Zdora

l’angolo del futile

Archivio per 17 luglio 2011

08/07/11 – inizio 09/07/11

Pubblicato da zdora su 17 luglio 2011

vuoi che sia proprio lo zdoro che suona? e cosa sta suonando? da che finestra mi affaccio? la mamma mi lancia direttamente in bagno, mi affaccio.
il boato.
gente che applaude, che fotografa, che piagnucola, che ride. una quarantina, tra amici e parenti dello zdoro, tutti nel giardino di casa dei miei in semicerchio. noto, nell’ordine

  • lui, che già canta da un po’ di secondi, in posizione tattica da caraoche, ovvero gambette un po’ divaricate, una leggermente più avanti dell’altra. busto dondolante in avanti e indietro. microfono in una mano. filo intorgolato nell’altra. insomma, sto con olmo in persona.
  • il testimone alle luci fisse. ovvero con una pila da testa che punta sullo spartito dello zdoro, ma quando ride l’altro non legge nulla
  • l’amico alle luci mobili. un invasato con un’altra pila in mano che muove in modo ossessivo compulsivo (effetto strobo? l’emozione?)
  • il marito della cugina seduto, con la pianola sulle ginocchia (aaah! ecco chi suonava!)
  • un ulteriore amico dotato di chitarra acustica e faccino teso teso da esame di musica di terza media
  • tutti gli altri che cantano in modo corale

la scaletta, manco a dirlo, iniziava con “il mondo”, canzone preferita in assoluto per il canto a squarciagola in macchina.finito il mondo, io scendo tutta felice per baciare il mio bello. ovviamente, direi. cioè. uno ti arriva sotto la finestra, dotato di amplificatori e amici festosi, cosa aspetta se non il bacio della futura sposa? macchè. ricacciata in malo modo su per le scale, che “mica abbiamo ancora finito”. presa dall’entusiasmo (il crollo è ben che dimenticato), decido di affacciarmi dalla terrazza tonda, quella bellissima fatta apposta per una serenata. ma, avendo in quella stanza il vestito appeso in bella vista, alzo solo un pochino le serrande, e mi tuffo per terra tipo “scivolate dei film quando si chiude una porta”. evvove evvove. sbuccio di ginocchio e rottura di infradito. ma tant’è. riesco nella mia impresa. in tutta la mia bellezza (capello unto raccolto tipo ananas, braghette bluine tutte consumate e maglietta anni ottanta della mamma) mi affaccio.

la scaletta comprende la canzone (ovviamente) di vasco, quella dei gins, adesso tu di eros ramazzotti, susannaèunabambinatuttacolorata sempre di vasco e, per finire, o sole mio. uno spettacolo irripetibile. tutti commossi, io che rido a crepapelle, lo zdoro felice felice perchè può cantare a squarciagola e la gente gli applaude pure.

oddio, forse non sono proprio una frignona come credevo.

ore 2.00: dopo molteplici brindisi e festosità all’aperto, con tutti vestiti carini ed io ridotta ad una cosetta orrenda e scalza, ma chissene, si va a nanna.

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08/07/11

Pubblicato da zdora su 17 luglio 2011

Diciamocelo: sono decisamente ridotta uno straccio. E si che mi sono messa a dieta, ho cercato di mantenere la calma, ho risolto un bel po’ di inghippi degli ultimi giorni senza dar segni di cedimento. Mi sono pure fatta fare la manicur e la pedicur senza batter ciglio (ovvero senza inveire contro nessuno per nervosismo). oggi ho persino gestito la situazione camere dei parenti dello zdoro giunti in anticipo di qualche decina di ora direttamente dalla Puglia con furore (alla frase telefonica “sono arrivati. Adesso. Adesso. potresti venire un attimo?” mi sono precipitata tipo tuffo nell’otel designato).
E dire che questa doveva essere la settimana “in cui una sposa deve pensare solo a rilassarsi”: mi mancava solo di trovare la cura per l’aidiesse, stipulare la pace nel mondo e sfamare tutti i paesi del terzo mondo e non mi sarebbe più mancato nulla da fare.le due settimane passate sono state, lavorativamente e psicologicamente, distruttive. Passare la mattina a girare come una trottola, il pomeriggio anche, la notte a impaginare, stampare, decidere, organizzare, scervellarsi mi ha un po’ provata. Ma mettiamoci anche la toccata e fuga a Ferrara di ieri mattina per andare a provare per l’ennesima volta il vestito e litigare perché lo so che queste stecche stanno bene al manichino, ma io NON sono un manichino (cazzo). Mettiamoci che oggi i vari sopralluoghi in villa e chiesa mi hanno lasciato non poche perplessità, prima tra tutte la corsia bianca che zdoru’ vuole mettere per dare luce al percorso fino all’altare (odio tende et tappeti, da sempre). E mettiamoci che lo zdoro mi ha lasciata li’ a sbrigare le cose mentre lui chissà dove se ne andava, mentre io alle sei e mezza di pomeriggio non avevo ancora delle calze decenti da mettere domani.
Pero’ questa serata e’ stata piacevole oltremodo: i miei cugini arrivati da lontano, tutti gli amici di famiglia venuti per un aperitivo che si e’ magicamente trasformato in cena all’aperto, proprio bello. Certo, mi spiace solo che lo zdoro se ne stia a cena coi suoi amici e parenti lontano da me, che dopo mezzanotte non lo posso più vedere se non sull’altare. A proposito: sono le undici e quaranta, fra una ventina di minuti lo chiamo per dirgli che la prossima volta che mi vedrà sarò agghindata come non mai. Comunque. Dicevo. La serata e’ stata piuttosto divertente, ma ora sono proprio in un’altra dimensione. La cosa che mi snerva e’ che a meta’ cena mi sono come spenta, ole’, finit la festa. Le energie sono sotto i tacchi. Il divertimento si ha ora, in quanto non ho per nulla voglia di addormentarmi così presto nonostante crolli dal sonno (se dormo ora, abituata a 5 ore per notte di sonno, mi sveglio nel cuore della notte: voglio vedermi domani a far le 4 di mattina in sto stato). La mamma vede che proprio non voglio dormire, e approfittiamo che il papa’ e’ giu’ a mettere a posto per stare un po’ sul letto a parlare. Fa un caldo bestia, ciononostante mi sorprende con questa nuova teoria che “se si abbassano le serrande l’aria passa più veloce e quindi rinfresca di più. Mah. Sono le undici e tre quarti, dai che fra poco telefono al mio amore, che sta la’ coi suoi.
Silenzio.
Una pianola suona degli accordi.
Mia madre ride e dice “dai, affacciati”.

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