Zdora

l’angolo del futile

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Archivio per Giugno 2008

quanto mi piacciono ste cavolate

Pubblicato da zdora su 26 Giugno 2008

zdora in ghingheri

zdoro in ghingheri

zdora rilassata

zdoro rilassato

Pubblicato su l'angolo del futile | 6 Commenti »

rabbrividescion (si scrive così, vero?)

Pubblicato da zdora su 25 Giugno 2008

da “ecchime i miei capelli parlano di me” ecco a voi qualcosa su cui riflettere

la cara giulia sta constatando che qualcosa non va: “lider? broncs? flesch?“, per poi, sdegnata, aggiungere un “Guarda non continuo a leggere oltre perche’ questo post e’ un insulto alla lingua inglese“. dà coraggio all’amica carlotta, che, presa la palla al balzo, inizia a sentenziare “concordo giulia: lider? broncs? flesch? e aggiungo: scaut, luc (forse era look???)…e ancora: beverli ils O_O che poi si scrive Kelly, non chelli, hai mai letto 1 trama? (…) basta nn riesco + ad andare avanti AAHAHHAHAA mi sa che eri troppo presa dai capelli per studiare!!!

beh…immagino che loro passino le giornate sui libri, per diventare così acute. ed ora avanti, miei prodi, sfogatevi.

Pubblicato su che robe | 7 Commenti »

scene da un matrimonio

Pubblicato da zdora su 23 Giugno 2008

la sposa sta per lanciare il buchè. tranne una ragazza (che ha già concordato col suo bello la data) pronta a spiccare il volo per accaparrarselo, il resto è deserto. gli ometti ci guardano in cagnesco. io mi nascondo un po’. la sposa lancia. il buchè le cade subito dietro. una della prima fila si avvicina guardinga, lo raccoglie e glielo ritorna. il tutto contornato da risatine di chi assisteva alla scena. beh, si rifà. ci avviciniamo un po’ tutte (io sempre a lato, che si sa che la sposa lancia dritto). parte un razzo dritto dritto che ci sorpassa tutte. cade 10 metri dietro di noi. silenzio imbarazzante. e via, torna a raccoglierlo e riconsegnarlo. la terza volta è andata meglio. lancio equilibrato, per fortuna che quella della prima fila si è protesa e ha preso al volo il buchè, forse per pietà.

Pubblicato su l'angolo estrogenico | 3 Commenti »

strani momenti – parte tri

Pubblicato da zdora su 19 Giugno 2008

“la goccia che ha fatto traboccare l’utero

il martedì è pressapoco lo stesso strazio di lunedì. l’irritazione sale a livelli stratosferici sempre per il past CdC che continua a ripetermi le stesse snervanti affermazioni del giorno prima. per fortuna che il tutto sarebbe finito quel pomeriggio. eh no! vi dico io, la via crucis è andata avanti imperterrita fino al mercoledì, giorno in cui, non pago della stanghez dell’inutile congresso, il caro capetto ha deciso di intraprendere una simpatica giornata di affiancamento. proprio quello che mi ci voleva. questo benedetto mercoledì, past-CdC decide di donarmi un mazzo di fastidio. iniziando dalla mattinata. andiamo in un ospedale nel quale, se ti considera un medico, vuol dire che fuori nevica. troviamo un giovine gastroenterologo che fa dei discorsi con parolone fatte per sviarci e farci sentire delle cacchette. alla fine di uno dei suoi deliri gli chiedo una precisazione su quello che ha detto lasciandogli intendere che i termini usati da lui li so bene, e alla fine della storia non ha concluso un bel niente. tanto sapevo che non lo avrei più rivisto. e non me ne poteva sbattere di meno del CdC che avevo accanto. il gastroenterologo de noartri ha un impegno. “potete passare tra un’oretta-due?” (per dirti che, imbecille? tanto dei nostri prodotti non te ne potrebbe fregare di meno). CdC mi chiede in che reparto mi interessa andare. “ovunque, basta che non ci chiudiamo in oncologia” (era solo sarcasmo, non avevamo prodotti per quel reparto) “perchè?“(beh, imbecille 2, intanto che ci andiamo a fare, in oncologia, che i nostri prodotti non c’entrano niente?) comunque passo oltre “già passare le mie giornate in ospedale è psicologicamente pesante, con l’oncologia mi dai il colpo di grazia“.il tutto dev’essergli arrivato come qualcosa del tipo “uh! ti prego, sono già stanca, portami in un reparto bello triste che ho bisogno di un po’ di disperazione per la mia dose quotidiana di incubi“, perchè mi ha portata dritta dritta in radioterapia, e lì abbiamo aspettato che passasse un medico disponibile per 2 ORE. ora, dopo anni di crisi d’ansia e ipocondria acuta, potete capire in che stato mi trovassi dopo quelle terribile 2 ore. stavo male per quelle persone, in continuazione, ed era come se qualcuno mi stesse pugnalando ogni volta che vedevo la gente andarsene piangendo da qualche ambulatorio. ci sono persone che riescono a separare il lavoro dalla loro vita, persone che si riescono a distaccare. ecco, io purtroppo non sono una di loro. beh, dicevamo.  io coi lacrimoni e CdC che mi illustrava quanto potessimo sfruttare la radioterapia anche negli altri ospedali. non ne sono certa ma anche si, ci godeva. tutto ad un tratto considero il fatto che non abbia le palle di licenziarmi e che quindi cerchi di esaurirmi apposta, dopotutto le mie vendite sono basse eccetera eccetera. torniamo dallo pseudo gastroenterologo che ci accoglie con un sorrisone nel suo studio (era pure vanesio: aveva tutte le sue foto-di lui e basta-appese alle pareti), presentandoci un tipo che poi si è scoperto essere uno che fa opuscoli per le case farmaceutiche e che era lì apposta per convincerci ad intraprendere un lavoro. simpatico quadretto nello studio: il tipo che comincia a tirare una pezza infinita a CdC, CdC tutto rattrappito sulla sua sedia che cerca di fargli capire che no, lui non ha intenzione e io che rido dentro come una pazza. vedere il venditore che diventa preda di un altro venditore più insistente di lui mi dava una giuoia indescrivibile. ed ho capito. avrei lasciato il lavoro. potevo farlo subito, lasciando CdC come un allocco in sto bugigattolo insieme al tipo. purtroppo non ho trovato il coraggio. ma sarebbe stato bello, si. andiamo in centro a bologna per un appuntamento, e lì un altro segno: CdC scruta OGNI portone in cerca di targhe di studi medici da poter parassitare, ripetendomi “devi fare anche te così” (già mi avete dato un elenco medici scarno e scaduto da mò, che ho dovuto rinnovare dalla a alla zeta, ho dovuto cercarmi le informazioni su internet ed ora pure i portoni? ma.sei.fuori?). ochei, siamo alla frutta. devo solo trovare il momento giusto. dopo l’appuntamento io son già felice felice perchè nella mia testa ho già finito co sto lavoro di merda. prendiamo l’autobus, arriviamo in macchina, ci sediamo pronti ad un altro appuntamento un po’ fuori centro. “sai che c’è?” “dimmi” “c’è che non andiamo dalla dottoressa. dobbiamo parlare” “de che?” “basta. basta. non ce la faccio più. io co sto lavoro ho chiuso.” “ma…ma…andavi così bene” (ripeto: ma.sei.fuooori?!?!) “ma se te non fai altro che ripetermi che la sara fa il triplo di me e non faccio abbastanza?” “mah, la sara è partita con una cosa già avviata, tu sei partita da zero” “beh, mi hai fatto capire che non andavo abbastanza bene” “noooo, non hai capito” (eh, si, proprio). intanto che quest’allegra conversazione andava avanti, io andavo verso casa. “ma che fai, dove stiamo andando?” “ti sto riportando all’otel” “ah, ma allora dalla pediatra non c’andiamo proprio…?” noto una smorfia di disperazione, dato che perdere un appuntamento, per lui, è come togliergli un rene senza anestesia. “no“. e il mio piedino destro preme l’acceleratore.

e nella mia mente l’ultima scena di labirint, con sara che dice a devid baui “tu non hai nessun potere su di me”, e lui fa “nooooo!!!!” e tutto si sgretola.

Pubblicato su pausa riflessione | 3 Commenti »

no. non ci sto.

Pubblicato da zdora su 18 Giugno 2008

spulciando qua e là apprendo che il mio adorato matteo viviani è stato condannato. va beh, è palese come sia dalla sua parte in ogni caso qualunque cosa lui faccia, soprattutto dopo il nostro illuminante incontro tempo fa. ma il fatto che lui e il regista delle iene siano stati condannati a più di 5 mesi (mi sa che hanno pagato) per un servizio di pubblica utilità è bestiale. hanno fatto solo bene a prendere i campioni da analizzare senza dire niente a nessuno, così almeno sappiamo di cosa si fa certa gente prima di importanti decisioni riguardanti il nostro paese. hai voglia te a far eseguire il test volontariamente in un giorno già deciso. che pensano, che siamo scemi? è utopico, lo so, ma certe volte sarebbe meglio eliminare certi elementi dalla nostra politica piuttosto che andare ad incolpare un competente (e soprattutto affascinante) giornalista che sarebbe solo da premiare per il coraggio e la serietà. ecco, l’ho detto. povero tesoro.

Pubblicato su matteo viviani fo-eva, piccola fans | 5 Commenti »

raffreddada

Pubblicato da zdora su 18 Giugno 2008

lo zdodo eda balaticcio. io ho fatto l’idfedbierida. lui oda sta guadeddo, io c’ho la tesda cobe ud pallodcido.

Pubblicato su io io io | 3 Commenti »

strani momenti-parte ciù

Pubblicato da zdora su 12 Giugno 2008

pressione e blog-polletti

come giornata, il lunedì si prospettava piuttosto pesantino. congresso in mega hotel che si affacciava sulla laguna (ecco: ve lo dico subito: a mestre c’è dell’acqua. ne sono rimasta scioccata) fin dalla mattina. un’organizzazione da denuncia: in un salone tutti gli informatori, poi a 50 metri il salone del congresso e, dalla parte opposta a noi, la sala colazione-pranzo-spuntino. naturale che io in una giornata abbia parlato si e no con 10 medici (credo avessero sbagliato direzione). ed una moglie. si, una moglie di professorone tutta agghindata che prendeva opuscoli e campioncini a più non posso, dicendo che la mandava il marito. ora, mio caro bel professorone: sei messo male se mandi tua moglie ad aggiornarsi sui nuovi prodotti. e comunque era una persona in più con cui scambiare du parole. il mio past-CdC era sempre sempre al telefono, e quando non lo era pregavo che gli squillasse, dato che mi rivolgeva la parola solo per guardare insieme i miei dati. cioè quanto vendevo, quanti medici vedevo al giorno, quante scatolette in più o in meno di ogni prodotto avevano ordinato le farmacie quel mese eccetera eccetera. solo che: io ero felicissima del mio fatturato, e la prima cosa che mi dice è che vendo ancora poco. ho aumentato di due medici al giorno la media mensile e a lui risulta che è diminuita. c’è qualcosa che non va. inizio a stufarmi. così, per sicurezza, abbozzo un “nel calcolare la media mensile avete considerato i giorni in cui eravamo tutti all’altro congresso, e i giorni in cui ero a casa?” “hm…vediamo…ecco: no. non li hanno tolti” “ma scusa, vuoi dire che quando io stavo a casa con l’influenza o altro e ti chiamavo per dirtelo tu non hai mai avvisato l’ufficio?!?!” “hm. no. ma non ti avevo detto di chiamare pure loro?” “no. tu mi avevi detto che bastava chiamare te. e così ho fatto“. e così PUF! la media dei medici è lievitata a dovere. io ero una pentola a pressione. per fortuna che la serata si sarebbe sviluppata in modo ben più piacevole. ovvero: blog-incontro e polletti. in questi casi c’è sempre un po’ di paura da parte mia, perchè penso all’imbarazzo che si può creare se non si ha niente da dire, se non ci si piace a pelle. poi, con due loschi figuri del genere, sai te. fanno gli attentati ai gatti e devo stare tranquilla? alla fine però il maritozzo non può venire, quindi l’incontro sarà a due. preoccupescion? chissà perchè no. non so come succeda, ma sono estremamente tranquilla. e faccio bene. polletti strepitosi, patate e salsina da guduria pura, e tante tante chiacchere. in realtà penso di essere stata un tantino loquace. fino a quando ho bevuto quel maledetto limoncello che mi ha stesa. non riuscivo a parlare, credevo me lo avessero corretto con, che so, cocaina o qualche altra di quelle droghe lì. allucinante. che vergogna. ho dovuto bere una bottiglietta d’acqua in un sorso per diluire il tutto, se no non mi alzavo mica eh, no no. però ero tanto felice. mi ha fatto piacere scoprire che non mi sono sbagliata, che alla fine le persone speciali le riesci a riconoscere anche solo da un blog, e quella sensazione di conoscerle da sempre rimane anche dopo averle viste (e questo Vale anche per l’incontro successivo, ma questa è la parte 4). ma non finisce qua la serata, eh no. io devo attraversare tre vie di mestre per arrivare all’albergo. risultato, ovvissimo: ci metto quei 40 minuti abbondanti. arrivo fino a mira, riprendo la tangenziale, torno indietro, rientro nel centro, seguo un po’ di indicazioni, mi ritrovo a mira. lacrimuccia. vado verso la stazione ma non so perchè nelle vicinanze della stazione non ci sono più indicazioni ,mi riperdo e arrivo a…boh, chi lo sa dov’ero. poi alla fine non so come ma ce l’ho fatta. ripeto: non.so.come.

un ringraziamento particolare allo zdoro e al maritozzo, che grazie alle loro telefonate durante la serata ci hanno fatte sentire più sicure (“no, zdoro, non mi hanno rapita, sono qua e mangio” “no, maritozzo, tutto a posto, non sono in pericolo“)

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buondì

Pubblicato da zdora su 11 Giugno 2008

il modem della tre è in biutifarm. probabilmente i 10 giorni lavorativi per riaverlo aggiustato erano solo indicativi, dato che di giorni ne sono passati più di 20. il fatto è che ora mi devo collegare ad internet pagando per quanto tempo ci sto, e col filo del telefono. cioè. proprio la connessione lenta, eh. quindi capirete se in questi giorni non posso dedicare un’ora intera ad aspettare che ste pagine pesantissimissime si carichino. in ogni caso, per essere sbrigativa, no, non era giggi, e si, era proprio vasco.

Pubblicato su Senza Categoria | 2 Commenti »

venerdì sera (di anser of de quizzon)

Pubblicato da zdora su 6 Giugno 2008

ecco. ora sono rovinata.

didascalia: da sinistra lo zdoro, la…hem…zdora (travestita da miss pigghi, che non potevo mettere la mia faccia, neanche quella da zdora, no) e la zdoroella (sorella dello zdoro)

Pubblicato su Zdoro l'amore mio, quizzoni musicali, si, lo ammetto | 10 Commenti »

strani momenti-parte 1

Pubblicato da zdora su 5 Giugno 2008

la settimana dall’11 al 18 maggio è stata per me a dir poco surreale. credo che ve la racconterò, giusto per rendere più chiaro il repentino cambiamento da informatrice de noartri a veterinaria (sempre de noartri). cominciando da una gitarella a venezia. ma perchè vi narro tutto ciò? per farvi comprendere quanto gli zdori siano scemi. dicevamo: hem hem.

parte 1- “parcheggio boatto

dato che la zdora doveva fare l’informatriciue-ostes ad un congresso di proctologia (ALLEGRIAAAA) a mestre, decide col suo bello di andare a fare un saltino nella capitale dell’ammore, cogliendo inoltre l’occasione di andare a trovare la super cugina. la domenica mattina si parte sul presto (ore dieci, e dico DI E CI), ma non c’è preoccupazione, vuoi che sulla strada non ci siano indicazioni per arrivare a venezia centro (vabè, piazzale roma, per intenderci)? heeeee. ore a girare per rotonde al telefono con cugina e consorte. all’affermazione “prendi che uscita vuoi, tutte le strade portano a venezia”, il sospetto che lo pseudocognato non avesse idea di dove ci trovassimo e che strada dovessimo prendere era palese. decidiamo di seguire l’indicazione più chiara, ovvero venezia con il disegnetto del bersaglio. insieme, c’era l’indicazione di un certo paese chiamato fusina e di un parcheggio chiamato boatto. risultato: siamo arrivati in questa località amena che sfociava nella laguna. lì si doveva parcheggiare e si doveva prendere il traghetto per il centro. e si, probabimente voi siete più intelligenti e ci siete arrivati prima, ma noi no. cacchio, se ci avessero messo almeno uno spazietto, tra BOAT e TO, sarebbe stato tutto più chiaro anche a noi. ma tant’è. mentre stiamo decidendo che no, non tutte le strade portano a venezia, ci chiama lo pseudocognato per avvisarci che c’è una famosa gara di rematori ed è tutto un casino per i parcheggi. ecco, lì ci stavamo un attimino innervosendo. decidiamo di proseguire imperterriti, tanto il danno ormai era fatto. parcheggiamo al tronchetto e ci appropinquiamo a prendere sto cacchio di traghetto (fa anche rimetto) dotati di borse varie con regali e un’ingombrante lavagnatta dell’ichea per il nanerottolo della cugina. arrivati in sto benedetto centro la giornata ha preso una gran svolta, è arrivato lo pseudocognato e ci ha portati tutti in barca, verso un’isoletta di quelle lì. relacs a pieno. e finalmente, senza de nanerottolin potevo parlare con mia cugina con udite udite frasi sensate che durassero più di 3-4 secondi.

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