dire che MAI tornò più tardi. noia noia noia ragù noia noia e un po’ di depressione. che viene a me se sto a casa da sola, immaginiamoci a lui. ma tant’è.

il giorno secondo (giovedì-ieri)-decido che no, si deve lavorare, ma con un simpatico barbatrucco. vado in giro per veterinari la mattina invece del pomeriggio. dopotutto c’è una zona non battuta che ne ha di aperti. in effetti, lavorare il mattino è la cosa in assoluto più comoda. peccato che o i veterinari in questione operano, oppure hanno orari troppo vari, quindi per beccarli tutti nella stessa zona (e non sprecare tempo e benzina) è meglio il pomeriggio. ma dicevo.avviso lo zdoro che il pomeriggio son a casa, che finalmente staremo un po’ insieme e faremo i biscottini. “ho una riunione alle 4, ma dovrebbe essere veloce“. appunto. arrivo dello zdoro, dopo suddetta riunione veloce e spesetta riparatrice, ore 18.10. poco male, i biscottini siamo riusciti a farli lo stesso.

ledi ouc dev’essere? e ledi ouc sarà.

(nb: domani, sabato, il giorno libero dello zdoro…io lavoro)

Pubblicato in: l'angolo estrogenico, Zdoro l'amore mio | 11 Commenti »

icher, che delusione

Pubblicato da zdora su 15 settembre 2010

avevamo sognato, ci eravamo tutte commosse con la favola di icher e sara. lei lo intervista dopo la vittoria della spagna al mondiale, lui si commuove, la ringrazia e le dà il bacio da favola davanti a milioni di spettatori, facendo gongolare tutte le donne. si, non accadono queste cose solo a pritti uoman o a cenerentola (o meglio “a quella gran culo di cenerentola”), i colpi di scena esistono!

e noi come delle fesse a credere che “vissero felici e contenti”.

mie care, rinsavite. siamo state fregate. il super portiere e la bella reporter “ragazza della porta accanto” no, non sono felici e contenti. non almeno lei. lui, dal suo canto, felice sembra esserlo stato per almeno una notte. tra le braccia della solita bambolona dalla mille (e una notte) risorse. lei si chiama luciana salazar, e da queste due foto potete intuire il grado di sensibilità ed intelligenza (o, se proprio non riuscite a coglierle, potete soffermarvi sulla stupidità di trasformarsi nella solita barbi stereotipata).

la potete ammirare nel suo virginale abito (è bianco) prima degli evidenti ritocchi

e nel suo stile acqua e sapone del post-canottaggio delle labbra (oserei dire che anche gli occhi hanno subito cambiamenti. molto originale.)

ebbene. sono stufa. vorrei che venisse fuori che è una bufala, che non è vero. vorrei, per una volta, vedere la bellezza genuina che scalza la bellona porno. vorrei vedere bred che torna da gennifer e lascia a casa l’angelina (quella rovina famiglie). vorrei vedere degli uomini, non dei labrador in calore che si prendono l’osso di plastica bello grosso al posto di una bel più piccola ma più gustosa costicina di maiale.

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evviva

Pubblicato da zdora su 21 luglio 2010

scoprire che robbi torna con gli altri per un singolo ed un tur…non ha prezzo

c’è una quindicenne dentro me che saltella, si strappa i capelli ed urla “evvai!”.

c’è una trentunenne fuori me che guarda questa foto e pensa “e dire che mi piaceva marc…hm…proprio maschio…mah”

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pappe

Pubblicato da zdora su 13 maggio 2010

“atterrato, tutto ok”. bene. ora posso smettere di trattenere il respiro. sapete, quando il futuro marito si trova per aria non sono mai tranquilla. poi, sapendolo in camera col prof, non soffro nemmeno di particolari gelosie (particolari, non tutte), quindi posso raccontare, con una certa serenità, che:

giovedì inizio con le pappe per cani. stipendio fisso, spese naturalmente a mio carico, ma comunque ho un cuscino sul quale far rimbalzare il mio pachidermico culo in caso di caduta (leggi: se gli altri progetti non vanno a buon fine). per il resto: colloquio pieno di imbarazzo e senso di inadeguatezza, sfociato col pensiero fisso “voglio scappare” dopo la prima mezz’ora. la collega non mi ha ancora detto niente dell’eventuale cliente che vorrebbe la mia medicina. non sono ancora andata a parlare al tipo della clinica. le solite cose, inzomma.

per la prima volta in vita mia ho preso in braccio una neonata (10 giorni). cioè. proprio la testina che ciondolava, le smorfiette e il profumino di bebè. con tutto il rumorino di pannolino. e la tutina integrale (zampine comprese). ora capisco ancora di più.

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alla ricerca del vestito 8- e non se ne parla più

Pubblicato da zdora su 12 aprile 2010

gividì toccata e fuga della mamma a bologna. io e zdorù ad aspettarla al varco. come avevo preannunciato,ho chiamato con la coda tra le gambe l’ateliè di bologna. ma come non mi immaginavo la gentilezza al telefono è stata ben maggiore di quello che avrebbe dovuto essere. dopotutto ero una sporca traditrice, avevo detto che mi sarei fatta sentire e invece nulla. cooomunque.

arriva la mamma, andiamo a provare il vestito, mi sta bene.  poi cerchiamo tutte le soluzioni per il gran giorno e ne trovo ben due che mi piacciono. le tipe stra-gentili e supre-professionali. roba che fra poco staccano una gamba a mia mamma che tenta di entrare con le scarpe nella sacra mochet della sposa, che “no, non bisogna calpestarla, perchè i vestiti ci mettono niente a sporcarsi, anche se sono solo quelli di prova”. roba che fra poco mi fulminano alle mie battute sulla scomodità degli odiosi guantini che sono costretta ad indossare per far sì che non vengano lasciate ditate sul tessuto, che sudando ci si mette poco. cioè, ragazzi, tutta un’altra aria.

secondo raund: mamma che chiama, sabato mattina, la parente. la quale è sì dispiaciuta per questi disguidi, ma “quel signore doveva sapere come si metteva in ordine il vestito, così avete un’idea sbagliata del modello“. a parte che zdorù è un mostro di precisione e pignoleria su qualsiasi cosa riguardi moda/vestiti/tessuti/capelli/fiori/mobilio e tutte le altre cose fescion di cui io ignoro beatamente l’esistenza. ma poi. te ne vorrai stare un po’ zitta? non c’eri? beh, sono squisitamente cavoli tuoi se metti un’incompetente a fare delle cose che non dovrebbe e non sei presente. mica colpa mia. in ogni caso, mia mamma si è superata. all’ennesima frase “cooome mi dispiace che sia rimasta delusa, a costo di rimetterci io vi ridò la caparra, guarda. sono proprio dispiaciuta, farei qualsiasi cosa“* , mia mamma risponde “bene, allora ti dò gli estremi per il bonifico“.

ergo: non ci abbiamo perso neanche un centesimo ed ora mi affido a gente ben più qualificata e coccolosa nei riguardi di una nubenda. sto per chiamare per fermare il vestito. cinque…quattro…tre…due…uno…

*te l’avevo chiesto, di farmi arrivare l’altro vestito, così avrei comprato in ogni caso da te, scema, questo è qualsiasi cosa.

Pubblicato in: l'angolo estrogenico, zdora in...bianco? | 1 Commento »

 
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